SEATY, il modello che trasforma la tutela del mare in esperienza: a Golfo Aranci specie marine aumentate fino al 75%
Fluttuare sulla superficie dell’acqua guidati da un biologo marino, ascoltare la storia di un litorale durante una passeggiata, ripulire una spiaggia dai segni lasciati dal passaggio umano. Sono gesti semplici, eppure nel modello SEATY diventano qualcosa di più: i fili di una trama che riconnette comunità locali e viaggiatori al mare che li circonda. Il progetto, ideato dalla no profit Worldrise e sostenuto da Fastweb+Vodafone, ha riaperto la propria stagione estiva in Sardegna, dove ha trovato due luoghi simbolo: Golfo Aranci e l’Area Marina Protetta Capo Testa – Punta Falcone.
L’idea alla base di SEATY è precisa: proteggere il mare non attraverso i divieti, ma attraverso l’esperienza diretta. Dal 2022 a oggi, questa filosofia ha trasformato oltre 197.000 metri quadrati di coste tra Sardegna e Sicilia in quello che il progetto definisce città marine, coinvolgendo più di 18.000 persone in un percorso di consapevolezza che attraversa l’intero anno, non solo la stagione turistica. È un presidio attivo che si inserisce in un’urgenza globale ben definita: l’obiettivo internazionale 30×30, la promessa condivisa da numerosi Paesi di proteggere almeno il trenta per cento dei mari del pianeta entro il 2030.
Nei due presidi sardi, la tutela della biodiversità marina smette di essere un concetto confinato nei trattati accademici per diventare un’esperienza quotidiana e verificabile. Le sessioni di snorkeling guidate, le bio-passeggiate lungo la costa, i clean-up organizzati per liberare le spiagge dai rifiuti si affiancano a laboratori per le scuole, incontri divulgativi ed eventi culturali pensati per celebrare il patrimonio naturale dell’isola. È un sistema di attività che intreccia educazione ambientale e turismo, costruendo nel tempo un rapporto diverso tra le persone e il territorio costiero che frequentano.
I numeri raccolti dalla ricerca scientifica confermano l’efficacia di questo approccio. I monitoraggi condotti nel 2025 nel presidio di Golfo Aranci, attraverso l’analisi del DNA ambientale e i rilievi biologici sul campo, raccontano un recupero significativo della biodiversità marina locale. La ricchezza delle specie è aumentata fino al 48%, con picchi che arrivano al 75% in alcune aree monitorate. Nelle praterie di posidonia e tra gli scogli della costa gallurese sono stati censiti più di 5.000 individui tra pesci, molluschi e crostacei, molti dei quali appartenenti a specie di alto interesse conservazionistico. L’ecosistema si è dimostrato sufficientemente resiliente da non lasciare spazio a organismi alieni invasivi, un dato che in un Mediterraneo sempre più esposto a specie aliene rappresenta un risultato di rilievo.
Questo equilibrio rigenerato nasce da un’alleanza che mette insieme scienza, impresa e istituzioni territoriali. Il modello SEATY è patrocinato dalla Regione Autonoma della Sardegna, dal Comune di Golfo Aranci e dall’Area Marina Protetta Capo Testa – Punta Falcone, un sistema di sostegno pubblico che affianca il lavoro della no profit Worldrise. A questo si aggiunge il supporto di Fastweb+Vodafone, che inserisce la collaborazione all’interno di una più ampia strategia ESG orientata al traguardo Net Zero Carbon entro il 2035. È una collaborazione che dimostra come la conservazione ambientale possa generare valore su più livelli: ecologico, sociale ed economico, intrecciati in un unico percorso condiviso.
Il contesto in cui si inserisce questo modello rende il risultato ancora più significativo. Nel Mediterraneo, meno dell’1% delle acque gode oggi di una protezione realmente efficace, un dato che misura la distanza tra gli obiettivi internazionali dichiarati e la situazione effettiva sul campo. In questo scenario, l’esperienza delle coste sarde rappresenta un caso concreto e misurabile, capace di mostrare come un intervento strutturato di educazione e tutela possa produrre effetti tangibili in tempi relativamente brevi: tre anni di monitoraggio sono bastati per registrare un incremento significativo della biodiversità locale.
Il valore del modello SEATY si misura su due piani che si rafforzano a vicenda. Da un lato i dati scientifici, che certificano la rigenerazione degli ecosistemi marini attraverso metodologie verificabili come l’analisi del DNA ambientale. Dall’altro l’esperienza diretta delle persone coinvolte, che attraverso lo snorkeling, le passeggiate guidate e i laboratori scolastici costruiscono una relazione personale con il mare che difficilmente nasce da un divieto o da una campagna informativa generica. È in questa combinazione che si trova la specificità del progetto: non un’imposizione dall’alto, ma un percorso che parte dall’esperienza sensoriale per arrivare alla consapevolezza ambientale.
Quello che le coste di Golfo Aranci e dell’Area Marina Protetta Capo Testa – Punta Falcone stanno dimostrando, stagione dopo stagione, è che proteggere il mare richiede prima di tutto la disponibilità a guardarlo con attenzione, a frequentarlo con rispetto, a comprenderne i meccanismi attraverso l’esperienza diretta. È un modello che la Sardegna sta sperimentando con risultati misurabili, e che potrebbe rappresentare un punto di riferimento per altre coste del Mediterraneo alla ricerca di strumenti concreti per raggiungere gli obiettivi di tutela fissati per il 2030.
