Banco di Sardegna, primo semestre 2026: utile netto a 94,9 milioni e raccolta complessiva a 23 miliardi, con qualità del credito tra le migliori d’Italia
Un CET1 ratio al 36%. È il numero che più di ogni altro racconta la solidità patrimoniale del Banco di Sardegna al termine del primo semestre 2026: un indicatore di capitalizzazione che si colloca ampiamente al di sopra dei requisiti regolamentari e significativamente oltre la media del sistema bancario italiano. Non è un dato isolato. Si inserisce in un quadro semestrale che mostra un istituto in crescita su tutti i fronti principali.
L’utile lordo del primo semestre 2026 si è attestato a 146,9 milioni di euro, in aumento del 9,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Dopo il pagamento di 51,9 milioni di imposte, l’utile netto ha raggiunto i 94,9 milioni di euro, con un incremento del 5,4%. Sono risultati che fotografano un percorso di crescita costante, costruito su una base patrimoniale solida e su una gestione del rischio che il mercato continua a premiare con la fiducia dei depositanti.
La raccolta complessiva è il dato che più colpisce per la sua ampiezza. Il Banco di Sardegna ha raggiunto i 23 miliardi di euro, con una crescita del 4,3% rispetto a dicembre 2025. Tutte le componenti hanno contribuito positivamente. La raccolta diretta ha raggiunto i 13,2 miliardi di euro, con una crescita del 2,6%. La raccolta gestita si è attestata a 4,1 miliardi, in aumento del 4,6%. I titoli in custodia hanno segnato la crescita più marcata, con un incremento del 9% che porta il totale a 4,4 miliardi. Il risparmio assicurativo ha raggiunto 1,2 miliardi, con un +5,8%. È la dimostrazione di come la fiducia dei clienti si stia esprimendo su più canali contemporaneamente, con una progressiva diversificazione verso strumenti di risparmio più sofisticati rispetto ai soli depositi.
Sul fronte degli impieghi, i finanziamenti netti alla clientela si attestano a 7,2 miliardi di euro, in crescita del 2,4% rispetto a dicembre 2025. Nel semestre le nuove erogazioni a favore di famiglie e imprese hanno superato i 500 milioni di euro. Un dato all’interno di questo aggregato merita un’attenzione specifica: i nuovi mutui erogati per l’acquisto della prima casa hanno superato i 256 milioni di euro. Per un istituto radicato in un territorio come la Sardegna, dove l’accesso alla proprietà abitativa è un tema strutturalmente rilevante, sostenere le famiglie in questo percorso ha un significato che va oltre il semplice volume di credito erogato. Significa essere presenti in una delle decisioni finanziarie più importanti nella vita di una persona.
La qualità del credito è l’altra variabile su cui il Banco di Sardegna mostra risultati particolarmente positivi nel confronto con il sistema bancario nazionale. I crediti netti in bonis salgono a 7,2 miliardi, con un incremento di 174,4 milioni rispetto a dicembre 2025. I crediti deteriorati netti si riducono a 60,5 milioni, in calo di 3,3 milioni. L’NPE ratio lordo si attesta al 2%, quello netto allo 0,8%: entrambi i valori sono significativamente inferiori alla media del sistema bancario italiano. Le sofferenze nette, prossime all’azzeramento, ammontano a 11,5 milioni di euro.
Questi numeri raccontano la storia di un portafoglio creditizio costruito con disciplina nel tempo. Il livello di copertura del rischio è al 59,2%, il costo del rischio è di soli tre punti base, il default ratio annualizzato si è ulteriormente ridotto allo 0,5%. Sono indicatori che le banche italiane difficilmente raggiungono su scala e che segnalano una capacità di selezione del credito e di gestione delle posizioni problematiche costruita nel corso di anni di lavoro.
Il CET1 ratio al 36% è il sigillo che chiude questo quadro. L’indice Common Equity Tier 1 misura la solidità patrimoniale di una banca in rapporto alle sue attività ponderate per il rischio: più alto è il valore, maggiore è la capacità dell’istituto di assorbire perdite potenziali senza mettere a rischio la propria continuità operativa. Un valore al 36% non è solo ampiamente superiore ai requisiti regolamentari: è uno dei livelli più elevati dell’intero sistema bancario italiano, e conferisce al Banco di Sardegna una posizione di forza che si traduce in capacità di credito e in stabilità percepita dai clienti.
Per un istituto che opera su un territorio specifico come la Sardegna, con tutte le caratteristiche economiche e demografiche che questo comporta, mantenere questi standard di solidità patrimoniale e qualità del credito mentre si cresce nella raccolta e negli impieghi richiede un equilibrio preciso tra crescita commerciale e disciplina gestionale. I risultati del primo semestre 2026 mostrano che quell’equilibrio è stato mantenuto, su tutti i fronti misurabili.
La stagione estiva porta in Sardegna un volume di liquidità aggiuntiva legato al turismo, che si riflette tradizionalmente sui dati della raccolta bancaria nei mesi centrali dell’anno. Il fatto che la crescita registrata sia distribuita su tutte le componenti, incluse quelle legate al risparmio gestito e assicurativo che dipendono da scelte di investimento di più lungo periodo, suggerisce che i risultati non siano riconducibili esclusivamente a fattori stagionali, ma riflettano una relazione più strutturata tra l’istituto e la propria base clienti.
Il secondo semestre dirà se il ritmo di crescita sarà confermato. I dati del primo semestre 2026, tuttavia, posizionano il Banco di Sardegna in una condizione operativa e patrimoniale che pochi istituti di dimensioni comparabili possono vantare nel panorama bancario italiano.
