Lucina Cellino si racconta la Podcast Management Tips: la storia della famiglia che ha costruito uno dei gruppi più importanti della Sardegna
A un mese dalla fine del liceo classico, Lucina Cellino si è ritrovata amministratore di un’azienda. Aveva diciannove anni. Suo padre, Ercole Cellino, aveva bisogno di aiuto nella gestione della SEM Molini Sardi di Cagliari, e i fratelli erano altrove o ancora troppo piccoli. È così che, nel 1980, comincia un percorso che oggi porta il nome di una delle realtà imprenditoriali più rilevanti dell’isola, capace di dare lavoro a settecento persone.
I primi anni sono stati di apprendimento diretto, sul campo. Lucina Cellino racconta che si vergognava persino di rispondere al telefono quando qualcuno chiedeva di parlare con l’amministratore, perché quell’amministratore era proprio lei, ancora poco consapevole del ruolo che stava assumendo. Ha imparato la produzione, il magazzino, la fatturazione, fino ad arrivare alla gestione dei rapporti con le banche, dei finanziamenti all’importazione e all’esportazione. Il mulino di famiglia, all’epoca, produceva semole per la pastificazione e farine per la panificazione, affiancando un altro impianto a Sanluri dedicato esclusivamente alla farina.
Il 1994 segna uno spartiacque doloroso: la morte del padre, proprio mentre si concludevano i lavori per il nuovo stabilimento sul porto industriale di Oristano. La zona produttiva di Cagliari non era più adatta a un’attività industriale, e la famiglia aveva già acquisito un ulteriore mulino a Sassari. Trasferire e concentrare la capacità produttiva a Oristano è diventata, da quel momento, una necessità urgente più che una scelta pianificata con calma.
Da quella fase di lutto e ricostruzione nasce la SIMEC, Società Industria Molitoria Ercole Cellino: il nome scelto in onore del fondatore, per onorarne la memoria attraverso ogni nuova attività intrapresa dai figli. Per anni l’azienda ha esportato semole e importato grano da tutto il mondo, costruendo un flusso commerciale intenso con il Nord Africa, fino al momento in cui quei mercati hanno sviluppato una propria capacità di macinazione interna, riducendo drasticamente la domanda di esportazione sarda.
È stato il fratello Alberto, nel 1999, a proporre la soluzione: trasformare quella capacità produttiva inutilizzata in un pastificio. Una decisione che ha aperto un nuovo capitolo per il gruppo, diversificando l’attività e aprendo la strada alla presenza, oggi capillare, nei punti vendita della grande distribuzione organizzata sarda e tra i panificatori dell’isola. Cinque fratelli con attitudini diverse hanno costruito insieme questo percorso: la sorella maggiore ha scelto la medicina e oggi è neuropsichiatra infantile in Veneto, mentre Lucina, Massimo, Giorgio e Alberto hanno seguito le orme paterne nelle attività produttive. Tra il 1988 e il 1992 la famiglia aveva acquisito anche il Cagliari Calcio, restato poi sotto la guida di Massimo dopo la separazione delle attività avvenuta nel 2000.
Non tutti i momenti del percorso imprenditoriale sono stati semplici da raccontare. Lucina Cellino ricorda con particolare intensità una causa giudiziaria che l’ha coinvolta personalmente come amministratore della SEM, un’esperienza che descrive come segnante in modo profondo. Per una persona che considera l’onestà il proprio valore guida, vedersi accusata di qualcosa che riteneva ingiusto ha avuto un effetto duraturo: meno leggerezza, più rigore in ogni decisione, una cura quasi maniacale nell’evitare anche il più piccolo errore. È un capitolo che ha contribuito a forgiare il metodo con cui oggi guida le proprie responsabilità aziendali.
Negli ultimi anni l’impegno di Lucina Cellino si è esteso anche oltre il perimetro del gruppo di famiglia. È presidente della delegazione sardo di AIDDA, l’associazione che riunisce imprenditrici e donne dirigenti d’azienda, e nel suo mandato il numero di associate è cresciuto da ventinove a cinquanta, con l’obiettivo dichiarato di portare dentro l’associazione voci più giovani capaci di generare nuove iniziative concrete a favore dell’imprenditoria femminile sarda.
Da quasi dieci anni si occupa personalmente di Villa Fanny, struttura ricettiva con diciannove camere nel cuore di Cagliari, dove guida un piccolo gruppo di collaboratori con un metodo che lei stessa definisce di condivisione totale: ogni decisione viene discussa, ogni reparto contribuisce con la propria opinione, e questo le permette di allontanarsi sapendo che le cose proseguono con coerenza. È un modello che, su scala più piccola, riflette lo stesso principio applicato all’intero gruppo: rendere i collaboratori partecipi dei programmi, dei progetti e anche delle difficoltà, perché chi lavora in azienda tende a immaginare il datore di lavoro come una figura sempre fortunata, senza percepire le notti di preoccupazione che la gestione comporta.
Sul fronte della sostenibilità, il gruppo ha scelto di confezionare la pasta in carta e ha piantumato seicento alberi di specie autoctone per compensare quel consumo, in un percorso che Lucina Cellino lega direttamente alla gratitudine verso la terra che ha accolto il padre, arrivato in Sardegna dal Piemonte nel 1955 a venticinque anni, quando ha iniziato a lavorare con gli agricoltori locali conferendo il grano prodotto sull’isola.
La terza generazione è già al lavoro: i nipoti Michele, alla guida di un ufficio marketing composto da giovani professioniste, e Matteo, impegnato nella parte tecnica e produttiva. Più complesso, invece, trovare ricambio per figure storiche come il capo mugnaio o il capo pastaio, ruoli che richiedono anni di formazione specifica nell’arte bianca e che oggi faticano a trovare nuove leve altrettanto qualificate.
Riflettendo sul futuro della Sardegna imprenditoriale, Lucina Cellino individua nella diffidenza isolana il limite più grande da superare. Cita l’esempio del fratello Alberto, che con altri produttori sardi ha costruito un sistema di acquisto condiviso delle materie prime, dividendo poi il prodotto tra le diverse aziende per ottenere prezzi più competitivi senza farsi concorrenza diretta. È un modello che, secondo lei, potrebbe essere replicato in molti altri settori, a partire dal turismo, dove la creazione di reti tra imprenditori potrebbe valorizzare un’offerta che oggi rimane troppo frammentata.
Quarantacinque anni dopo quella prima telefonata scambiata per errore, Lucina Cellino guida un gruppo che attraversa la storia recente della Sardegna agroalimentare, tenendo insieme memoria familiare, responsabilità verso settecento persone e un’attenzione costante al passaggio generazionale. È la storia di un’azienda che non ha mai smesso di crescere, mantenendo intatto il legame con chi l’ha fondata.
