Artigianato sardo, terza regione d’Italia per crescita: quasi 34mila imprese attive e un saldo positivo che resiste alla fase selettiva
In un anno in cui il numero complessivo di imprese in Italia ha continuato a contrarsi, la Sardegna ha chiuso il 2025 con un saldo positivo nell’artigianato di 187 unità, frutto di 2.049 aperture contro 1.862 chiusure. Un risultato che vale il terzo posto nazionale per tasso di crescita del settore artigiano, e che si inserisce in una traiettoria di accelerazione rispetto all’anno precedente: il tasso di crescita è passato dallo 0,10% del 2024 allo 0,55% del 2025. Sono i dati che emergono dall’analisi sulla “Demografia delle imprese artigiane sarde del 2025” realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, elaborata sui numeri Movimprese-UnionCamere, e che restituiscono l’immagine di un tessuto produttivo che regge, si rinnova e in alcune aree accelera con vigore.
Il quadro complessivo è quello di un sistema imprenditoriale regionale che al termine del 2025 conta 166.197 imprese registrate, di cui una su cinque — 33.858 unità — è artigiana. Per il totale delle imprese, la Sardegna si colloca al settimo posto in Italia per tasso di sviluppo, con una crescita dello stock pari allo 0,92%, più che triplicata rispetto al +0,24% del 2024. In entrambi i casi — artigianato e totale imprese — il segno positivo del saldo è riconducibile in misura significativa alla contrazione delle cessazioni, un segnale che Confartigianato legge come indicatore concreto della capacità di tenuta e di resilienza del sistema produttivo isolano.
La lettura territoriale aggiunge profondità all’analisi. Le province di Sassari-Gallura e Oristano si collocano rispettivamente al quarto e quinto posto in Italia per tasso di crescita dell’artigianato nel 2025. Il Nord Sardegna guida la dinamica regionale con 12.270 imprese artigiane registrate, un saldo positivo di 136 unità e una crescita dell’1,12%, frutto di 835 nuove attività e 699 cancellazioni. Oristano, con dimensioni più contenute — 2.358 attività complessive — registra 150 iscrizioni e 124 cancellazioni, per un saldo di +26 e un tasso di crescita dell’1,11%. Nuoro cresce di 52 imprese, con 369 nuove iscrizioni e 317 cancellazioni, portando il totale provinciale a 6.797 aziende e un incremento dello 0,77%. L’unica provincia in lieve flessione è Cagliari, dove le 695 aperture non compensano le 722 chiusure, producendo un saldo negativo di 27 unità e un tasso di decrescita dello 0,21%. Un dato che riflette probabilmente la maggiore pressione competitiva di un mercato più denso e maturo, ma che non intacca il segno complessivamente positivo del sistema regionale.
L’analisi settoriale, condotta sul quinquennio 2019-2024, restituisce una fotografia dei comparti che trainano la dinamica positiva. L’abitare sostenibile emerge come uno dei driver principali: i lavori di costruzione specializzati registrano un aumento di 451 unità, pari al 6%, mentre le attività di servizi per edifici e paesaggio crescono di 113 unità, con un incremento del 9,5%. Sono settori che intercettano la domanda legata alla riqualificazione edilizia, all’efficienza energetica e alla cura del territorio — ambiti che negli ultimi anni hanno beneficiato di incentivi pubblici significativi e di una crescente sensibilità del mercato verso la sostenibilità degli interventi.
Il settore del benessere — con 402 nuove imprese nelle attività di servizi alla persona, pari al +2,1% — conferma una tendenza strutturale che attraversa tutto il paese: la domanda di servizi personalizzati e di prossimità rimane robusta anche nelle fasi di rallentamento economico generale. Il trasporto mostra invece dinamiche più specifiche: il trasporto marittimo e per vie d’acqua registra una crescita del 121,4%, con 68 nuove imprese, dato che riflette la posizione geografica della Sardegna e la rilevanza dei collegamenti via mare per la sua economia. Il digitale completa il quadro, con crescita nelle attività di produzione software, consulenza informatica e servizi di informazione — settori che segnalano una progressiva evoluzione verso forme di artigianato a più alto contenuto tecnologico.
È proprio su questo aspetto che l’analisi per forma giuridica offre una lettura particolarmente significativa. Nel quinquennio considerato, le società di capitali artigiane rappresentano l’unica tipologia di impresa a registrare un incremento numerico sull’isola. Con una dimensione media di 5,8 addetti per impresa — rispetto alla media complessiva dell’artigianato di 2,4 addetti — queste realtà segnalano un rafforzamento strutturale del settore: imprese che crescono, si organizzano in forma più solida e sviluppano una capacità di tenuta sul mercato superiore rispetto alle forme giuridiche più elementari. È la fotografia di un artigianato che, dove riesce a consolidarsi, lo fa con una maturità organizzativa crescente.
Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna, legge i dati con una soddisfazione temperata dalla consapevolezza delle fragilità strutturali che il sistema porta con sé. I numeri del 2025 confermano che l’artigianato sardo regge e continua a essere un pilastro del tessuto produttivo regionale, in un contesto nazionale in cui le imprese nel complesso continuano a diminuire. Ma il flusso costante di aperture e chiusure — quasi duemila iscrizioni e quasi altrettante cancellazioni in un solo anno — segnala che troppe imprese faticano ancora a consolidarsi nel tempo. È su questo piano che si gioca la sfida del ricambio generazionale e del sostegno a chi sceglie di fare impresa.
La riflessione si allarga a una considerazione di sistema. Le piccole e micro imprese artigiane, per la loro flessibilità e radicamento territoriale, continuano a rappresentare una componente essenziale dell’economia italiana e sarda. Ma la loro capacità di sopravvivenza, pur dimostrata dai dati, non si traduce automaticamente in crescita e competitività di lungo periodo senza un contesto di tutele e incentivi adeguato. La “benzina”, come la definisce Meloni, che permette a queste imprese di investire, innovare e restare sul mercato richiede politiche pubbliche consapevoli del ruolo che l’artigianato svolge — e non solo in termini di occupazione, ma di presidio territoriale, trasmissione di competenze e mantenimento di una capacità produttiva diversificata che i grandi sistemi industriali non riescono a replicare.
Il 2025 ha lasciato in eredità al sistema artigiano sardo un saldo positivo e una posizione di rilievo nelle classifiche nazionali. È un punto di partenza, non un traguardo. La direzione è quella giusta; la velocità con cui si percorrerà dipenderà dalla qualità delle condizioni che il sistema saprà costruire intorno a chi sceglie di fare impresa in Sardegna.
