FESR 2021-2027, oltre 1,58 miliardi per la Sardegna: digitale, mobilità, aree interne e 33 milioni per alloggi accessibili
Un miliardo e 580 milioni di euro. È il doppio di quanto la Sardegna aveva ricevuto nella precedente programmazione europea. Il Comitato di sorveglianza del programma regionale FESR 2021-2027, riunito a Cagliari sotto la presidenza del vicepresidente della Regione e assessore alla programmazione Giuseppe Meloni, ha fatto il punto sullo stato di avanzamento di questi fondi e sulle priorità che guideranno la loro allocazione nei prossimi anni.
Le risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale sono concentrate su quattro assi principali: digitalizzazione delle imprese, tutela del territorio, investimenti nelle aree interne e mobilità sostenibile. A questi si aggiungono ricerca, innovazione, competitività, transizione ecologica e inclusione sociale. È un pacchetto che copre quasi tutte le dimensioni dello sviluppo regionale, e che nella sua ampiezza riflette la complessità dei ritardi strutturali che la Sardegna porta con sé.
Tra le novità emerse dalla riunione c’è la proposta di destinare oltre 33 milioni di euro a una nuova priorità: gli alloggi accessibili e sostenibili. Meloni ha spiegato la logica di questa scelta con una formula che dice qualcosa di preciso sull’approccio: «La casa è un’infrastruttura sociale. Riguarda la vita delle famiglie, l’autonomia dei giovani, la possibilità di trattenere e attrarre lavoro qualificato e la tenuta dei territori interni». Includere la casa nell’ambito della politica di coesione europea significa riconoscere che il problema dell’accessibilità abitativa ha effetti diretti sulla capacità di un territorio di crescere: chi non trova alloggi accessibili non si stabilisce, e chi non si stabilisce non lavora, non consuma, non contribuisce alla vita economica e sociale di quel territorio.
La questione degli alloggi si collega direttamente a un tema più ampio che Meloni ha portato all’attenzione del Comitato: l’insularità e il suo riconoscimento nelle politiche europee. «Essere un’isola comporta svantaggi strutturali che incidono sui trasporti, sull’energia, sull’accesso ai mercati e sulla capacità di attrarre investimenti e capitale umano», ha osservato il vicepresidente. La nuova Strategia europea per le isole riconosce queste specificità, ma il passo successivo che la Sardegna chiede è più concreto: che quelle specificità vengano tradotte in condizioni di sostegno adeguate nelle regole sugli aiuti di Stato. Non solo riconoscimento formale, ma strumenti che compensino gli svantaggi effettivi che derivano dalla condizione insulare.
Sul fronte dell’avanzamento della spesa, tra il 2025 e il settembre 2026 si è registrata una crescita significativa. Meloni ha dichiarato che nei primi mesi del 2026 è stata sviluppata ulteriore attività di spesa, con un monitoraggio costante per raggiungere i target di fine anno. Ma il punto su cui il vicepresidente ha insistito con più forza non è il dato numerico della spesa: «Vogliamo che questa spesa non sia semplicemente un target da raggiungere. Vogliamo che si possa tradurre in risultati, che consentano ai cittadini e alle imprese della Sardegna di poter misurare l’importanza e l’essenzialità di questo fondo che per noi è vitale nell’ambito delle politiche di coesione». È una distinzione che riguarda la qualità dell’utilizzo dei fondi, e che spesso nella gestione delle risorse europee viene messa in secondo piano rispetto alla pressione a spendere entro le scadenze.
L’ultimo punto affrontato nella riunione riguarda la governance dei fondi. Meloni ha ribadito la volontà di mantenere in Sardegna l’autorità di gestione: «L’Autorità di gestione è prevista in Sardegna e contiamo di trattenerla qui. Ci batteremo perché la nostra Isola e tutte le regioni siano protagoniste nel gestire i propri fondi, per fare in modo che la programmazione sia legata alle esigenze e ai bisogni di ciascun territorio». La centralizzazione della gestione dei fondi europei è un tema ricorrente nel dibattito sulle politiche di coesione: chi è lontano dal territorio tende a programmare in modo meno aderente alle sue specificità, con conseguenze che si misurano nella qualità degli interventi finanziati.
Il FESR 2021-2027 per la Sardegna è uno strumento che non ha precedenti in termini di dimensione. Come viene usato nei prossimi anni determinerà in misura significativa le condizioni in cui l’economia e la società sarda si troveranno al termine del ciclo di programmazione. La riunione del Comitato di sorveglianza a Cagliari ha messo in fila le priorità e i nodi aperti. Ora la parte più difficile: trasformare la programmazione in cantieri aperti, contratti firmati e risultati misurabili per cittadini e imprese.
