Massimiliano Sogna di Iglesias conquista il Tor des Géants: 330 km, 24mila metri di dislivello e 5 ore di sonno in sette giorni tra i quattro Giganti delle Alpi
Quando Massimiliano Sogna ha tagliato il traguardo a Courmayeur, nell’aria risuonavano le note di “Spunta la luna dal monte” di Pierangelo Bertoli e i Tazenda. Era la colonna sonora giusta per chiudere sette giorni tra ghiacciai, bufere di neve e 24mila metri di dislivello. Cinquantaquattro anni, originario di Iglesias, da trenta residente in Valle d’Aosta, Sogna ha completato il Tor des Géants, una delle competizioni di endurance più estreme del pianeta. Ha dormito cinque ore in una settimana. Ha incrociato un lupo sul percorso. Ha tagliato il traguardo tra le lacrime e gli applausi di una comunità che, tra emigrati sardi e spettatori valdostani, lo aspettava da giorni.
Il Tor des Géants, abbreviato in TOR330, è una corsa ad anello che parte e arriva a Courmayeur percorrendo 330 chilometri lungo le due alte vie della Valle d’Aosta. Il tracciato si snoda tra i quattro Giganti delle Alpi: il Monte Bianco, il Gran Paradiso, il Monte Rosa e il Cervino. Il limite di tempo per completarlo è 150 ore. Quest’anno erano al via 1600 partecipanti. Sogna era tra loro, e ha portato a termine il percorso nel giorno del proprio compleanno, il 25 settembre.
Definire il Tor des Géants una corsa è tecnicamente corretto ma narrativamente insufficiente. È un’odissea che mette a dura prova i limiti fisici e psicologici in modo simultaneo e prolungato. Il corpo lavora senza riposo vero per sette giorni: i muscoli accumulano fatica che non viene mai smaltita completamente, il freddo e le variazioni di quota impongono adattamenti continui, e la privazione del sonno produce effetti cognitivi che si sommano all’esaurimento fisico. Cinque ore di sonno in sette giorni significa che ogni notte Sogna ha dormito poco più di quaranta minuti in media, quando il percorso lo consentiva.
Le condizioni che ha incontrato sul tracciato non erano quelle di un’edizione favorevole. Bufere di neve, ghiacciai da attraversare, e a un certo punto la presenza di un lupo sul percorso: elementi che in un contesto normale avrebbero giustificato una sosta, e che in una gara come questa diventano parte delle variabili da gestire continuando a muoversi. Chi partecipa al Tor sa che il meteo montano di settembre in Valle d’Aosta può cambiare in modo brusco e che il percorso non perdona sostare troppo a lungo.
Sogna ha lasciato Iglesias trent’anni fa. La Valle d’Aosta è diventata il suo territorio di vita, ma le radici sarde sono rimaste visibili fino all’ultimo chilometro: quelle note di Tazenda che risuonavano all’arrivo erano arrivate lì perché qualcuno le aveva scelte per lui, e quella scelta racconta qualcosa sul legame che la comunità sarda in Valle d’Aosta mantiene con la propria origine. Un pezzo di Sardegna che arriva fino al Monte Bianco, fino al Cervino, e ritorna a Courmayeur con un uomo di 54 anni che ha appena completato qualcosa che pochissimi al mondo riescono a fare.
Le sue parole all’arrivo sono state dirette: «Ho dormito 5 ore in sette giorni, ma sono felice. Dedico questo traguardo alla mia famiglia e a chi mi ha sostenuto». È la sintesi di un’esperienza che non lascia spazio a elaborazioni complesse: sette giorni di concentrazione assoluta producono una chiarezza su ciò che conta. La famiglia e chi ha sostenuto il percorso occupano tutto lo spazio disponibile in quel momento.
Il Tor des Géants non è una competizione con molti vincitori assoluti da celebrare: il completamento del percorso entro le 150 ore è di per sé il risultato. Tra 1600 partecipanti che si presentano al via, molti non arrivano. Le cause sono fisiche, psicologiche, meteo, logistiche. Chi taglia il traguardo a Courmayeur dopo sette giorni porta con sé qualcosa che difficilmente si descrive a chi non lo ha vissuto, e che probabilmente non si dimentica.
Massimiliano Sogna ha impiegato la sua settimana di fine settembre per attraversare quattro dei più grandi massicci alpini europei. Ha compiuto 54 anni mentre lo faceva. E quando è arrivato, aveva ancora la lucidità per sapere a chi dedicarlo.
