Artigianato sardo, 33.716 imprese e seconda regione italiana per crescita: Nuoro è la provincia più artigiana d’Italia
Nel secondo trimestre del 2026, l’artigianato sardo conta 33.716 imprese attive. Rappresentano più del 20% di tutte le aziende dell’isola, con oltre 80.000 addetti. La Sardegna si posiziona al secondo posto in Italia per crescita del comparto, con un saldo attivo di 230 imprese e un incremento dello 0,68%. Sono i dati dell’ufficio studi di Confartigianato Sardegna, che fotografano un settore che continua a reggere in un contesto nazionale dove la tendenza degli ultimi dieci anni è stata invece di contrazione.
Il dato più significativo, però, riguarda la provincia di Nuoro. Con il 31,7% di imprese artigiane sul totale delle attività imprenditoriali attive, è la provincia con la più alta incidenza a livello nazionale, con un vantaggio di dieci punti sulla media italiana. Lo certifica il Centro studi di CNA, che la definisce “la più artigiana d’Italia”. Con 6.810 imprese registrate e un saldo attivo positivo, Nuoro rappresenta qualcosa di strutturalmente diverso rispetto alla media: un territorio in cui la piccola impresa artigiana è l’ossatura del sistema economico, la forma prevalente di organizzazione produttiva.
Il quadro si complica quando si guarda al peso degli addetti: in questa classifica Nuoro scende al terzo posto, superata da Prato e Fermo. La lettura incrociata dei due dati dice qualcosa di preciso sul modello produttivo del territorio. L’alta incidenza di imprese a fronte di un numero di addetti relativamente contenuto indica la prevalenza di micro e piccole realtà, spesso a conduzione familiare, più che di aziende di dimensioni significative. È un modello che genera capillarità, radicamento territoriale e occupazione distribuita, ma che pone anche interrogativi sulla capacità di trasmettersi nel tempo e di attrarre le generazioni successive.
A livello provinciale, Cagliari guida per numero assoluto di imprese artigiane con 12.415 unità registrate e una crescita dello 0,73%. Sassari-Gallura segue con 12.367 imprese e il tasso di crescita più alto tra le province, allo 0,99%. Nuoro è terza con 6.810 imprese, Oristano chiude con 2.343 imprese e una crescita più contenuta, pari allo 0,04%.
Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna, ha inquadrato il risultato in un percorso di lavoro concreto: «La crescita registrata delle imprese artigiane sarde rappresenta la conferma del lavoro svolto dagli imprenditori insieme alla Regione per la valorizzazione del comparto, risultato di un confronto costante, spesso complesso ma sempre costruttivo, con i vari Assessorati. Questo ha consentito di rifinanziare negli anni la Legge Artigiana 949, che ha così potuto disporre di 120 milioni di euro distribuiti al comparto con formule snelle ed efficaci». La Legge 949 è lo strumento che ha permesso di sostenere il settore con risorse concrete, e il fatto che sia stata rifinanziata nel tempo è un indicatore della capacità del comparto di mantenere interlocuzione con le istituzioni regionali.
Luigi Tomasi e Francesco Porcu, presidente e segretario di CNA Sardegna, hanno scelto di accompagnare il dato positivo con una lettura più complessa: «Il primato di Nuoro non è un dato isolato. È la fotografia del ruolo che l’artigianato continua ad avere nell’economia e nell’identità dei territori sardi, dove piccole imprese e botteghe rappresentano ancora oggi l’ossatura del tessuto produttivo. È un patrimonio che va difeso, perché dove l’artigianato è più forte sostiene occupazione, comunità e qualità del lavoro». La difesa del primato, però, non è scontata: «Il dato che emerge va oltre l’orgoglio del primato: Nuoro e le altre province sarde a forte vocazione artigiana dimostrano che il modello della piccola impresa diffusa regge ancora, ma non possiamo darlo per scontato». Il calo nazionale dell’ultimo decennio riguarda anche la Sardegna. Servono strumenti concreti nella formazione, nel credito e nella trasmissione d’impresa per evitare che le eccellenze artigiane si assottiglino nel tempo.
Il tema del ricambio generazionale è quello su cui convergono le preoccupazioni dei due organismi. Il modello della piccola impresa familiare ha nella continuità generazionale il suo punto più vulnerabile. Quando il titolare non ha eredi disponibili o interessati a proseguire l’attività, l’impresa chiude. Le competenze accumulate nel tempo, spesso trasmesse in modo informale e difficilmente codificabili, si perdono con essa. In un settore dove il valore del prodotto dipende in larga misura dall’esperienza e dalla cura di chi lo realizza, questa perdita ha un costo che va oltre il semplice dato economico.
I numeri del secondo trimestre 2026 confermano che il comparto artigiano sardo tiene, e in alcuni casi cresce. Trentaquattromila imprese, ottantamila addetti, una posizione di rilievo nel confronto nazionale: sono elementi che fotografano una realtà produttiva ancora viva. Mantenerla tale richiede che le condizioni di accesso al credito, alla formazione professionale e alla successione d’impresa diventino oggetto di politiche strutturali, e che il primato di Nuoro venga letto come punto di partenza per un lavoro di lungo periodo.
