Enzo Barbaro, AD della Lega Pallavolo Femminile Serie A, a Management Tips: dal settore giovanile di Treviso alla rivoluzione dei diritti media
Aveva dieci anni, forse undici. Sua mamma lo aveva iscritto a un camp estivo di pallavolo a Rimini, convinta che il calcio non fosse la sua strada. Lui non voleva andarci. Enzo Barbaro ha raccontato tutto questo durante la sua ospitata al podcast Management Tips di Andrea Podda e Giada Melis: la pallonata in pancia al primo giorno di calcio, il camp che non voleva frequentare, la chiamata a settembre dalla Mediolan Gonzaga per un provino che quasi aveva rifiutato. «È stata la pallavolo che ha scelto me», ha detto. Trent’anni dopo, è l’Amministratore Delegato della Lega Pallavolo Serie A Femminile.
Il percorso tra quei due punti è costruito su tappe precise. Da giocatore, Barbaro arriva alla Serie A, con l’esperienza più significativa alla Sisley di Treviso, dove trascorre due anni vincendo praticamente tutto, facendo il secondo di uno dei palleggiatori più forti al mondo, Valerio Vermiglio. È lì che capisce qualcosa che porterà con sé per tutta la carriera successiva: stare bene in un gruppo è tanto importante quanto le capacità tecniche. Da capitano in Serie B e A2, era quello che sapeva parlare con tutti, ristemperare gli attriti, tenere insieme le persone. «Forse ero più forte come persona che come giocatore», ha ammesso durante il podcast, con una chiarezza disarmante.
La carriera da dirigente nasce quasi per caso, come spesso accade. Sedici anni al club di Busto Arsizio, dove arriva senza sapere quasi nulla di pallavolo femminile né di management. È lì che incontra Massimo Aldera, allora direttore generale, che crede in lui quando ancora non c’era molto su cui scommettere, lo accompagna nel processo di crescita e poi fa un passo indietro per lasciare spazio a chi aveva formato. «Gli devo tantissimo del mio percorso manageriale, ma anche umano», ha detto Barbaro a Management Tips.
In quegli anni a Busto, il principio che guida la gestione sportiva di Barbaro è semplice da enunciare e difficile da applicare: mettere tutti nelle migliori condizioni per performare. Creare un ambiente in cui tutto funziona per il meglio, eliminare dal tavolo le lamentele, i dubbi, gli ostacoli evitabili. «Le nostre squadre non erano quelle che sulla carta partivano da favorite. Non siamo mai stati il club che spendeva di più, però abbiamo sempre performato molto bene», ha spiegato. Scudetto e diverse coppe come risultato di un metodo, non di un budget superiore.
La metafora che Barbaro usa per descrivere il proprio stile di management è quella del palleggiatore, il ruolo che ha ricoperto da giocatore. Il palleggiatore è il regista del campo: riceve tutti i palloni, deve migliorarli e renderli attaccabili, ma soprattutto deve scegliere a chi darli e in che momento. «Se nel momento decisivo sbagli scelta, l’attaccante può essere straordinariamente bravo, ma se lo metti contro il muro più alto non lo metti nelle condizioni migliori per fare punto». In azienda è la stessa cosa: delegare i compiti giusti alle persone giuste nel momento giusto, tenendo conto di chi risponde meglio sotto pressione e chi rende meglio in tranquillità.
Il concetto di Velasco sugli alibi, citato durante il podcast, si intreccia con questa visione. I tre tocchi del volley dove ognuno dà la colpa al precedente sono la metafora perfetta di ciò che non deve succedere in un’organizzazione. Il secondo tocco deve essere migliorativo, qualunque sia la qualità del primo. Sommare errore ad errore è l’unica cosa peggiore del singolo errore.
Arrivato alla Lega Pallavolo Femminile dopo sedici anni nel club, Barbaro porta in sala una prospettiva triplice: sa cosa prova l’atleta in campo, sa cosa serve a un club per funzionare, e ora gestisce la prospettiva della lega. Ogni passaggio gli ha dato credibilità nel successivo. Parlare con le giocatrici usando il loro stesso linguaggio tecnico ha tolto la distanza tra dirigente e atleta. Sapere cosa succede dentro un club gli permette oggi di ascoltare i presidenti sapendo cosa c’è dietro ogni richiesta.
L’iniziativa più ambiziosa che sta portando avanti riguarda i diritti media e marketing. Quasi tutte le leghe vendono questi diritti a soggetti terzi che li commercializzano a proprio piacimento. La Lega Pallavolo Femminile ha scelto di tenerli, inserirli in una nuova società commerciale costituita con un fondo estero specializzato nel mondo dello sport e nei processi digitali, e commercializzarli direttamente. La logica è quella di massimizzare la visibilità del campionato, concedendo a chiunque la possibilità di trasmettere le partite gratuitamente, per far crescere i numeri complessivi e vendere meglio i diritti marketing. «La tecnologia ci insegna che quello che va bene oggi non è detto che fra due o tre anni sia ancora attuale», ha spiegato Barbaro a Management Tips. Il modello tradizionale di sedersi dietro una scrivania ad aspettare i soldi del diritto non regge più.
La tip che Barbaro ha portato al podcast chiude il cerchio su tutto il percorso raccontato: «Si può avere una leadership efficace senza perdere gentilezza ed empatia». Lo ha sentito dire che era troppo buono, che il suo modo di essere lo avrebbe penalizzato. Ha risposto con i fatti. Il sorriso che lo contraddistingue nelle relazioni, chiarisce lui stesso, non è un gesto formale ma una predisposizione reale al dialogo, un modo di mettere le persone nelle condizioni di aprirsi. Restare lucido nei momenti di tensione, aspettare che la persona si sfoghi prima di parlare, tornare il giorno dopo con la testa fredda: sono strumenti che funzionano meglio di qualsiasi sbattere di pugni sul tavolo.
