Gaetano di Tondo degli Archivi Olivetti a MBS Sardegna: 118 anni di un’impresa che metteva l’uomo prima del profitto
«La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi. Io penso alla fabbrica per l’uomo, non all’uomo per la fabbrica.» Adriano Olivetti scrisse queste parole decenni fa. Il 16 settembre 2026, nella sala della MBS Sardegna di Cagliari, risuonavano ancora con una precisione che non ha bisogno di aggiornamenti. A portarle in sala è stato Gaetano di Tondo, Presidente dell’Associazione Archivio Storico Olivetti e Direttore della Comunicazione di TIM Enterprise per i brand Noovle, Olivetti e Telsy.
Il suo intervento, intitolato “Olivetti 4 Humans”, ha percorso 118 anni di storia di un’azienda che ha costruito la propria identità su un principio rimasto costante attraverso tutte le trasformazioni: la centralità della persona. Un principio che in molte organizzazioni contemporanee viene dichiarato come obiettivo futuro. Olivetti lo aveva già messo in pratica nel dopoguerra, trasformando uno stabilimento di macchine da scrivere in uno dei laboratori culturali più avanzati del Novecento italiano.
Di Tondo porta con sé quarant’anni di esperienza in comunicazione, innovazione e cultura, maturati attraverso agenzie pubblicitarie, centri media, aziende e associazioni in Italia, Europa e nel mercato globale. Speaker in oltre 500 eventi, siede nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione TIM e nel Gruppo Cultura Impresa di Confindustria. Il suo rapporto con Olivetti è quello di chi custodisce un archivio vivo, non un museo. L’Archivio Storico Olivetti non conserva il passato: lo rende operativo come strumento di riflessione sul presente.
Il percorso narrativo costruito per la platea sarda ha attraversato l’evoluzione visiva del brand, sei versioni del logo dal 1911 al 2021, ciascuna firmata da figure di primo piano del design internazionale: Camillo Olivetti, Xanti Schawinsky, Giovanni Pintori, Walter Ballmer. Non sono stati semplici restyling: ogni cambiamento del logo ha rispecchiato una trasformazione culturale dell’azienda e del suo rapporto con il mondo. Pintori, in particolare, ha portato la comunicazione Olivetti a un livello in cui la pubblicità diventava arte, con campagne come quella per la Lettera 22 che ancora oggi compaiono nelle mostre di grafica del Novecento.
Il legame con la Sardegna ha un nome preciso: Costantino Nivola, scultore di Orani che collaborò con Olivetti su alcune delle sue produzioni artistiche più significative. La slide “Olivetti è a casa in Sardegna” non era una metafora: era il riconoscimento di una connessione storica reale tra il modello culturale olivettiano e l’isola che aveva ospitato la MBS Sardegna. Portare questo racconto a Cagliari ha avuto una coerenza che di Tondo ha saputo valorizzare senza eccessi.
La dimensione industriale del progetto olivettiano ha trovato la sua sintesi nella riconoscenza UNESCO a Ivrea, dichiarata nel 2018 “Città industriale del XX secolo” e patrimonio mondiale dell’umanità. Ivrea non è stata premiata per le macchine da scrivere. È stata premiata per un modello urbano e sociale: fabbriche progettate da architetti di valore, asili nido e scuole per i figli degli operai, biblioteche, teatri, un’attenzione alla qualità degli spazi di lavoro e di vita che in quegli anni era semplicemente senza precedenti nell’industria italiana.
La visione che animava tutto questo è sintetizzata in un’altra frase di Adriano Olivetti, mostrata in una delle slide: «Noi crediamo profondamente alla virtù rivoluzionaria della cultura che dà all’uomo il suo vero potere e la sua vera espressione.» La cultura, per Olivetti, non era un ornamento della produzione industriale: era la condizione che rendeva possibile un’industria diversa. Questa convinzione aveva portato nell’orbita dell’azienda figure come Franco Fortini, Tiziano Terzani, Norberto Bobbio, Paolo Volponi, Cesare Musatti, Mario Soldati, Leonardo Sinisgalli. Scrittori, filosofi, psicologi, poeti: persone che non avevano nulla a che fare con la produzione di macchine per ufficio, ma che contribuivano a costruire la cultura interna di un’organizzazione che voleva essere qualcosa di più di un’azienda.
Oggi Olivetti opera come brand di TIM Enterprise, la divisione del Gruppo TIM dedicata alla trasformazione digitale delle imprese: 6.000 persone, 16 data center, 31.000 clienti, 500 partner, una presenza che copre hardware, infrastrutture digitali, ICT e servizi professionali in 85 paesi con 45 categorie di prodotto internazionali. La scala è incomparabile rispetto alla Ivrea degli anni Cinquanta. L’eredità che di Tondo presiede e racconta è quella di dimostrare che quella scala può essere raggiunta senza abbandonare i principi che avevano reso Olivetti diversa da tutti.
La MBS Sardegna di settembre ha scelto un relatore che porta con sé una storia in grado di parlare agli imprenditori di oggi in modo diretto. Il modello olivettiano di impresa centrata sulla persona, sulla cultura e sulla comunità non è archeologia industriale: è una delle risposte più complete mai costruite alla domanda su cosa debba essere un’organizzazione che vuole durare.
