Nuoro tra le province più innovative d’Italia: start-up in crescita del 475% in un decennio

Esistono territori che sorprendono quando li si guarda attraverso i numeri. La provincia di Nuoro è uno di questi. In un decennio — dal 2016 al 2025 — il numero di start-up innovative registrate nel suo territorio è cresciuto del 475%, un tasso che vale il quinto posto in Italia per capacità di espansione del settore. Non è un dato che ci si aspetta da una provincia dell’entroterra sardo, lontana dai principali hub nazionali dell’innovazione. Eppure l’analisi dell’Osservatorio economico della Camera di Commercio di Nuoro lo certifica, e lo contestualizza in un quadro che merita una lettura attenta.

I dati elaborati dai registri delle Camere di Commercio — Unioncamere-Infocamere — fotografano, a gennaio 2026, 24 start-up innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese nel territorio nuorese, su un totale regionale di 143. Una quota che, in termini assoluti, può sembrare contenuta, ma che acquista un peso diverso quando la si legge in relazione alla velocità della crescita e alla qualità delle imprese che compongono questo ecosistema.

Il profilo settoriale dell’ecosistema locale è rivelatore. Le start-up nuoresi si concentrano nelle industrie culturali e creative, nella tecnologia e nel digitale, nell’agroalimentare innovativo e nel turismo sostenibile ed esperienziale. Sono ambiti che rispecchiano le vocazioni storiche del territorio — la cultura, il paesaggio, la tradizione produttiva — rilette attraverso il filtro dell’innovazione. Non è un caso che queste imprese abbiano trovato terreno fertile proprio qui: il mercato di riferimento, le competenze contestuali e le risorse del territorio si sovrappongono in modo coerente con i settori scelti.

Un elemento che distingue le start-up nuoresi dal panorama nazionale è la loro solidità patrimoniale. Il 56,5% dispone di un capitale iniziale pari o superiore a 10.000 euro, posizionando la provincia al quarto posto in Italia per livello di capitalizzazione. È un indicatore che dice qualcosa di sostanziale sul modo in cui queste imprese nascono: con una struttura, una visione di medio periodo, risorse adeguate a reggere i primi anni di attività — quelli in cui la mortalità delle start-up è statisticamente più alta. Avviare un’impresa innovativa con una base finanziaria solida riduce la dipendenza dal credito esterno e aumenta la probabilità di sopravvivenza nel momento in cui il modello di business deve dimostrare la propria tenuta sul mercato.

Il miglioramento del posizionamento nella graduatoria per densità di start-up aggiunge un altro livello di lettura. Nuoro è passata dal 69° posto del 2024 al 58° del 2025, registrando il miglior risultato dell’ultimo quadriennio. La direzione del movimento conta quanto il punto di partenza: una provincia che migliora di undici posizioni in un anno sta accelerando, e questo segnale va letto con attenzione da chi si occupa di politiche di sviluppo territoriale.

La presenza femminile nell’imprenditoria innovativa nuorese rappresenta un altro dato positivo. Con un’incidenza del 21,7%, la provincia si colloca al tredicesimo posto in Italia. È una percentuale che supera molte realtà urbane più strutturate e che testimonia come il tessuto sociale del territorio abbia prodotto una quota rilevante di imprenditrici disposte a misurarsi con settori ad alta intensità tecnologica e creativa. In un contesto nazionale in cui la partecipazione femminile all’imprenditoria innovativa rimane strutturalmente inferiore a quella maschile, questo posizionamento ha un valore che va oltre la statistica.

Il quadro, tuttavia, non è privo di criticità, e l’Osservatorio le mette in evidenza con la stessa precisione con cui registra i punti di forza. La più rilevante riguarda la componente giovanile. Le start-up a prevalenza under 35 rappresentano solo l’8,7% del totale, un dato che colloca Nuoro al 95° posto in Italia. È una posizione distante dall’ambizione che i numeri sulla crescita complessiva farebbero immaginare, e segnala una difficoltà strutturale nel coinvolgere le generazioni più giovani nei processi imprenditoriali innovativi. Le ragioni possono essere diverse — dalla tendenza all’emigrazione dei laureati verso i centri urbani, alla difficoltà di accesso a reti di mentorship e finanziamento, alla percezione del territorio come contesto meno favorevole all’avvio di impresa — ma il risultato è un ecosistema che cresce trainato prevalentemente da imprenditori adulti, con tutto ciò che questo implica in termini di ricambio generazionale nel medio periodo.

L’altro nodo riguarda il settore energetico ad alto contenuto tecnologico. Le start-up attive in questo ambito rappresentano il 13% del totale provinciale, una quota che posiziona Nuoro al 65° posto in Italia, al di sotto della media nazionale. In un momento in cui la transizione energetica è al centro delle politiche industriali europee e nazionali, con flussi di finanziamento pubblico e privato significativi, la debolezza in questo comparto rappresenta un’occasione mancata. Paradossalmente, la Sardegna dispone di risorse naturali — vento, sole, spazi — che potrebbero alimentare una filiera dell’innovazione energetica di rilievo. Il potenziale è riconoscibile; la capacità di trasformarlo in impresa strutturata è ancora da costruire.

Maria Luisa Ariu, responsabile dell’Osservatorio economico della Camera di Commercio di Nuoro, sintetizza la lettura dei dati con equilibrio: un ecosistema vivace, capace di esprimere progettualità solide e una buona presenza femminile, ma con sfide importanti sul fronte del coinvolgimento giovanile e dello sviluppo tecnologico avanzato. Sono le due variabili su cui si giocherà la capacità del territorio di consolidare nel tempo il posizionamento conquistato.

Il caso di Nuoro offre uno spunto di riflessione che va oltre i confini provinciali. Dimostra che l’innovazione imprenditoriale può prendere forma anche in contesti geograficamente periferici, a condizione che esistano identità produttive riconoscibili su cui innestare nuove competenze e modelli di business. La sfida, a questo punto del percorso, è duplice: attrarre e trattenere energie giovani che rischiano di cercare altrove le condizioni che il territorio ancora non riesce a offrire, e orientare una parte della crescita verso i settori strategici del prossimo decennio. La traiettoria degli ultimi anni è un punto di partenza solido. Saperlo governare è il lavoro che resta da fare.