Gabriele Catta arriva a Cagliari: concluso il giro a nuoto di Sardegna e Corsica, 1.200 chilometri in 50 tappe per Tanzania e malattie rare

Ieri mattina, alla Marina Piccola di Cagliari, Gabriele Catta è uscito dall’acqua per l’ultima volta. Cinquanta tappe, 1.200 chilometri a nuoto tra Sardegna e Corsica, partito dallo stesso pontile il 9 agosto. Il cerchio si è chiuso nel punto esatto in cui era stato aperto, con la stessa acqua del Mediterraneo e con due cause ancora da portare avanti.

Catta ha venticinque anni, è di Monserrato, è laureato in Scienze delle Attività Motorie e Sportive e ha alle spalle dodici anni di nuoto agonistico. Il percorso che lo ha condotto a quest’ultimo giro in mare è quello di un atleta che ha costruito la propria traiettoria endurance in modo progressivo e deliberato: 52 chilometri per AIRC nel 2022, venti maratone nel 2023, 102 chilometri no-stop nel 2024, ventuno Ironman nel 2025. Ogni anno un’impresa più impegnativa della precedente, ogni anno affiancata a una finalità solidale. Il giro di Sardegna e Corsica a nuoto è il capitolo più lungo di questo percorso.

Le due cause a cui l’impresa è dedicata hanno identità precise. La prima riguarda l’accesso all’acqua potabile e alla salute in Tanzania, attraverso la realizzazione di reti idriche durature e la formazione di giovani donne locali. L’obiettivo dichiarato è anche quello di ridurre le infezioni infantili legate alla mancanza di acqua pulita: una delle cause di mortalità infantile più diffuse in Africa subsahariana, e una delle più prevenibili con infrastrutture adeguate.

La seconda causa nasce da una storia personale: la battaglia di Alessia. L’iniziativa vuole offrire ascolto e assistenza medica, psicologica e legale alle persone che convivono con patologie rare e spesso invisibili, quelle che i protocolli ordinari faticano a riconoscere e la sanità pubblica stenta a gestire. Tra gli obiettivi c’è anche il finanziamento di borse di studio per la ricerca in questo ambito. Le malattie rare colpiscono una quota significativa della popolazione italiana, con tempi medi di diagnosi che si contano spesso in anni, e con un carico psicologico e burocratico che ricade interamente sui pazienti e sulle loro famiglie.

Alessia non è stata solo il nome dietro la causa: ha curato la regia organizzativa dell’intera impresa, coordinando logistica, comunicazione e attività quotidiane, tenendo in contatto Gabriele, gli specialisti medici e la squadra di supporto. Cinquanta tappe in mare richiedono una struttura a terra che funzioni con la stessa continuità con cui l’atleta nuota: rifornimenti, monitoraggio delle condizioni meteo, comunicazioni con le autorità marittime, gestione delle emergenze. Tutto questo è stato nelle mani di Alessia per quasi due mesi.

Il percorso ha attraversato entrambe le isole, toccando acque diverse per temperatura, correnti e condizioni del fondo. Tra le coste nord della Sardegna e la Corsica le condizioni cambiano rapidamente: il vento può alzare onde significative anche in finestre meteo apparentemente favorevoli, e il cambio di temperatura dell’acqua tra le diverse zone del percorso richiede un adattamento fisico continuo. Cinquanta tappe in cinquanta giorni circa non lascia spazio a recuperi lunghi: il corpo lavora in condizione di deficit progressivo, e la gestione dell’alimentazione, del riposo e dello stato mentale è tanto determinante quanto la capacità tecnica di nuoto.

L’arrivo a Marina Piccola chiude il viaggio in acqua. Le due organizzazioni sostenute da questa impresa, ADMISS e Isola Rara, proseguono il proprio lavoro con le risorse raccolte durante il percorso. I fondi donati da chi ha seguito le cinquanta tappe di Catta diventeranno reti idriche in Tanzania e supporto per persone con patologie rare in Italia. È la parte dell’impresa che dura oltre l’ultimo chilometro.

Per Catta, questo giro rappresenta qualcosa di specifico nella traiettoria che ha costruito anno dopo anno: la conferma che è possibile usare la capacità atletica come strumento, costruire attorno a un’impresa fisica una struttura organizzativa seria, raccogliere risorse per cause concrete e rendicontabili. Non è un modello nuovo nel panorama dello sport solidale, ma richiede disciplina, coerenza e una capacità di pianificazione che va molto oltre l’allenamento in acqua.

L’atleta è tornato a Cagliari. Il progetto continua.