Fiera nautica di Sardegna, quinta edizione a Porto Rotondo: 250 imbarcazioni e un piano industriale per competere sui mercati internazionali
Quarantatré milioni di euro di export, con un incremento del 47% rispetto all’anno precedente. Più della metà della produzione è destinata ai mercati esteri. Questi numeri definiscono oggi il profilo della nautica sarda: un settore che ha smesso di essere un satellite dell’industria turistica per assumere i contorni di un comparto produttivo strutturato, con una filiera propria e ambizioni internazionali concrete. È in questo contesto che si colloca la quinta edizione della Fiera nautica di Sardegna, in programma dal 7 al 10 maggio a Porto Rotondo, con circa 200 imbarcazioni in acqua, 150 stand e circa 160 operatori presenti.
L’edizione di quest’anno introduce una novità che ne cambia il significato più profondo. Cipnes Gallura e Regione Sardegna hanno siglato un accordo triennale per l’internazionalizzazione della nautica. Il piano prevede la presenza del sistema produttivo isolano nelle principali fiere mondiali di settore — da Cannes a Genova, fino alle manifestazioni tedesche — con l’obiettivo di attrarre imprenditori esteri interessati a investire in Sardegna. La fiera di Porto Rotondo diventa così uno dei nodi di una rete più ampia: il momento in cui il lavoro di promozione internazionale condotto durante l’anno incontra il mercato e si traduce in relazioni concrete.
Livio Fideli, presidente del Cipnes, ha illustrato la logica che sottende questa evoluzione. La struttura espositiva rimane quella consolidata negli anni precedenti, mentre l’apertura agli operatori esteri e la presenza nelle fiere internazionali segnano un cambio di scala nell’ambizione del progetto. Per sostenere questa transizione, il Cipnes ha commissionato all’Istituto Tagliacarne e ad Ambrosetti una mappatura completa della filiera nautica sarda. Si tratta di un’analisi sistematica dei punti di forza, delle criticità e degli ambiti di intervento prioritari: uno strumento operativo prima ancora che comunicativo, utile a presentare il sistema produttivo dell’isola con dati credibili agli interlocutori internazionali e a orientare le politiche di sviluppo su basi solide.
Sul piano fisico, il salone si presenta con una configurazione più ampia rispetto alle edizioni precedenti. Angelo Colombo, responsabile organizzativo, ha illustrato le soluzioni adottate: gli spazi sono stati ripensati coinvolgendo l’intero porto, con piattaforme galleggianti che ampliano la superficie disponibile e integrano in modo più organico la componente in acqua con quella a terra. Accanto all’area espositiva, il programma prevede momenti di confronto tra operatori, istituzioni ed esperti dedicati ai temi dello sviluppo, dell’innovazione e delle prospettive del settore. Una scelta che riflette la volontà di trasformare la fiera in qualcosa di più di una vetrina commerciale.
Aldo Carta, direttore generale del Cipnes, ha articolato questa visione con precisione. La fiera si sta consolidando come luogo di conoscenza e integrazione tra filiere, dove trovano spazio imprese strutturate, artigiani, startup e giovani imprenditori. La nautica dialoga così con altri comparti produttivi — dalla cantieristica alla componentistica, dalla formazione tecnica al design — generando connessioni che vanno oltre il perimetro stretto del settore. Carta ha posto l’accento in modo particolare sul tema delle competenze: la formazione professionale e universitaria viene indicata come leva fondamentale per rispondere alle esigenze delle imprese e trattenere nell’isola i talenti che altrimenti tendono a cercare opportunità altrove.
Su questo terreno si inserisce l’intervento dell’assessore regionale all’Industria, Emanuele Cani, che offre la lettura politica più netta. La scelta della Regione è stata quella di accompagnare la fiera verso una dimensione industriale, spostando il baricentro del settore dall’ambito turistico a quello della programmazione e della produzione. L’attrazione turistica rimane una componente rilevante, ma da sola non genera il tipo di valore e di occupazione che una politica industriale seria deve produrre. Costruire barche in Sardegna — con tutto ciò che questo comporta in termini di filiere locali, competenze specializzate e indotto — è un obiettivo diverso e più ambizioso rispetto ad attrarre diportisti durante la stagione estiva. La nautica viene indicata come uno dei pilastri della politica industriale regionale, accanto agli investimenti in infrastrutture, portualità, formazione, energia e innovazione.
Il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, ha portato a questa lettura la prospettiva di chi ha gestito lo sviluppo del territorio negli anni più recenti. Gli investimenti in infrastrutture, servizi e connessioni realizzati nel tempo sono spesso poco visibili, ha osservato, ma costituiscono il presupposto senza cui nessuna strategia di sviluppo industriale può prendere forma. Vale per la nautica come per qualsiasi altro settore: la competitività di un territorio si costruisce nel tempo, attraverso decisioni che producono effetti a distanza di anni e che richiedono una visione condivisa tra amministrazioni, imprese e comunità locali.
Gianluca D’Agostino, direttore marittimo del Nord Sardegna, ha chiuso il cerchio ricordando il valore del mare come risorsa economica prima ancora che come richiamo paesaggistico. Il mare genera economia, lavoro e opportunità per le nuove generazioni in modo concreto e misurabile. La fiera rappresenta un momento importante per costruire il futuro del settore su queste basi.
Ciò che la quinta edizione porta con sé, al di là dei numeri espositivi, è la consapevolezza che un settore raggiunge la maturità quando smette di celebrare se stesso e comincia a costruire le condizioni per crescere in modo sistematico. L’accordo triennale con la Regione, la mappatura della filiera affidata a istituzioni qualificate, l’apertura agli operatori internazionali e l’attenzione alla formazione puntano nella stessa direzione. Porto Rotondo, dal 7 al 10 maggio, offrirà una misura concreta di quanto questo percorso abbia già prodotto.
