Il primo treno a idrogeno per ferrovie a scartamento ridotto del mondo viaggerà in Sardegna: dieci convogli e oltre 2.100 tonnellate di CO2 risparmiate all’anno
Nel centro di collaudo Stadler di Erlen, in Svizzera, il 19 giugno 2026 è stato presentato un treno che non ha precedenti al mondo. È il primo convoglio a idrogeno progettato specificamente per linee ferroviarie a scartamento ridotto, e il suo futuro non è in Svizzera, ma in Sardegna. Le tratte gestite da ARST – Alghero-Aeroporto, Cagliari-Mandas e Nuoro-Macomer – sono destinate a diventare il primo contesto al mondo in cui questa tecnologia entra in servizio commerciale su rete a scartamento ridotto.
A rappresentare la Regione Sardegna alla presentazione è stata l’assessora ai Trasporti Barbara Manca, in un appuntamento che ha una rilevanza internazionale precisa. Lo scartamento ridotto è una caratteristica infrastrutturale comune a molte ferrovie regionali e locali in tutto il mondo, spesso percepita come un vincolo allo sviluppo tecnologico, perché limita la compatibilità con soluzioni progettate per le reti standard. Il treno presentato a Erlen ribalta questa logica: è stato concepito appositamente per territori con queste caratteristiche infrastrutturali, portando un’innovazione che fino a oggi era stata sviluppata solo per ferrovie a scartamento ordinario.
La fornitura rientra nell’accordo quadro sottoscritto tra ARST e Stadler, che prevede complessivamente dieci convogli a idrogeno. Una volta completate tutte le autorizzazioni necessarie, i nuovi treni entreranno in servizio sulle linee sarde, sostituendo progressivamente la trazione diesel su tratte non elettrificate. È un cambiamento che riguarda il cuore stesso del trasporto ferroviario regionale: molte linee sarde, per ragioni storiche e infrastrutturali, non sono mai state elettrificate, e l’idrogeno offre una via per decarbonizzarle senza dover affrontare i costi e i tempi di un’elettrificazione completa.
L’impatto ambientale stimato è misurabile con precisione. Rispetto ai tradizionali treni diesel, i dieci convogli ordinati permetteranno un risparmio di oltre 2.100 tonnellate di CO2 all’anno. È un dato che traduce in termini concreti il significato della transizione: non si tratta di un annuncio simbolico, ma di una riduzione misurabile delle emissioni su tratte che oggi vengono percorse con motori a combustione.
«Con la presentazione del primo treno a idrogeno dedicato alle ferrovie a scartamento ridotto, la Sardegna si conferma pioniera dell’innovazione tecnologica applicata ai trasporti», ha dichiarato l’assessora Manca. «Parliamo di una novità assoluta nel panorama ferroviario mondiale: un convoglio progettato specificamente per territori con caratteristiche infrastrutturali simili alle nostre, capace di trasformare un limite storico in una straordinaria opportunità di sviluppo». Il riferimento al limite storico riguarda proprio lo scartamento ridotto: una caratteristica che per decenni ha escluso la Sardegna da molte delle innovazioni tecnologiche sviluppate per le reti ferroviarie standard, e che oggi diventa terreno di applicazione di una tecnologia pensata su misura.
Il sistema di propulsione a idrogeno consente di superare i limiti delle tratte non elettrificate, garantendo al tempo stesso un abbattimento significativo delle emissioni. È una soluzione tecnica che risponde a un problema specifico delle reti regionali italiane: tratte spesso brevi, con traffico passeggeri non sempre sufficiente a giustificare investimenti in elettrificazione, ma con un’esigenza ambientale che richiede comunque una transizione dal diesel.
Manca ha inquadrato il progetto in una prospettiva più ampia, che va oltre la sola sostituzione dei mezzi. La transizione ecologica nei trasporti, ha spiegato, richiede la costruzione di un intero ecosistema innovativo: infrastrutture per la produzione e distribuzione dell’idrogeno, nuova produzione energetica dedicata, e competenze professionali capaci di gestire questa tecnologia. Per questo motivo il progetto ha un valore che supera il perimetro del trasporto ferroviario in senso stretto. Rappresenta un investimento strategico per l’ambiente, per l’economia locale e per la crescita di professionalità qualificate sul territorio sardo.
La dimensione occupazionale e formativa di questo progetto merita attenzione. Gestire una flotta di treni a idrogeno richiede competenze tecniche specifiche, dalla manutenzione dei sistemi di propulsione alla gestione della logistica del carburante. Costruire queste competenze sul territorio significa generare valore che va oltre l’acquisto dei convogli: significa formare professionisti che potranno applicare questa esperienza anche in altri contesti, in un settore – quello dell’idrogeno applicato ai trasporti – che è ancora agli inizi del proprio sviluppo industriale a livello globale.
La Sardegna si presenta oggi come un laboratorio su scala reale per una tecnologia che molte altre regioni del mondo, con problemi infrastrutturali simili, osserveranno con interesse. Il vincolo dello scartamento ridotto, che per decenni ha rappresentato un ostacolo allo sviluppo tecnologico del trasporto ferroviario isolano, diventa oggi la ragione per cui l’isola entra per prima nella storia di questa innovazione. Dieci convogli, tre linee, oltre duemila tonnellate di CO2 risparmiate ogni anno: sono i numeri concreti di un cambiamento che comincia in Svizzera e arriva, per la prima volta al mondo, sui binari sardi.
