Giangiacomo Ibba, Cavaliere del Lavoro: 311 punti vendita e 1600 dipendenti, la storia del patron di Crai e Tuttigiorni

Il 27 maggio 2026, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto con cui Giangiacomo Ibba entra nell’elenco dei Cavalieri del Lavoro italiani. È il riconoscimento più alto che il sistema istituzionale del Paese assegna a chi ha contribuito in modo eccezionale allo sviluppo economico attraverso l’impresa. Quest’anno sono venticinque i nuovi nominati in tutta Italia, provenienti da settori che vanno dall’alimentare al farmaceutico, dalla siderurgia all’informatica, dall’energia al vitivinicolo. Ibba è il solo proveniente dalla Sardegna. Quarantanove anni, originario di Oristano, è alla guida del Gruppo F.lli Ibba: una delle realtà più significative della grande distribuzione organizzata nell’isola e nel Centro Italia.

La storia del Gruppo F.lli Ibba comincia nel 1950, quando la famiglia avvia un’attività di distribuzione all’ingrosso di prodotti alimentari. È un settore che in quegli anni richiede visione imprenditoriale, logistica e una conoscenza capillare del territorio. La Sardegna del dopoguerra era un mercato frammentato. Le reti distributive erano ancora poco sviluppate, con una domanda di organizzazione che cresceva di pari passo con lo sviluppo economico dell’isola. L’azienda cresce nel tempo mantenendo quel posizionamento, costruendo rapporti con i fornitori e con il tessuto commerciale locale. È questa continuità di metodo a preparare il terreno per il salto successivo.

Giangiacomo Ibba assume la guida del gruppo nel 2003, a ventisette anni. È un passaggio generazionale che si trasforma quasi subito in un cambiamento di scala. Negli anni successivi l’azienda entra nel settore cash&carry con l’insegna Centro Cash, acquisisce il Cedi Crai Tirreno – tra i maggiori centri distributivi del network Crai sul territorio nazionale – e rileva la catena di supermercati Gieffe. Ibba diventa anche presidente di Abbi Group, la società proprietaria dei supermercati Tuttigiorni. Ogni acquisizione è un pezzo di un disegno che porta il gruppo fuori dai confini della Sardegna, verso il Centro Italia.

Il perimetro attuale del Gruppo F.lli Ibba racconta la misura di quello sviluppo. Cinque insegne commerciali, di cui due proprietarie, trecentoundici punti vendita tra diretti e affiliati, undici piattaforme logistiche e circa centocinquantamila metri quadrati di superficie commerciale. I centosettantacinque dipendenti diretti sono la struttura visibile di un’organizzazione che opera su più regioni. Nel tempo ha costruito una capacità logistica e distributiva di primo piano. In Sardegna, il gruppo detiene una quota pari al venticinque per cento del mercato della grande distribuzione organizzata. È un numero che racconta il posizionamento di un’azienda che ha scelto di restare radicata nel proprio territorio d’origine pur espandendosi.

La nomina a Cavaliere del Lavoro è stata proposta dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, di concerto con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Il titolo viene istituito per riconoscere l’eccellenza imprenditoriale e il contributo allo sviluppo economico del Paese. Si tratta di una distinzione che l’istituzione istruisce, diversa da un semplice premio assegnato su candidatura. Tra i nominati di quest’anno figurano imprenditori di settori e geografie molto diversi: dall’alimentare al farmaceutico, dalla siderurgia all’informatica, dall’energia al vitivinicolo. Il fatto che Ibba sia l’unico sardo nella lista del 2026 assegna alla sua nomina una valenza simbolica che supera il riconoscimento individuale.

Che l’unica nomina sarda di quest’anno vada a un imprenditore attivo nella grande distribuzione dice qualcosa di preciso sul ruolo di quel settore nell’economia dell’isola. La distribuzione alimentare organizzata svolge un ruolo che va ben oltre il supporto logistico. È infrastruttura economica, occupazione, catena di valore che tocca produzione locale, trasporto e consumo finale. Un posizionamento del genere non si costruisce senza un sistema di relazioni con fornitori, operatori e territorio che richiede anni di lavoro. Ibba ha gestito questa complessità partendo da una realtà familiare. L’ha allargata attraverso acquisizioni strategiche e una visione che guarda al Centro Italia come estensione naturale del mercato sardo.

Il percorso del Gruppo F.lli Ibba illustra un modello di crescita che l’imprenditoria italiana conosce bene. È quello dell’azienda familiare che nel tempo si struttura, si diversifica e trova la misura giusta per competere in mercati più ampi. Il presidio del territorio di origine rimane intatto. Ibba ha gestito questo processo attraverso acquisizioni selettive, mantenendo una struttura proprietaria coerente e una presenza logistica capillare. Il risultato è un’organizzazione che può gestire trecentoundici punti vendita e undici piattaforme logistiche mantenendo una governance familiare riconoscibile.

L’onorificenza del Cavaliere del Lavoro chiude un capitolo e apre il successivo. Per un gruppo che opera da settantasei anni nel settore della distribuzione, il riconoscimento istituzionale conferma un percorso costruito su basi solide. Giangiacomo Ibba, a quarantanove anni, ha davanti una stagione imprenditoriale ancora lunga. Quella firma del 27 maggio racconta quanto questo territorio sia capace di esprimere. Quando l’imprenditoria si costruisce con metodo, con continuità generazionale e con la disponibilità a crescere senza perdere le radici, i riconoscimenti arrivano.