Nord Sardegna, settembre 2026 da record: occupazione alberghiera all’85% e Alghero vicina ai picchi di agosto
Ottantotto virgola trentotto per cento di occupazione ad Alghero in settembre. Un punto sotto agosto. Castelsardo vicina al 90%. Il Golfo dell’Asinara al 79,89%, in crescita rispetto al 77,17% di un anno prima. Sono i numeri che Federalberghi Confcommercio Nord Sardegna ha estratto dalla stagione appena conclusa, e raccontano un settembre che per il sistema ricettivo del nord dell’isola ha smesso di essere mese di coda.
La media complessiva di occupazione per il nord Sardegna in settembre 2026 si è assestata all’85%. Un solo punto percentuale sotto i livelli del mese centrale dell’estate. È la fotografia di una stagionalità che si allunga, con dati che tornano anno dopo anno a confermare la stessa direzione.
A trainare la domanda è il mercato internazionale. Il 75,68% delle presenze è straniero: tedeschi, francesi, spagnoli, svizzeri e polacchi guidano la classifica. La distribuzione però non è uniforme sul territorio. Nell’area di Sassari il mercato italiano mantiene una quota intorno al 50%. Ad Alghero e Castelsardo la componente straniera arriva all’85%, lasciando al turismo domestico una quota residuale del 15%. Due geografie ricettive diverse, dentro la stessa area.
Il dato di Alghero merita attenzione specifica. L’88,38% di settembre 2026 migliora già l’86,49% dello stesso mese del 2025, e si pone a un punto dai livelli di agosto. Per una destinazione costiera, reggere quasi fino ad agosto a settembre significa avere costruito nel tempo un posizionamento internazionale solido, con flussi che non dipendono più solo dai mesi di punta. Castelsardo, con percentuali vicine al 90%, conferma la stessa tendenza su un territorio più piccolo ma con un’attrattività ormai riconosciuta dalla domanda straniera.
Ottobre si presenta come mese di transizione. Le prime stime indicano un’occupazione intorno al 65% della capacità massima, con prezzi delle camere che tornano vicini ai livelli di maggio. Il salto è netto rispetto a settembre, ma il 65% in ottobre su una destinazione costiera del Mediterraneo occidentale resta un risultato che fino a qualche anno fa non era scontato.
Stefano Visconti, presidente di Federalberghi Confcommercio Nord Ovest, ha letto i dati con una doppia prospettiva: «Il risultato di settembre conferma la forza raggiunta dal nord Sardegna sui mercati internazionali, ma proprio questo successo ci impone di prepararci con maggiore attenzione al futuro. Gli operatori dovranno investire nella qualità del servizio, nell’ammodernamento delle strutture e nella capacità di costruire un’offerta completa, perché il turista internazionale non sceglie soltanto una camera, ma valuta l’intera esperienza. La crescita dei collegamenti con Nord America e Canada potrà aprire opportunità importanti, ma dovremo affrontare anche l’aumento dei costi e le incertezze legate al trasporto aereo».
La frase «il turista internazionale non sceglie soltanto una camera, ma valuta l’intera esperienza» dice qualcosa di preciso sul livello a cui si è spostata la competizione. Quando i tassi di occupazione raggiungono l’85-88%, il problema non è più riempire le strutture: è mantenere la qualità dell’esperienza complessiva a un livello che giustifichi la scelta rispetto ad altre destinazioni mediterranee che competono sullo stesso bacino di domanda internazionale.
Le prospettive per il 2027 e il 2028 dipendono in misura significativa dalla connettività aerea. Gli aeroporti del nord Sardegna puntano ad aprire nuove rotte e rafforzare i collegamenti con Stati Uniti e Canada, due mercati ad alta capacità di spesa e con un potenziale rilevante per il prolungamento della stagione autunnale. Ma l’associazione segnala anche i fattori di rischio: le difficoltà di alcune compagnie aeree legate all’aumento dei costi del carburante potrebbero incidere sui volumi del 2027. Il perdurare delle tensioni internazionali e delle dinamiche speculative sul prezzo del cherosene rende la connettività aerea una variabile che richiede monitoraggio costante.
Per una destinazione insulare, la connettività non è un fattore tra gli altri: è la condizione necessaria perché tutto il resto funzioni. Nessun tasso di occupazione regge se i voli non arrivano, e nessuna qualità del servizio si traduce in presenze se il viaggio è difficile o costoso. Il settembre 2026 del nord Sardegna è un risultato costruito su anni di lavoro sulla domanda internazionale e sul prodotto ricettivo. Tenerlo nel 2027 richiederà che la rete aerea regga.
