Sport Management Tips — Marcello Sanfelice: «Le regole guidano, ma sono le relazioni che fanno vincere»
Il team manager è il ruolo che nessuno vede, finché qualcosa non funziona. Gestisce l’organizzazione settimanale degli allenamenti, i rapporti con la classe arbitrale, le trasferte, le mogli dei giocatori, le scuole per i figli, i permessi, i capricci, le telefonate a mezzanotte degli uruguayani in nazionale che chiamano per aggiornare sullo stato fisico dopo 90 minuti disputati dall’altra parte del mondo. «Sei l’imbuto di mille comunicazioni», dice Marcello Sanfelice, ospite del podcast Sport Management Tips. «Gestisci circa cinquanta persone, aggiungi le famiglie e diventa una piccola media impresa».
Sanfelice ha ricoperto quel ruolo per dieci anni, tra il Cagliari Calcio di Massimo Cellino e il Bologna FC, prima di diventare direttore sportivo del CUS Cagliari. Il percorso comincia a Videolina, la televisione sarda, da cui viene chiamato dal vicepresidente del Cagliari Marcello Vasapollo: nessuna esperienza nel calcio professionistico, solo la passione per il pallone e una buona dose di sfacciataggine. Il primo anno in campo con Giampaolo allenatore, Suazo centravanti, Conti in mezzo al campo.
La scuola vera, racconta, la fa Cellino. Un presidente che non credeva nei ruoli — niente team manager, niente addetto stampa, niente direttore sportivo nel senso convenzionale — e che ti metteva davanti a ogni situazione immaginabile. Alberghi a cui chiedere le foto delle tappezzerie del pullman per verificare l’assenza del viola. Numeri di stanza dai quali il 17 era sistematicamente bandito. Matrici dei biglietti controllate una per una. «Quando sono arrivato a Bologna e i miei colleghi di segreteria mi sentivano fare certe richieste agli alberghi, mi guardavano come se non stessi bene. Quando me ne sono liberato, mi sono alleggerito anch’io». Ma quella scuola, dice, era l’università. «L’arte di sopravvivere, di nuotare in mare aperto con le intemperie».
Il cuore del ruolo, però, è un’altra cosa: la credibilità. «Se ti muovi con ambiguità, duri poco. I giocatori ti pesano, l’allenatore ti pesa, la società ti pesa. Se tradisc la fiducia, il paese passa parola». In mezzo tra lo staff tecnico, il gruppo squadra, le famiglie e la dirigenza, il team manager raccoglie informazioni che tutti vogliono e porta risposte che non tutti vogliono sentire. «Anche nei momenti in cui i risultati non arrivano, devi poter bussare alla porta del presidente o dell’allenatore e pretendere quello che serve alla squadra. Quel rispetto te lo sei costruito nel tempo, non te lo dà il contratto».
Sanfelice ha lavorato con allenatori molto diversi tra loro. Giampaolo, tattico sopraffino ma con poca attenzione al giocatore come persona: «Il ciuffo d’erba ti cambiava la traiettoria, e lui questo non lo curava abbastanza». Zeman, con i suoi 1000 metri ripetuti in altura che facevano vomitare i giocatori, ma che costruiva squadre atleticamente inarrestabili. Malesani, filosofo e cuoco del risotto alla maronese il sabato mattina, con rifinitura da cinque minuti e schemi che sembravano follia. Pioli, professionale e attento. E Allegri, che Sanfelice indica come il più grande gestore di spogliatoio che abbia mai visto: «Non era un professore di calcio nel senso classico, ma la sua capacità di adattarsi ai giocatori che aveva, di gestire il gruppo, di entrare nella testa di ognuno era un’arte».
Quando il Cagliari di Giulini non gli rinnovò il contratto, la giostra si fermò. «In dieci anni di calcio il telefono non smetteva mai di squillare. Poi smette, e sembra che neanche tuo padre chiami più». Ci vollero due anni per uscire da quello shock. «Tutti i rapporti che credevo di aver costruito non erano così solidi come pensavo». Le proposte che arrivavano erano dalla Serie B e dalla C, dalla Svizzera, dalla Ternana.
La svolta è arrivata con il CUS Cagliari, dove oggi Sanfelice è direttore sportivo: 6.502 tesserati certificati, undici discipline, squadre di pallavolo, basket e hockey in Serie A. «Quando sono arrivato ho fatto fatica, con un pizzico di presunzione da chi veniva dalla Serie A. Quando ho capito che il problema ero io, non loro, ho fatto click». Oggi la sua linfa vitale sono i ragazzi dello staff, giovani e competenti.
Il principio numero 28 del libro Sport Management Tips, letto in diretta durante la puntata, sembra scritto per lui: «Le regole guidano, ma sono le relazioni che fanno vincere».
