Sardegna e Germania, un asse che cresce: dalla nautica all’Einstein Telescope, il Nord dell’Isola punta sui mercati internazionali
Quando un territorio porta il proprio nome in uno dei saloni nautici più importanti del mondo, accanto ai grandi marchi del Made in Italy, il gesto ha un peso che va oltre la presenza fisica a una fiera. Al Boot di Düsseldorf, uno degli appuntamenti di riferimento globale per la nautica da diporto e il segmento superyacht, la Sardegna ha occupato uno spazio istituzionale nel padiglione dedicato alle imbarcazioni di lusso. A rappresentarla, il Cipnes Gallura — Consorzio industriale del Nord Sardegna — per conto della Regione e con il sostegno degli assessorati alla Programmazione e all’Industria. Un posizionamento che non è casuale, e che trova riscontro nei numeri.
Le esportazioni sarde verso la Germania hanno raggiunto 118,6 milioni di euro nel 2024, quasi il doppio dei 60,5 milioni registrati l’anno precedente: una crescita del 96% in dodici mesi. Il dato non si ferma qui. Nei primi nove mesi del 2025, le esportazioni hanno già raggiunto 128 milioni di euro, con un incremento del 38% rispetto agli stessi mesi del 2024. Sono cifre elaborate dal Cipnes Gallura su fonti Ice e Istat, e descrivono una traiettoria che difficilmente può essere attribuita a fattori congiunturali: la domanda tedesca di prodotti e servizi sardi si sta strutturando, e il sistema produttivo dell’isola sta dimostrando di avere la capacità di risponderle.
La Germania occupa già un posto di rilievo nell’economia sarda, indipendentemente dai flussi di export. È il secondo paese per fatturato tra le imprese straniere presenti nell’isola, con oltre 600 milioni di euro e circa 1.800 addetti, preceduta soltanto dalla Francia — che conta 996 milioni di euro e 3.000 addetti. Gli Stati Uniti si collocano al terzo posto, con 378 milioni di euro e 3.700 addetti. Un quadro che mostra come la Sardegna sia già inserita in un sistema di relazioni economiche internazionali più articolato di quanto la narrazione prevalente — spesso centrata sulle difficoltà infrastrutturali e sulla perifericità geografica — tenda a riconoscere.
La scelta di presidiare il Boot di Düsseldorf con uno stand nell’area superyacht risponde a una logica precisa. La nautica da diporto di alta gamma è uno dei settori in cui il sistema produttivo del Nord Sardegna ha sviluppato competenze riconoscibili: cantieri, subfornitori, servizi a terra, professionalità tecniche formate nel tempo. Posizionarsi accanto ai principali produttori italiani del settore significa rivendicare un’appartenenza alla filiera del Made in Italy nautico, con tutto ciò che questo implica in termini di reputazione, accesso a reti distributive e capacità di attrarre commesse internazionali. Il mercato tedesco, tradizionalmente tra i più rilevanti per la domanda di superyacht e imbarcazioni di lusso, è interlocutore naturale per questo tipo di offerta.
Livio Fideli, presidente del Cipnes Gallura, e Aldo Carta, presidente di UniOlbia e direttore generale del Cipnes, hanno però portato a Düsseldorf anche un messaggio che supera il perimetro della nautica. Il rafforzamento del legame con la Germania passa anche attraverso la candidatura congiunta tra Regione Sardegna e Sassonia per ospitare l’Einstein Telescope, il rilevatore di onde gravitazionali di nuova generazione che rappresenta uno dei progetti scientifici più ambiziosi d’Europa nei prossimi decenni. L’accordo tra le due regioni per sostenere insieme questa candidatura aggiunge una dimensione inedita al rapporto bilaterale: quella della cooperazione scientifica e tecnologica ad alto livello.
L’Einstein Telescope è un progetto che richiede condizioni geologiche molto specifiche — stabilità del sottosuolo, bassa sismicità, isolamento dalle interferenze antropiche — e la Sardegna, con la miniera di Sos Enattos nel Nuorese, è considerata uno dei siti più adatti al mondo per ospitarlo. La candidatura è sostenuta dal governo italiano e da un consorzio di istituzioni scientifiche di rilievo europeo. Il fatto che la Sassonia abbia scelto di affiancare la Sardegna in questa partita — costruendo un asse tra due regioni geograficamente distanti ma accomunate da un interesse strategico nella ricerca fondamentale — dice qualcosa sulla credibilità che il progetto sardo ha acquisito a livello internazionale.
La presenza a Düsseldorf ha quindi assunto, nella sostanza, una duplice valenza. Sul piano commerciale, ha consolidato la visibilità della Sardegna in un mercato in forte espansione per i prodotti dell’isola, in un settore — la nautica di lusso — dove il made in Italy è un valore aggiunto riconosciuto e richiesto. Sul piano delle relazioni istituzionali, ha offerto l’occasione per rafforzare un asse con la Germania che si sta costruendo su più livelli: investimenti diretti, flussi di esportazione, accordi scientifici, candidature congiunte a progetti europei di grande scala.
Ciò che emerge da questa sequenza di dati e di scelte strategiche è l’immagine di un territorio che sta lavorando per inserirsi in modo strutturale nelle reti economiche e scientifiche europee, superando la logica della partecipazione occasionale alle opportunità internazionali. La crescita del 96% nelle esportazioni verso la Germania in un solo anno è un dato che non si produce per caso: richiede imprese capaci di rispondere alla domanda estera, istituzioni in grado di facilitare le relazioni, una reputazione costruita nel tempo sulla qualità di ciò che si produce.
Il percorso è ancora in costruzione, e le sfide strutturali che la Sardegna porta con sé — dalla continuità territoriale alla carenza di manodopera qualificata in alcuni settori, dalla dipendenza energetica alle difficoltà logistiche — non si risolvono con una presenza fieristica. Ma ogni relazione economica rilevante comincia con un incontro, e ogni candidatura scientifica credibile parte da una reputazione guadagnata sul campo. Düsseldorf, in questo senso, è stata entrambe le cose insieme.
