Agricoltura giovane in Sardegna: 2.876 aziende under 35 e un settore che cresce nonostante la burocrazia

Beatrice Foddis ha trent’anni, alleva ovicaprini a Tertenia, nell’Ogliastra, e racconta la propria giornata lavorativa sui social con una naturalezza che ha trasformato il profilo della sua azienda in una finestra aperta sulla pastorizia sarda. I follower guardano, si incuriosiscono, e alcuni decidono di venire di persona a scoprire quei luoghi e quei ritmi che lo schermo aveva reso familiari. È un modello di comunicazione che nessuna scuola di marketing avrebbe associato, fino a pochi anni fa, al mondo dell’allevamento ovicaprino dell’entroterra sardo. Eppure funziona, e la finale dell’Oscar Green di Coldiretti — il premio nazionale che celebra le imprese agricole più innovative — l’ha portata sul palcoscenico nazionale come rappresentante della Sardegna.

La storia di Beatrice è singola, ma non isolata. Dietro di lei c’è un dato strutturale che merita attenzione: secondo l’analisi di Coldiretti, la Sardegna è l’ottava regione in Italia per incidenza delle imprese agricole guidate da giovani under 35, con 2.876 aziende pari al 9% del totale delle imprese agricole dell’isola. Una percentuale superiore alla media nazionale, ferma al 7%. In un settore che in tutto il paese fatica ad attrarre e trattenere le generazioni più giovani, questo posizionamento dice qualcosa di preciso sulla relazione che i giovani sardi mantengono con la terra e con le sue possibilità.

La distribuzione territoriale di queste aziende aggiunge un livello di lettura ulteriore. La provincia di Nuoro guida la classifica regionale con 1.056 imprese agricole under 35, seguita da Sassari con 846, Cagliari con 670 e Oristano con 306. Il primato nuorese non sorprende chi conosce la geografia economica dell’isola: l’entroterra sardo, e in particolare il Nuorese e l’Ogliastra, ha una vocazione zootecnica e agropastorale che si tramanda da generazioni e che, evidentemente, continua a trovare terreno fertile nelle scelte imprenditoriali dei giovani. È un segnale che vale oltre il piano economico: l’agricoltura giovanile in queste aree non è solo un’attività produttiva, ma un presidio territoriale che contrasta lo spopolamento e mantiene vive comunità rurali altrimenti esposte a un progressivo svuotamento.

L’innovazione che questi giovani portano nel settore non si misura solo nella comunicazione digitale, per quanto casi come quello di Beatrice Foddis siano emblematici di una tendenza più ampia. Si misura nella capacità di combinare pratiche tradizionali con approcci contemporanei alla sostenibilità, nella valorizzazione delle produzioni locali attraverso canali diretti, nell’attenzione crescente all’esperienza del consumatore e del visitatore come parte integrante del modello di business. L’agriturismo, i percorsi esperienziali, la vendita diretta, la tracciabilità del prodotto: sono declinazioni diverse di una stessa intuizione — che la terra, in Sardegna, ha un valore che va ben oltre la sua funzione produttiva primaria, e che questo valore può essere tradotto in opportunità economiche concrete se si ha la visione per farlo.

Il quadro, tuttavia, porta con sé contraddizioni che sarebbe scorretto ignorare. Il settore agricolo sardo sconta difficoltà strutturali che frenano la crescita proprio nelle fasi in cui i giovani imprenditori avrebbero più bisogno di certezze. La burocrazia complessa e i tempi lunghi nell’erogazione degli aiuti pubblici rappresentano un ostacolo concreto, non una criticità astratta. Il caso del bando per il primo insediamento agricolo è emblematico: i tempi tra un bando e l’altro si sono allungati fino a quattro o cinque anni, creando un paradosso per cui molti giovani che avevano avviato il proprio percorso imprenditoriale nel frattempo non soddisfano più i requisiti anagrafici o di status previsti per l’accesso ai contributi. È una disfunzione sistemica che penalizza chi aveva scelto di investire in buona fede, confidando in una continuità degli strumenti pubblici di sostegno che non si è materializzata.

La mancanza di servizi essenziali nelle aree interne aggiunge un livello di difficoltà che riguarda la qualità della vita quotidiana prima ancora che le condizioni di impresa. Fare agricoltura in zone scarsamente connesse, con infrastrutture carenti e servizi di base ridotti, richiede una determinazione che va oltre il normale impegno imprenditoriale. Il fatto che nonostante questo i giovani continuino a scegliere queste aree — e che la provincia di Nuoro guidi la classifica regionale delle imprese agricole giovanili — dice qualcosa sul legame che queste comunità mantengono con il proprio territorio, ma non può essere interpretato come argomento per rinunciare a migliorare le condizioni in cui queste scelte vengono fatte.

Coldiretti Sardegna pone con chiarezza la questione delle politiche pubbliche: serve un cronoprogramma definito, una continuità negli aiuti e una semplificazione dei processi burocratici che oggi assorbono energie preziose sottraendole all’attività produttiva. Sono richieste che non riguardano un privilegio di settore, ma le condizioni minime perché un giovane possa pianificare il proprio futuro imprenditoriale con un orizzonte temporale ragionevole. La certezza del quadro normativo e delle risorse disponibili è, per un’impresa agricola nelle fasi iniziali, una variabile non meno importante del clima o della qualità del suolo.

Il percorso che emerge da questi dati ha una direzione riconoscibile. I giovani che scelgono l’agricoltura in Sardegna non lo fanno per mancanza di alternative, ma con una consapevolezza crescente delle opportunità che il settore offre a chi ha la capacità di leggerlo con occhi aggiornati. Sanno usare i social per costruire una comunità intorno alla propria azienda. Sanno integrare la produzione con l’accoglienza e l’esperienza. Sanno valorizzare la specificità del territorio sardo in mercati nazionali e internazionali che guardano all’origine e alla qualità con attenzione crescente. Quello che chiedono, in cambio, è un sistema pubblico capace di supportarli con la stessa continuità e la stessa precisione che loro mettono nel proprio lavoro quotidiano.

La Sardegna agricola under 35 è una risorsa che il territorio ha saputo generare. Saperla mantenere è una responsabilità collettiva che va oltre il perimetro del singolo imprenditore.