Il Cannonau conquista Argelès-sur-Mer: la Sardegna vince 37 delle 47 medaglie italiane al Grenaches du Monde 2026

Ad Argelès-sur-Mer, nel Rossiglione francese, si è tenuta nel 2026 l’edizione del concorso enologico internazionale Grenaches du Monde. Quando la giuria ha completato le degustazioni e la commissione ha reso noti i risultati, un dato ha catturato l’attenzione del mondo del vino: su quarantasette medaglie assegnate a vini italiani, trentasette appartengono alla Sardegna. Queste proporzioni non si spiegano con la fortuna o con un’annata favorevole. Raccontano di un vitigno, il Cannonau, che nell’isola ha trovato il territorio più adatto a esprimere la propria identità, e di una generazione di cantine sarde che lo coltiva con una consapevolezza tecnica cresciuta molto negli ultimi decenni.

Il Grenaches du Monde è la principale competizione enologica internazionale specificamente dedicata al Grenache e ai suoi blend. Per partecipare, un vino deve contenere almeno il cinquantuno per cento di questo uvaggio. È un concorso che premia l’eccellenza di un’espressione varietale precisa. Il focus è su un’uva che cresce in climi caldi e asciutti, con una lunga storia mediterranea e una presenza crescente nei mercati internazionali. La Sardegna è tra i territori che la esprimono con maggiore continuità e profondità.

Trentasette vini sardi premiati, provenienti da tutta l’isola: il risultato copre uno spettro molto ampio di produzione. Ci sono gli spumanti e i rosati, i Cannonau giovani e fruttati, le riserve di lungo affinamento, i passiti e i vini liquorosi. Questa varietà di tipologie conta quanto il numero totale di riconoscimenti, perché racconta come il Cannonau sardo non sia un vino monolitico. Si declina in modo differente a seconda delle zone di coltivazione, delle altitudini, delle scelte di vinificazione, e ciascuna di queste versioni riesce a trovare spazio nell’attenzione della critica internazionale.

I tre premi più alti – le doppia medaglia d’oro, assegnate ai vini con punteggi tra i novantasei e i cento centesimi – sono andati a tre etichette sarde. Due appartengono ad Argiolas, la storica cantina di Serdiana: il Cannonau Riserva Senes Rouge 2022 e il Cannonau Rosato Arjola Rosé 2025. Il terzo riconoscimento al vertice va alla Cantina Santadi, con il VL Festa Noria Rouge NM. È la conferma che le cantine sarde storicamente più strutturate continuano a produrre vini capaci di competere ai massimi livelli in un contesto internazionale esigente.

Il caso Argiolas merita un passaggio a sé. La cantina di Serdiana ha presentato tre vini e li ha visti tutti premiati: due doppia medaglia d’oro e una medaglia d’oro, quest’ultima al Cannonau Passito Antonio 100 Rouge 2017. È un risultato che Mariano Murru, presidente regionale di Assoenologi e lui stesso enologo di Argiolas, descrive con soddisfazione dichiarata. «Sono molto onorato anche per i risultati ottenuti da Argiolas, con tre vini su tre premiati: due gran medaglie d’oro e una medaglia d’oro», afferma. La tripletta è un indicatore preciso della coerenza produttiva di una cantina che ha contribuito in modo significativo a portare il vino sardo all’attenzione dei mercati internazionali.

Guardando l’elenco completo delle medaglie, emerge la geografia di un’eccellenza distribuita. Tra i produttori premiati figurano Siddùra, Cantina Oliena, Ferruccio Deiana e Tenute Sella & Mosca, con il suo Alghero Rosso Liquoroso Riserva Anghelu Ruju 2009 tra i vini liquorosi riconosciuti. Compaiono poi F.lli Puddu con tre etichette del Nepente di Oliena, Cantina del Vermentino, Su’entu, la Cantina sociale Dorgali, Surrau e molti altri. Questo campione copre aree geografiche distinte dell’isola, con filosofie di produzione diverse, e in questo concorso trovano un terreno comune: il Cannonau come vocazione.

Il commento di Mariano Murru, presidente regionale di Assoenologi, porta con sé sia la valutazione tecnica sia una riflessione collettiva. «Un bel risultato per la Sardegna – spiega –. Su quarantatré medaglie vinte dall’Italia, trentasette sono sarde, di cui tre nel podio più alto». Il dato complessivo è chiaro: su quarantasette vini italiani premiati in questa edizione del concorso, trentasette portano un’etichetta sarda. È una quota superiore al settantotto per cento, che trasforma il risultato da ottimo a emblematico.

Il Grenaches du Monde è la principale competizione internazionale specificamente dedicata al Grenache e ai suoi blend. Vincere qui significa qualcosa di preciso: essere riconosciuti come uno dei migliori territori al mondo per l’espressione di questo vitigno. Il Cannonau sardo ha una storia documentata di coltivazione che precede quella della maggior parte delle altre zone di produzione. Ha trovato nel clima dell’isola – estati lunghe e secche, suoli poveri – le condizioni ideali per dare vini di struttura e complessità. Questi premi sono la conferma, ogni anno, che quella tradizione produttiva si mantiene viva e competitiva.

Il trionfo di Argelès-sur-Mer è la conferma di un percorso che la viticoltura sarda ha intrapreso con metodo. Cantine strutturate, investimenti in tecnologia enologica, scelte varietali coerenti e una vocazione territoriale che non ha ceduto alle mode. Sono i tratti di un sistema produttivo che ha imparato a presentarsi al mondo con autorevolezza. Trentasette vini premiati in una sola edizione dicono che quella voce è ascoltata. Il Cannonau sardo, vitigno antico in una terra antica, continua a trovare lettori nuovi.