Danilo Dadda di Vanoncini SPA a Management Tips: una storia di etica e formazione
Aveva ventiddue anni e stava vivendo i suoi primi quindici giorni di lavoro quando un infortunio in cantiere lo mise di fronte alla possibilità concreta di non sopravvivere. Nove ore in agonia, poi il risveglio, poi sei mesi a letto. Danilo Dadda, oggi presidente di Vanoncini SPA, ha raccontato questa storia al podcast Management Tips di Andrea Podda e Giada Melis con la stessa chiarezza con cui descrive i bilanci dell’azienda: senza retorica, guardando ai fatti per quello che sono stati.
Quei sei mesi di immobilità forzata non sono stati solo una convalescenza. Sono stati il periodo in cui Dadda ha avuto il tempo di chiedersi cosa volesse fare della propria vita, e la risposta era già dentro di lui. Aveva l’indole dell’imprenditore, lo sentiva da bambino crescendo accanto a un padre muratore, operaio bravissimo ma dipendente da altri. La Vanoncini, l’azienda che lo aveva assunto, sarebbe diventata il luogo in cui quella indole avrebbe trovato espressione.
A renderlo possibile fu il professor Antonio Vanoncini, fondatore dell’azienda e figura che Dadda descrive come il suo grande maestro. A un ragazzo di ventidue anni proveniente dalla Bergamasca, Vanoncini disse una frase che gli è rimasta impressa per tutto il percorso successivo: «Se tu mi prometti di rimanere con me, io mi gioco tutti i miei fratelli, dieci fratelli». Era la scommessa totale di un uomo di grande valore su una persona in cui vedeva qualcosa che forse il diretto interessato non riusciva ancora a vedere pienamente. Dadda ha definito quella frase il fondamento di un sentimento profondo di riconoscenza che lo accompagna ancora oggi.
Vanoncini era un fisico di formazione, proveniente dall’industria metallurgica, arrivato all’edilizia per ragioni familiari portando con sé una mentalità che nel settore non esisteva. Innovatore tecnico e innovatore nel rapporto con le persone, in particolare con i giovani. Grazie a lui, Dadda ha potuto costruire l’imprenditore che è diventato all’interno di un’azienda che non portava il suo cognome, conquistandosi la presidenza attraverso decenni di lavoro. Vanoncini non è più in vita, ma il rapporto, come dice Dadda, dura ancora.
L’azienda che presiede oggi conta circa cento collaboratori, parola che Dadda preferisce nettamente a “dipendenti”, e un volume d’affari tra i 40 e i 45 milioni di euro. Vanoncini si occupa di tecniche costruttive a secco: sistemi struttura-rivestimento applicati a edifici antisismici, iperisolati termicamente, costruiti su aree con edifici preesistenti demoliti e sostituiti con strutture che non consumano combustibile fossile. È un modello produttivo che ha una coerenza precisa con i valori dichiarati: non si usa territorio vergine, si migliora quello già costruito.
L’iniziativa che ha reso Dadda noto oltre il settore edilizio è quella dei libri. Ha costruito un elenco di cinquanta, sessanta titoli di management e ha proposto ai collaboratori un incentivo da cento euro per ogni libro letto e presentato durante le riunioni di coordinamento, in una mezz’ora prima dell’inizio. La prima a presentare fu una collaboratrice. La sala si era riempita non solo di dipendenti ma anche dei loro coniugi. Da quell’inizio, l’iniziativa ha preso il largo. Qualcuno ha portato il modello a casa, promettendo premi alle proprie figlie per ogni libro letto. La storia ha girato tutte le principali testate giornalistiche italiane.
L’origine di questa scelta affonda nell’infanzia. La madre di Dadda leggeva sul tavolo della cucina di formica gialla perché il salotto era vuoto: non c’erano i soldi per arredarlo. Aveva investito uno stipendio in una collana di classici russi, e il figlio aveva iniziato a leggerli da bambino non avendo altro a disposizione. Da Dostoevskij ai manuali di management, il percorso è stato lineare.
L’aneddoto che Dadda ha tenuto nascosto per anni, portandolo in pubblico solo per il coraggio costruito nel tempo, riguarda un vecchio ragioniere milanese che gli diede una busta con un assegno regolare e tre banconote da centomila lire forate con la bucatrice. Le pareti che i suoi operai avevano realizzato erano piene di buchi sotto la superficie visibile, realizzate con ritagli invece che con lastre intere. Il cliente aveva risposto in modo simmetrico: ti pago con i buchi che mi hai dato. Fu una lezione di etica più efficace di qualsiasi discorso. Da quel momento, fare bene anche quello che non si vede è diventato un principio operativo dell’azienda.
La tip che Dadda ha consegnato al podcast di Management Tips raccoglie il nucleo di tutto il percorso: «Rendi le persone libere attraverso la formazione». Libertà come valore principale, esteso non solo a sé stessi ma a chi si ha vicino. Formare le persone per renderle più capaci, più preziose sul mercato del lavoro, più libere di scegliere il proprio percorso, senza il timore di perderle. È proprio quella mancanza di timore, ha spiegato Dadda, che consolida i rapporti più solidi e duraturi.
