Achille Pinna, da Sant’Antioco a Londra: la cucina sarda conferma il suo spazio internazionale
Nel cuore di Mayfair, uno dei quartieri più riconoscibili e selettivi di Londra, la Sardegna torna a prendersi un posto preciso sulla mappa della ristorazione italiana di qualità. Per il secondo anno consecutivo, il ristorante Pinna MayFair guidato dallo chef Achille Pinna ha ottenuto le Due Forchette del Gambero Rosso nella guida Top Italian Restaurants, il riconoscimento assegnato ai locali italiani all’estero che si distinguono per livello della cucina, del servizio e dell’ambiente. È una conferma che va oltre il valore del premio: racconta la tenuta di un progetto gastronomico costruito fuori dall’isola, ma profondamente radicato nella sua identità.
Il dato, di per sé, ha un peso specifico rilevante. Essere inseriti tra i migliori ristoranti italiani all’estero significa misurarsi in un contesto dove la concorrenza è alta, le aspettative della clientela sono elevate e la reputazione si costruisce giorno dopo giorno, servizio dopo servizio. Farlo per due anni di seguito aggiunge qualcosa in più: certifica continuità, solidità, capacità di mantenere uno standard in un mercato complesso e fortemente internazionale.
Pinna MayFair è nato in uno scenario che già di per sé impone una direzione precisa. Mayfair è il quartiere degli hotel di lusso, delle boutique prestigiose, degli indirizzi in cui l’esperienza conta quanto il contenuto. Tra Hyde Park, Oxford Street e Piccadilly, il ristorante ha trovato rapidamente un suo spazio, diventando punto di riferimento per una clientela di alto livello. In questa cornice, la scelta di portare una cucina fortemente legata alla Sardegna non è stata una semplice operazione identitaria, ma una decisione imprenditoriale vera e propria: trasformare una tradizione territoriale in una proposta credibile per un pubblico globale.
Achille Pinna, 57 anni, originario del Sulcis, legge questo secondo riconoscimento come il risultato di un lavoro collettivo. Nelle sue parole il merito va alla squadra, alla passione e alla dedizione di chi rende possibile ogni giorno il funzionamento del ristorante. È un punto che merita attenzione, perché restituisce una dimensione concreta del successo nella ristorazione contemporanea: non basta la firma dello chef, serve una struttura capace di sostenere l’esperienza nel suo complesso. A Londra, Pinna guida un team di 33 persone, di cui 8 sardi. Anche questo elemento racconta molto del progetto. Non si tratta soltanto di esportare una cucina, ma di portare all’estero un pezzo di cultura del lavoro isolana, costruendo una brigata che conserva un legame forte con la terra d’origine.
La storia professionale di Achille Pinna parte da lontano, e non solo geograficamente. Prima di Londra, prima di Mayfair e prima dei riconoscimenti internazionali, c’è Sant’Antioco. C’è l’hotel Moderno, il primo albergo ad aprire sull’isola nel 1955, nato dal sogno dei genitori Giovanna e Mario. Ed è lì, in quella storia familiare, che si forma la sua idea di cucina. Prima con il padre, poi con la madre, Pinna muove i primi passi in un ambiente dove il lavoro quotidiano e il rapporto con l’ospitalità non erano concetti astratti, ma pratica concreta. Da quella matrice nasce Da Achille, ristorante rinomato e profondamente legato alla continuità di una tradizione familiare che ha saputo trasformarsi senza perdere il proprio asse.
Nel tempo, però, la formazione di Pinna si è allargata ben oltre il perimetro dell’isola. Dalle scuole italiane alle esperienze internazionali, il suo percorso si è arricchito attraversando Paesi molto diversi tra loro: Brasile, Russia, Kazakistan, Thailandia, Messico, Giappone. Non sono tappe decorative di un curriculum, ma luoghi che hanno contribuito a modellare uno stile capace di restare fedele alla materia prima sarda aprendosi, al tempo stesso, a una sensibilità più ampia. Il risultato è una cucina raffinata che lavora sull’equilibrio tra identità e tecnica, valorizzando pesce e carne selezionati con rigore e mantenendo la Sardegna al centro del racconto gastronomico.
