Davide Ruggeri di Iter a Management Tips: 140 collaboratori, brand costruito nel tempo e la generosità come leva di crescita
Iter significa cammino, in latino. Il nome lo ha scelto il padre di Davide Ruggeri, ispirandosi ai carri di trasporto che i nonni conducevano nelle zone minerarie della Sardegna. Quella parola è rimasta, ed è diventata nel tempo qualcosa di più di un’identità aziendale: è il modo in cui Davide descrive il proprio percorso imprenditoriale, fatto di tappe, direzioni prese, qualcosa costruito ogni giorno senza aspettare che arrivasse da solo. Lo ha raccontato durante la sua ospitata al podcast Management Tips di Andrea Podda e Giada Melis.
Iter di Ruggeri conta oggi 140 collaboratori, showroom a Guspini, Sestu, Elargus e Oristano, sei settori che coprono l’intera filiera della casa: pavimenti, rivestimenti, porte, infissi, cucine, ferramenta, strutture in legno. L’azienda è stata fondata dal padre di Davide, che l’ha trasmessa insieme a qualcosa di meno misurabile dei numeri: un metodo, una postura rispetto al lavoro, una serie di principi che Davide ha fatto propri e ha portato nella fase di crescita che oggi caratterizza l’impresa.
Il punto di partenza, nel racconto al podcast, è la marginalità. «Ho sempre messo il margine in primo piano», ha detto Ruggeri. È un principio che il padre aveva codificato in modo semplice e radicale: prezzi fissi scritti, nessuna contrattazione, pagamenti immediati. In un mercato dove ancora oggi molti competitor non controllano la propria marginalità e competono abbassando i prezzi, Iter ha costruito la propria posizione su un principio opposto. «Devi essere fiero del prezzo che fai. Il cliente si dimentica di quanto ha pagato, ma si ricorda del servizio che gli hai dato». Il prezzo, in questa visione, è una conseguenza della qualità del servizio, mai il punto di partenza della relazione commerciale.
La crescita dell’azienda ha richiesto un passaggio che Davide descrive come necessario e non immediato: imparare a delegare. Non era una capacità naturale. Si è formata nel tempo, anche attraverso percorsi strutturati. La costruzione di una prima linea manageriale ha cambiato la scala possibile dell’impresa. «I miei manager devono ragionare come imprenditori, devono sentire l’azienda come la loro». È una distinzione precisa quella che fa Davide tra chi lavora in un’azienda e chi lavora per essa: il secondo tipo di collaboratore porta qualcosa di diverso, un’attenzione ai risultati e ai dettagli che non si compra con il contratto ma si costruisce nel tempo con il giusto ambiente.
La trasparenza è uno degli strumenti con cui quell’ambiente viene costruito. A Management Tips, Ruggeri ha raccontato una scelta insolita per il settore: i collaboratori di Iter conoscono i prezzi di acquisto dei prodotti, i margini, le dinamiche economiche dell’azienda. «Come può aiutarmi qualcuno che non conosce come funziona l’azienda?». La risposta è implicita nella domanda. Un collaboratore che conosce i numeri può fare scelte migliori, può capire l’impatto del proprio lavoro sul risultato complessivo, può sentirsi parte di qualcosa di reale. È generosità, nel senso più operativo del termine: condividere le informazioni invece di tenerle nel cassetto.
Questa generosità ha radici nella storia familiare. Il padre di Davide, nell’azienda che aveva costruito con un numero molto inferiore di dipendenti, retribuiva i collaboratori in modo da permettere loro una qualità di vita tangibile, in anni in cui non era affatto scontato. Davide ha ereditato quella disposizione e l’ha tradotta nel contesto attuale: i collaboratori di Iter sono ben pagati, la meritocrazia è un principio operativo, le persone che partono dal magazzino e crescono dentro l’azienda arrivano a posizioni e retribuzioni che non si sarebbero immaginati al primo giorno. «La stima lavorativa è il top che si può riconoscere», ha detto al podcast.
Il tema del brand è l’altro asse su cui Davide ha costruito la propria visione. In un mercato come quello sardo per le forniture per la casa, molti operatori vendono i brand dei produttori che distribuiscono. Iter ha scelto di costruire il proprio. «Se la signora Maria non conosce il tuo brand, non esisti». È una logica che ha implicazioni dirette sugli investimenti: parte degli utili aziendali è stata reinvestita sistematicamente nella costruzione della riconoscibilità del marchio, anche quando non era ancora la scelta più comune nel settore. Il marketing, nella prospettiva di Ruggeri, è un investimento strutturale, non una spesa opzionale da attivare nei momenti di crescita.
La tip che ha condiviso al podcast di Management Tips raccoglie tutto questo in una frase scritta pochi minuti prima dell’intervista: «Circondati di persone che ti vogliono bene, sia come persona che come rappresentante di azienda». Vuol bene, ha spiegato, non nel senso di affettuosità quotidiana, ma nel senso di stima profonda per quello che fai e per quello che rappresenti. È il tipo di legame che si costruisce quando le persone capiscono dove stai andando, condividono la direzione e si impegnano perché ci credono davvero. E quando queste persone ci sono, ha concluso Ruggeri, il percorso che stai facendo può davvero continuare.
