Su Babbu Mannu, l’hotel abbandonato di Dorgali che una famiglia tedesca ha trasformato in quattro stelle: la storia di Giovanni Schaefer
Lungo la statale 125 Orientale Sarda, poco prima del bivio per Galtellì, c’è un edificio che per anni è stato il simbolo visibile di qualcosa che non era riuscito. L’hotel Su Babbu Mannu, prendendo il nome dall’antica chiesetta nel terreno adiacente, era rimasto in stato di abbandono dopo il fallimento del progetto turistico originario, attraversando una fase difficile che aveva incluso anche un utilizzo temporaneo per l’accoglienza di richiedenti asilo nel 2016 e un danneggiamento da ordigno artigianale l’anno successivo. Quello che i passanti vedevano dalla strada non era una risorsa del territorio, era una promessa interrotta.
Oggi quella struttura è diventata il Made Green Hotel & Restaurant Su Babbu Mannu, quattro stelle, con nove mini appartamenti, un ristorante da centocinquanta coperti in terrazza panoramica e una Spa in fase di completamento che porterà la classificazione a quattro stelle superior. A renderlo possibile è stata una famiglia tedesca: Detlef e Marketa Schaefer, 55 e 49 anni, con la figlia Kim di 19, originari di Gross-Gerau, nell’Assia. In paese ormai lo chiamano tutti Giovanni. È un nome nato quasi per caso tra gli operai che lavoravano con lui e trovavano difficile pronunciare Detlef. Da allora, anche lui si presenta così.
La storia che porta questa famiglia a Dorgali parte da lontano. «Siamo sempre venuti in Sardegna per le nostre vacanze estive e ce ne siamo innamorati», racconta Giovanni Schaefer. «Il nostro obiettivo era acquistare una piccola casa, magari un appartamento a Cala Gonone o a Dorgali. Ci hanno conquistato la natura, il mare, il lago, paesaggi straordinari che non si trovano ovunque, ma soprattutto le persone del posto». Non era nei piani acquistare un albergo in disuso. Il destino, come spesso accade, aveva in mente qualcosa di diverso.
«Durante una vacanza abbiamo visto questo vecchio albergo in vendita su internet. Il prezzo era troppo alto e rinunciammo», spiega Giovanni. «Tornati in Germania abbiamo scoperto che sarebbe stato messo all’asta. C’era poco tempo per decidere, poi arrivò il Covid e tutto si fermò. Appena è stato possibile siamo tornati in Sardegna e lo abbiamo acquistato». Quello che trovarono era un edificio praticamente distrutto. Pareti compromesse, impianti da rifare interamente, spazi che avevano perso qualsiasi funzionalità. Non un punto di partenza difficile: un punto di partenza che avrebbe scoraggiato la maggior parte degli investitori.
Eppure quella coppia aveva esattamente le competenze che il progetto richiedeva. Lui è un imprenditore edile. Lei ha una lunga esperienza nel settore alberghiero. La combinazione delle due competenze ha reso possibile affrontare una ristrutturazione totale con la consapevolezza necessaria per non fermarsi davanti agli imprevisti. «Abbiamo pensato che insieme avremmo potuto farcela», dice Giovanni. «Abbiamo trovato una bravissima architetta che ci ha seguiti in tutte le fasi del progetto, presentato al Comune di Dorgali, e abbiamo iniziato i lavori».
Il risultato è una struttura completamente ripensata rispetto all’originale. Le numerose camere sono state trasformate, mantenendo la volumetria esistente, in nove mini appartamenti con superfici tra i 50 e i 90 metri quadrati. Sette di essi si affacciano direttamente sulla grande piscina naturale con effetto spiaggia, dalla quale lo sguardo corre sulla vallata e sul Monte Ospile. È una scelta progettuale precisa: rinunciare al numero di unità per aumentare la qualità dell’esperienza di ciascuna, puntando su un segmento di clientela che cerca spazio, privacy e una connessione visiva con il paesaggio circostante.
Il ristorante è guidato dallo chef dorgalese Mario, con quaranta coperti interni e una terrazza panoramica che ne ospita fino a centocinquanta. La scelta di aprire il ristorante anche alla clientela esterna, non solo agli ospiti dell’hotel, ha una logica precisa: trasformare la struttura in un punto di riferimento per il territorio, non in un’enclave per soli turisti. È un modo di integrarsi nel tessuto locale che va oltre la retorica dell’ospitalità sostenibile e diventa scelta operativa concreta.
Nella parte sottostante della struttura è in corso di completamento la Spa, che consentirà alla struttura di ottenere la classificazione di quattro stelle superior entro l’inverno. Nel frattempo, con due appartamenti già occupati e gli altri in via di prenotazione, l’hotel ha già avviato la propria attività. La struttura impiega una ventina di persone tra personale fisso e stagionale, oltre a Giovanni e alla figlia Kim.
Su Babbu Mannu non è solo un recupero edilizio. È il racconto di come uno spazio che aveva smesso di funzionare torni a produrre valore: per chi vi lavora, per chi lo abita come ospite, per il territorio che per anni lo aveva visto come un peso invece che come una risorsa. La famiglia Schaefer era venuta in Sardegna cercando un appartamento per le vacanze. Ha trovato qualcosa di più grande, e ha deciso di costruirci sopra un’attività, portando con sé le competenze necessarie per farlo sul serio.
Per Dorgali, quella struttura lungo la 125 ha finalmente un futuro diverso da quello che ha attraversato nell’ultimo decennio. E il fatto che a costruirlo siano stati una famiglia tedesca innamorata del territorio e uno chef locale di nome Mario racconta qualcosa di preciso su come certe rinascite avvengono: non per decreto, ma per incontro tra le persone giuste e il posto giusto.
