Ingegneria, Innovazione, Impresa all’Università di Sassari: ricerca e sistema produttivo si incontrano per costruire il futuro del Nord Sardegna
L’Aula Magna dell’Università degli Studi di Sassari, il 26 maggio, si riempie di persone che di solito non siedono nello stesso posto. Ricercatori e imprenditori, docenti e rappresentanti istituzionali, responsabili di azienda e dottorandi: sono le figure di un ecosistema che funziona meglio quando si incontra di persona, condivide problemi e costruisce relazioni dirette. L’evento si chiama “Ingegneria, Innovazione, Impresa – Una partnership per il futuro del Nord Sardegna”, promosso dal Dipartimento di Ingegneria dell’Ateneo sassarese. Il suo obiettivo dichiarato è costruire quello che spesso manca: un dialogo strutturato tra università, sistema produttivo e istituzioni, capace di produrre collaborazioni concrete e durature nel tempo.
Al centro della giornata c’è un soggetto nuovo: il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Sassari, chiamato a svolgere un ruolo sempre più centrale nello sviluppo del territorio attraverso la formazione e il trasferimento di conoscenza. Due i corsi di laurea proposti, orientati alle trasformazioni del mercato del lavoro contemporaneo: Ingegneria Informatica e Ingegneria Industriale. Entrambi sono stati progettati per rispondere alle esigenze di innovazione delle aziende del Nord Sardegna e, insieme, per formare figure capaci di competere su scala più ampia.
La mattinata, a partire dalle 11, si apre con i saluti istituzionali e la presentazione del Dipartimento. Un momento centrale è affidato ai membri del comitato di indirizzo: sono le voci del sistema produttivo, portatori del punto di vista di chi fa impresa ogni giorno e di chi deve poi trovare nelle università i profili tecnici di cui ha bisogno. È una prospettiva che raramente entra in modo strutturato nei processi di costruzione dell’offerta formativa universitaria. Piuttosto che costruire la propria proposta in modo autoreferenziale, il Dipartimento ha scelto di aprire il processo decisionale ai bisogni reali delle imprese del territorio. La composizione del programma lo riflette.
Nel pomeriggio, a partire dalle 14, l’attenzione si sposta su un terreno meno conosciuto al grande pubblico ma sempre più rilevante nel dibattito sull’università contemporanea: la cosiddetta Terza Missione. È quell’insieme di attività con cui gli atenei traducono ricerca e competenze in valore concreto per la società e il territorio. Accanto alla formazione e alla ricerca, questa terza dimensione riguarda il trasferimento tecnologico, la collaborazione con le imprese, la valorizzazione dei risultati della ricerca applicata. È la faccia dell’università che guarda verso l’esterno.
La parte più narrativa del programma pomeridiano è affidata alle testimonianze dirette di ricercatori e imprenditori che hanno già percorso il confine tra accademia e impresa. Casi di successo in cui idee nate in laboratorio si sono tradotte in progetti applicati. Storie in cui la ricerca universitaria ha trovato un mercato reale. Situazioni in cui un’azienda ha risolto un problema concreto grazie alla collaborazione con un team di ricerca. Sono i racconti che rendono concreta una relazione altrimenti difficile da immaginare, e che mostrano cosa diventa possibile quando i due mondi trovano un linguaggio comune.
A chiudere la giornata è una tavola rotonda moderata dalla giornalista Simona Desole, dal titolo “Il nuovo Dipartimento di Ingegneria e il suo territorio: come sviluppare le migliori sinergie nel prossimo triennio”. È il momento in cui la conversazione diventa strategia. Al tavolo si lavora per individuare linee di azione condivise e costruire un ecosistema capace di attrarre talenti e investimenti. L’obiettivo più ampio è immaginare il ruolo che un Dipartimento di Ingegneria può avere nello sviluppo di una regione. Tre anni di orizzonte operativo sono una scelta precisa: abbastanza brevi da richiedere impegni concreti, abbastanza lunghi da consentire risultati misurabili.
Il modello di partnership formale tra università e sistema produttivo non è una novità assoluta nel panorama italiano. Il modo in cui il Dipartimento di Ingegneria di Sassari lo struttura ha però caratteristiche specifiche. Un comitato di indirizzo con le aziende, corsi di laurea progettati anche in funzione delle esigenze del mercato locale, una giornata pubblica di confronto aperta a tutti gli attori del territorio: sono scelte che puntano a radicare l’istituzione accademica nel contesto economico in cui opera. Il tema del radicamento è centrale in un territorio come il Nord Sardegna, che storicamente ha faticato a trattenere i propri laureati nelle discipline tecniche nell’area di provenienza.
Alla fine, quello che questa giornata prova a costruire è qualcosa di più di una rete di contatti. Prova a costruire una grammatica condivisa tra mondi che parlano lingue diverse – la ricerca, l’impresa, l’istituzione. Raramente questi mondi riescono a coordinarsi su un orizzonte comune. Il Dipartimento di Ingegneria di Sassari ha scelto di provarci con un metodo: strutturare l’incontro, fissare scadenze, mettere un moderatore al tavolo. È una scelta di pragmatismo che, nei luoghi dove ha funzionato, ha prodotto ecosistemi tecnologici e produttivi capaci di trattenere talento sul territorio. Il Nord Sardegna ha le condizioni per provarci.
