Progetto FARO, il passaporto digitale che abbatte le differenze: To Smile di Giancarlo Bogo la prima struttura sanitaria italiana ad aderire

Un passaporto digitale che non serve per attraversare confini, ma per attraversare le differenze. È questa l’idea alla base del progetto FARO, presentato da Giancarlo Bogo, titolare delle cliniche To Smile, insieme a Loredana Lai, Segretario Nazionale del comparto disabilità della Confael. L’annuncio arriva da uno dei centri del gruppo, in un momento che Bogo stesso definisce significativo: per la prima volta in Sardegna, una struttura sanitaria aderisce a FARO, diventandone capofila per l’intero ambito nazionale della sanità.

FARO nasce come strumento digitale pensato per essere adottato da più strutture diverse. Il percorso è partito dai comuni, dove l’amministrazione pubblica ha sperimentato per prima questo passaporto digitale. Da lì, il progetto comincia ora a estendersi verso il mondo sanitario, con le cliniche To Smile a fare da apripista in un settore che storicamente fatica a digitalizzare i propri processi di accoglienza e cura.

Il valore di uno strumento come FARO si comprende meglio se si guarda a cosa risolve in concreto. Un passaporto digitale condiviso tra strutture diverse permette a una persona di portare con sé informazioni e diritti senza dover ripetere ogni volta lo stesso percorso di verifica, di documentazione, di spiegazione. Per chi vive condizioni di fragilità, disabilità o semplicemente bisogni specifici, ogni passaggio burocratico aggiuntivo è un ostacolo che si somma agli altri. Uno strumento che riduce questi passaggi non semplifica solo l’amministrazione: cambia concretamente l’esperienza di chi accede a un servizio sanitario.

Bogo lo spiega con parole dirette, riferendosi al cuore del progetto: l’obiettivo è togliere le diversità per le persone, permettendo a chiunque di entrare in cura senza differenziazioni, con una sensibilità maggiore verso determinati aspetti della propria condizione. È una dichiarazione che sposta l’attenzione dal piano tecnologico a quello umano. La tecnologia, in questo caso, è il mezzo. Il fine è l’accesso paritario alle cure, indipendentemente dalle condizioni di partenza di ciascuno.

La scelta di una struttura sanitaria come To Smile di aderire a un progetto che era partito dal mondo delle amministrazioni comunali ha un significato che va oltre il singolo centro coinvolto. Dimostra che uno strumento digitale pensato per la pubblica amministrazione può attraversare settori diversi, mantenendo la propria utilità. La sanità, in particolare, è un ambito dove la frammentazione delle informazioni tra strutture diverse genera spesso inefficienze e, nei casi più delicati, ritardi che pesano sulla qualità della cura. Un passaporto digitale condiviso risponde esattamente a questo tipo di problema.

Bogo si dice molto contento di aver aderito al progetto, e lo definisce in termini che vanno oltre la singola adesione: spera di poter essere un apripista per l’intero mondo sanitario italiano, aprendo la strada a un’adozione più ampia di FARO da parte di altre strutture del Paese. È un’ambizione che, partendo da un gruppo di cliniche sarde, guarda a una scala nazionale. Non è inusuale che le innovazioni nei processi sanitari nascano da realtà di dimensioni contenute, capaci di muoversi con maggiore agilità rispetto a strutture più grandi e burocratizzate, per poi essere osservate e replicate altrove.

Il ruolo di Loredana Lai come responsabile del progetto FARO segnala che dietro l’iniziativa c’è una struttura organizzativa dedicata, non un’adesione episodica. Gestire un passaporto digitale che attraversa comuni e strutture sanitarie richiede coordinamento, protocolli condivisi e un lavoro di interoperabilità tra sistemi informativi diversi. È un lavoro che si misura nei dettagli operativi più che negli annunci, ma che è la condizione perché un progetto come questo funzioni davvero nella pratica quotidiana.

La sanità italiana convive da anni con il tema della digitalizzazione dei propri processi, spesso senza riuscire a tradurlo in strumenti realmente utilizzati dai cittadini. Un passaporto digitale capace di muoversi tra comuni e strutture sanitarie, riducendo le barriere di accesso per chi ha bisogni specifici, rappresenta un passo concreto in questa direzione. La scelta della Sardegna come prima regione a vedere una struttura sanitaria aderire a FARO aggiunge a questa storia una dimensione territoriale precisa: un’isola che, su un tema delicato come l’accesso equo alle cure, si propone come terreno di sperimentazione per il resto del Paese.

Quello che resta da vedere è quanto rapidamente altre strutture sanitarie sceglieranno di seguire questo esempio. Le cliniche To Smile rappresentano un punto di partenza concreto. La loro reale portata si misurerà nel numero di realtà che, nei prossimi mesi, decideranno di fare lo stesso passo.