Cannonau e Generazione Z: mille studenti sardi riscrivono il linguaggio del vino e debuttano a Vinitaly
Quando un vino millenario incontra il vocabolario di chi è cresciuto con i social, il risultato non è una campagna di marketing. È qualcosa di più complesso e, per certi versi, più interessante: un tentativo serio di capire se e come il Cannonau possa parlare alle nuove generazioni senza tradire se stesso. È esattamente questo che approda a Vinitaly 2026, la fiera enologica più influente al mondo, il 12 aprile: un progetto nato in aula e cresciuto sul campo per oltre un anno, che porta a Verona non un restyling estetico ma un nuovo sistema di comunicazione costruito con metodo, dati e una partecipazione emotiva che raramente si vede nei lavori accademici.
Il progetto si chiama “Cannonau, vino giovane” ed è stato ideato da Sardegna Ricerche, l’agenzia regionale per la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica, in collaborazione con IED Cagliari e Università di Cagliari. I numeri del lavoro svolto danno la misura dell’impegno: oltre un anno di attività tra seminari, ricerche, statistiche e analisi sul campo; tre corsi accademici e universitari coinvolti; circa mille studentesse e studenti che hanno partecipato attivamente al processo. Una trentina le cantine sarde protagoniste, con la partecipazione del Consorzio di tutela del Cannonau di Sardegna Doc e la collaborazione di Assoenologi Sardegna. Non un esperimento marginale, dunque, ma un lavoro strutturato che ha coinvolto una fetta significativa del sistema formativo regionale e una parte rilevante della filiera produttiva del vino sardo.
Il cuore metodologico del progetto è la ricerca sulle aspettative e le preferenze delle nuove generazioni rispetto al vino. Gli studenti non hanno lavorato su brief pubblicitari astratti, ma su dati reali raccolti attraverso analisi qualitative e quantitative, cercando di capire come la Generazione Z si approccia al vino, quali barriere percepisce, quale linguaggio sente come proprio e quale, al contrario, avverte come distante o artificioso. Da questa ricerca sono emerse strategie e progetti comunicativi che Carmen Atzori, Direttrice Generale di Sardegna Ricerche, descrive con precisione: lavori di alta qualità professionale, in cui è evidente non solo la competenza raggiunta ma anche una partecipazione emotiva carica di un entusiasmo contagioso. Una combinazione che, nel mondo della comunicazione, è più rara di quanto si pensi.
Il titolo scelto per la presentazione a Vinitaly — “Cannonow: feel it, Nuove grammatiche per un vino giovane” — sintetizza l’intenzione del progetto. Non si tratta di rendere il Cannonau più giovane modificandone l’immagine, ma di costruire una grammatica nuova per raccontarlo: una grammatica che emerga dal modo in cui i giovani effettivamente percepiscono il vino, le sue storie, il suo legame con il territorio. Quattro cantine sarde hanno messo a disposizione le proprie interpretazioni del Cannonau, che gli studenti hanno letto e reinterpretato attraverso un racconto che, nelle parole della Direttrice, è risultato profondo e a tratti volutamente provocatorio e irriverente. Una scelta consapevole, che riflette la volontà di non addomesticare la creatività giovanile per renderla presentabile, ma di valorizzarla nella sua forma più energica.
La giornata del 12 aprile si articola su due momenti distinti. Il primo si svolge nello spazio istituzionale della Regione Sardegna, al Padiglione 8 di Veronafiere, a partire dalle 13.45: una presentazione ufficiale del progetto con i risultati della ricerca e la degustazione-racconto ideata dagli studenti, con la partecipazione del giornalista Roberto Ripa. Il secondo momento sposta l’evento nel Fuori Salone, al Palco della Loggia di Fra’ Giocondo nel centro storico di Verona, nell’ambito di Vinitaly and the City. È una scelta che dice qualcosa di preciso sull’ambizione del progetto: uscire dai padiglioni fieristici per portare il Cannonau nella città, sotto i riflettori crepuscolari di uno dei centri storici più evocativi d’Italia, in un contesto che per sua natura attrae un pubblico più eterogeneo e meno specializzato di quello che frequenta le fiere di settore.
Il fatto che questo lavoro approdi a Vinitaly non è solo un traguardo comunicativo. È il riconoscimento che la Sardegna ha costruito, in poco più di un anno, qualcosa che può essere di riferimento per l’intero settore enologico nazionale. Atzori lo dice esplicitamente: i metodi e i contenuti prodotti dagli studenti vengono messi a disposizione di tutti gli operatori del settore come modello replicabile. L’isola, in questo senso, si è trasformata in un laboratorio di sperimentazione per nuovi approcci e nuovi linguaggi al servizio del mondo produttivo. È un posizionamento insolito per una regione che spesso subisce i modelli comunicativi elaborati altrove, e che invece in questo caso li ha generati in proprio.
C’è una riflessione più ampia che il progetto sollecita, e riguarda il rapporto tra formazione universitaria e industria culturale e produttiva. Mille giovani che trascorrono oltre un anno a studiare un prodotto, a intervistare consumatori, a costruire strategie comunicative e a presentarle in una fiera internazionale non stanno semplicemente svolgendo un esercizio accademico. Stanno acquisendo competenze spendibili, costruendo relazioni con le imprese del territorio, e contribuendo a un processo di innovazione che le cantine da sole difficilmente avrebbero potuto attivare con la stessa profondità. È un modello di collaborazione tra università, istituzioni e impresa che funziona perché tutte le parti vi portano qualcosa di reale: la ricerca porta metodo, le cantine portano i prodotti e la conoscenza del mercato, gli studenti portano uno sguardo che dall’interno del settore non si riesce ad avere.
Il Cannonau è un vitigno antico, presente in Sardegna da secoli, con una storia che intreccia cultura, identità e paesaggio. La sfida di renderlo rilevante per chi ha vent’anni non è una sfida di marketing, ma di senso. Capire perché un vino con questa densità storica dovrebbe parlare a una generazione abituata alla velocità, alla frammentazione e all’abbondanza di scelta richiede un lavoro intellettuale serio, prima ancora che creativo. È questo lavoro che gli studenti sardi hanno fatto, e che Verona vedrà.