In questo senso, la sfida londinese appare come un passaggio coerente. Lasciare temporaneamente l’isola per misurarsi con uno dei mercati più esigenti d’Europa ha significato portare altrove un patrimonio costruito in decenni di esperienza. Lo stesso Pinna riconosce il valore professionale di questa scelta: accettare nuove sfide, lavorare all’estero, contribuire a far conoscere nel mondo le tradizioni della Sardegna. Non soltanto quelle culinarie, ma un’intera idea di ospitalità e di cultura del cibo.
Il riconoscimento del Gambero Rosso, allora, assume un significato doppio. Da un lato premia la qualità di un ristorante inserito in un contesto competitivo e selettivo. Dall’altro conferma che una cucina regionale, quando è sostenuta da metodo, visione e coerenza, può parlare a una platea internazionale senza ridursi a folklore o a semplificazione. È un punto particolarmente rilevante per una regione come la Sardegna, che spesso fatica a esportare la propria complessità senza essere ricondotta a stereotipi. Nel caso di Pinna MayFair, questa complessità entra in sala e in cucina con una forma precisa: prodotti sardi, squadra in parte sarda, racconto della Sardegna affidato a una qualità riconoscibile e ripetibile.
Il fatto che tra i frequentatori del ristorante ci siano anche sardi in viaggio per vacanza o lavoro aggiunge un ulteriore livello di lettura. Un locale come Pinna MayFair non è solo un presidio gastronomico in una capitale globale; diventa anche uno spazio di riconoscimento per chi dall’isola si trova temporaneamente lontano. E al tempo stesso attrae una clientela più vasta, inclusa quella delle celebrità che orbitano intorno a Mayfair. Tra i nomi emersi, quello di Gianfranco Zola, presenza che aggiunge un dettaglio simbolico a un luogo dove la Sardegna continua a manifestarsi in forme diverse.
Il buon riscontro ottenuto fin dall’apertura, come racconta lo stesso Pinna, è la base su cui si è costruita questa conferma. Non c’è l’idea di un exploit isolato, ma quella di un lavoro costante che ha permesso di far apprezzare all’estero i sapori dell’isola. È una distinzione importante, perché nel racconto delle imprese legate alla ristorazione internazionale il rischio è spesso quello di fermarsi all’evento, al premio, alla vetrina. Qui, invece, la sostanza sembra stare nella continuità: nella capacità di aprire, reggere, consolidare e poi vedere riconosciuto questo percorso da una guida autorevole.
Guardando avanti, Pinna parla di progetti che restano legati anche alla Sardegna, mentre il lavoro nel Regno Unito prosegue con una brigata che definisce eccezionale. È un’immagine che restituisce bene il senso dell’intera vicenda: Londra come spazio di crescita e affermazione, la Sardegna come origine che non si interrompe. In mezzo, un mestiere costruito nel tempo e capace di trasformare una storia familiare in una presenza internazionale credibile.
La conferma delle Due Forchette non chiude un percorso. Piuttosto, ne certifica la direzione. E dice qualcosa di utile anche oltre il singolo caso: quando una tradizione locale incontra disciplina, visione e capacità di stare nei mercati più esigenti, il risultato può superare i confini dell’isola senza perdere profondità. In una stagione in cui molte imprese italiane cercano di tenere insieme radici e apertura internazionale, la storia di Achille Pinna offre un esempio concreto di come questo equilibrio possa diventare progetto, lavoro e riconoscimento.
A Mayfair, nel cuore di Londra, la Sardegna trova ancora una volta una forma credibile di presenza internazionale.
Per il secondo anno consecutivo, Pinna MayFair di Achille Pinna conquista le Due Forchette del Gambero Rosso tra i migliori ristoranti italiani all’estero.
Dietro il riconoscimento c’è una storia che parte da Sant’Antioco, passa per una lunga esperienza nel mondo e arriva a una brigata di 33 persone, con 8 sardi.
Non è soltanto un premio alla cucina.
È la conferma che identità, lavoro e visione possono parlare anche ai mercati più esigenti.
