Il mercato civico di Sassari verso una nuova identità: il piano triennale che punta a fare del mercato un polo del gusto, della cultura e della comunità
Tra i banchi del piano terra, dove ancora si vende pesce fresco e si contratta il prezzo dell’ortofrutta, è nata l’idea di quello che il mercato civico di Sassari potrebbe diventare. Una sala riunioni improvvisata, sedie disposte tra gli stand, il sindaco Giuseppe Mascia e gli assessori seduti accanto agli operatori che quel mercato lo aprono ogni mattina. L’incontro aveva l’aspetto di una conversazione ordinaria. Quello che ha prodotto è un piano triennale da 250 mila euro per trasformare uno degli spazi più antichi della città in qualcosa che Sassari non ha ancora.
Il documento si chiama “Verso il mercato unico, programma di valorizzazione del mercato civico 2026-2028” ed è stato approvato dalla giunta pochi giorni fa. Il riferimento esplicito è il Mercato Centrale di San Lorenzo a Firenze: piano terra con i banchi alimentari tradizionali, primo piano trasformato in uno spazio aperto dove mangiare, lavorare, assistere a eventi culturali e trascorrere del tempo. Un modello che in Italia e in Europa ha dimostrato di funzionare, e che il Comune di Sassari intende adattare alla specificità del proprio centro storico.
Il percorso che ha portato a questo punto ha richiesto due anni. Prima la nomina del nuovo direttore del mercato, Gianfranco La Robina. Poi il confronto prolungato con gli operatori, per raccogliere una conoscenza che nessun progetto esterno avrebbe potuto produrre da solo. Infine, la traduzione di quelle conversazioni in un piano che la struttura comunale ha reso operativo. Antonio Spano, direttore generale del Comune di Sassari, descrive il nodo centrale con una franchezza insolita nel linguaggio istituzionale: «La difficoltà per la pubblica amministrazione non sta nel progettare un’opera o nel realizzare i lavori per rendere uno spazio di nuovo fruibile, ma sta nell’abitarlo, nell’attribuirgli una funzione, nel dare un senso all’investimento materiale». Un mercato ristrutturato senza una visione chiara di cosa deve diventare è soltanto un cantiere finito.
La visione, in questo caso, è articolata. Il mercato civico di Sassari dovrebbe diventare un polo del gusto e dell’enogastronomia locale, uno spazio di sperimentazione agroalimentare e artigianale, un luogo di aggregazione culturale capace di ospitare letture, concerti, mostre, incontri. La funzione commerciale tradizionale rimane centrale: il piano terra conserva la sua vocazione di presidio quotidiano di socialità e consumo. Ma attorno a essa si costruisce una stratificazione di funzioni che può cambiare il rapporto tra il mercato e il quartiere che lo circonda.
Il quadro finanziario che sostiene questa trasformazione è più ampio del solo piano triennale. Il vecchio mercato liberty, chiuso dal 2012, è in corso di restyling con finanziamenti del programma “Iti Sassari Storica 2014-2020” attraverso fondi europei Fesr e Fse+, con l’obiettivo di restituirlo alla città entro l’inizio del 2028. La terrazza sopra il mercato sarà riqualificata con risorse provenienti dal fondo Fsc, nell’ambito degli Itinerari delle Città Regie della Sardegna. Il piano triennale da 250 mila euro del fondo complementare regionale copre invece le attività soft: dal brand e dal logo fino alla comunicazione social, dalla definizione del modello di gestione alla formazione degli operatori.
«Ai lavori infrastrutturali affianchiamo attività di formazione, marketing e gestione, per accompagnare la città alla transizione verso il mercato unico, che unisca le funzioni del blocco moderno e l’edificio liberty», spiega il sindaco Mascia. «Con l’integrazione dei due spazi diamo vita a un polo identitario, culturale, sociale e turistico, che valorizzi la tradizione commerciale locale in chiave contemporanea». L’assessore alle Attività produttive Lello Panu aggiunge che la missione è «consolidare il mercato attuale come presidio quotidiano di socialità e consumo, facilitando l’evoluzione della gestione verso modelli più efficaci».
Il contesto urbanistico in cui questa operazione si inserisce non è secondario. Il centro storico di Sassari accumula da anni i problemi tipici dei centri storici delle città medie italiane: calo delle residenze, chiusura progressiva dei negozi di prossimità, spazi pubblici sempre meno vissuti. Un mercato civico rigenerato non risolve da solo queste dinamiche, ma può funzionare come attivatore. Giuseppe Masala, assessore alla Programmazione, inquadra l’operazione all’interno di un sistema di interventi più ampio: «È una scommessa fatta a ragion veduta, perché si inserisce in un piano di interventi che si sostanzierà in 24 milioni di investimenti tra Distretto dell’arte e della creatività, servizi comunitari di prossimità a San Donato e Città Regie». Il mercato è uno dei tasselli, non il centro.
Per rendere possibile questo lavoro, Palazzo Ducale ha anche ridisegnato la propria struttura interna. All’interno del settore Programmazione è stato istituito il servizio delle Politiche di sviluppo territoriale, con l’obiettivo di dare maggiore centralità ai temi di agricoltura, commercio, industria e artigianato. Un cambio organizzativo che rispecchia una scelta politica: la rigenerazione urbana richiede competenze specifiche e una regia stabile, non interventi episodici.
Il mercato civico di Sassari ha una storia che coincide in larga parte con la storia economica e sociale della città. Restituirlo a quella funzione, adattandola alle condizioni del presente, è un’operazione che richiede tempo, risorse e consenso. I tre anni del piano 2026-2028 non sono la fine del percorso: sono la fase in cui si costruisce il modello che dovrà funzionare quando i lavori saranno finiti e le porte riapriranno. Quella sala riunioni improvvisata tra i banchi del mercato è, in fondo, il modo più coerente che si potesse scegliere per cominciare.
