Giovanni Paolo D’Incecco Bayard de Volo: «In sanità non si gestisce un processo, si gestisce una persona»
Avvocato, poi contrattualista di infrastrutture pubbliche, poi responsabile degli accordi internazionali all’Agenzia Spaziale Italiana, poi direttore acquisti al Policlinico Gemelli, poi amministratore delegato e direttore generale del Mater Olbia Hospital. Il percorso di Giovanni Paolo D’Incecco Bayard de Volo non segue una traiettoria lineare e non cerca di sembrarlo. È un percorso costruito sull’apertura ai cambiamenti radicali, sulla disponibilità a portare in un settore ciò che si è imparato in un altro, completamente diverso. Ospite del podcast Management Tips, ha raccontato come quella caratteristica, che da giovane viveva come un punto debole, sia diventata il fondamento del suo stile di management.
«A diciotto anni non sapevo cosa volessi fare da grande», dice. «Intorno a me c’erano persone molto quadrate, sapevano già tutto. Io quella risposta non riuscivo a darmela. Oggi, a 47 anni, sono contento di quel Giovanni, perché è quello che mi ha consentito di occuparmi di stadi, di lanciatori spaziali e di robotica chirurgica».
La sanità, nel suo percorso, arriva per ultima ed è il settore che considera più complesso in assoluto, più dell’aerospazio. La ragione è precisa: ogni decisione operativa, ogni processo, ogni scelta di acquisto o di gestione della supply chain ha sempre sul tavolo una persona. Spesso una persona in un momento di fragilità. «Se un’infrastruttura si ferma, la collettività si arrabbia. Se una sala operatoria si ferma, può dipenderne la vita di qualcuno. Questo cambia tutto».
Arrivato al Gemelli il 3 febbraio 2020, venti giorni dopo D’Incecco Bayard de Volo entra nell’unità di crisi Covid che si riunisce sette giorni su sette. Aveva una figlia di cinque mesi. Il primo giorno interamente a casa lo passa il 12 aprile, giorno di Pasqua. Di quel periodo non porta con sé il racconto dell’emergenza ma una consapevolezza manageriale precisa: quando le persone convergono su un obiettivo condiviso abbastanza forte, ogni forma di resistenza interna cade. «Ho visto come l’attenzione all’uomo possa generare una forza di cui le persone non sono nemmeno consapevoli prima». In due settimane, con i pazienti dentro, il Gemelli trasformò un blocco da 250 posti letto in doppia in 125 camere singole per malati Covid. Una macchina che lavorava ininterrottamente, senza che nessuno chiedesse perché.
Arrivato a settembre 2025 come amministratore delegato del Mater Olbia Hospital — joint venture tra la Fondazione Policlinico Gemelli e il fondo sovrano del Qatar — e poi direttore generale dal maggio 2026, D’Incecco Bayard de Volo gestisce una struttura che opera per oltre il 98% per il Servizio Sanitario Nazionale, pur avendo una proprietà privata. Il Mater non è un ospedale di lusso: è un ospedale pubblico progettato con la cura estetica, neuroscienze applicate alla scelta dei colori, grandi vetrate sul golfo di Olbia e su Tavolara, opere d’arte permanenti, un pianoforte nell’atrio. «L’ambiente in cui un paziente arriva cambia la qualità della cura prima ancora che il medico lo visiti. Non è un dettaglio».
Guidare una struttura sanitaria senza essere medico richiede, secondo D’Incecco Bayard de Volo, una cosa sola: non imporre, spiegare. «Se dico a un chirurgo “fai così”, duro poco io, dura poco lui. Se invece gli spiego perché gli sto chiedendo una cosa — il razionale dietro una scelta di processo, di acquisto, di organizzazione — e gli do la certezza che la macchina fuori dal reparto lo supporta quando ha bisogno, allora costruisco fiducia. E quella fiducia è la condizione per qualsiasi cambiamento».
Sul fronte dell’innovazione, il Mater ha avviato la settimana prima della registrazione del podcast il proprio agente virtuale, Mia Mat: nelle prime 24 ore ha gestito circa 2.500 telefonate, volume che il centralino fisico non avrebbe potuto reggere. Non un sostituto, sottolinea, ma uno strumento che libera le persone per il lavoro che richiede giudizio. Obiettivo entro gennaio: far gestire autonomamente all’intelligenza artificiale anche le agende ambulatoriali.
La visione ultima, per D’Incecco Bayard de Volo, non è contare i pazienti trattati. È aumentare gli anni di vita in buona salute in un territorio che è già una delle cinque Blue Zone del mondo. «L’ospedale fisico è una parte del percorso di cura. La prevenzione, gli stili di vita, la nutrizione: l’ospedale come entità può erogare molto di più di quello che avviene tra le sue quattro mura».
