Sardegna e intelligenza artificiale: 4 milioni per gli hub formativi e una conferenza a Sassari per governare il lavoro del futuro
Il Teatro Civico di Sassari era esaurito. Otto ottobre 2026, terza Conferenza regionale per le politiche del lavoro: in sala c’erano istituzioni, sindacati, cooperative, imprese, associazioni di categoria, centri di ricerca, studenti, operatori. Una platea che dice già qualcosa sulla temperatura del tema prima ancora che qualcuno apra bocca.
La presidente della Regione Alessandra Todde e l’assessora al Lavoro Desirè Manca hanno guidato la giornata con un filo conduttore preciso: l’intelligenza artificiale non è un fenomeno da osservare, è una trasformazione da governare. La Sardegna ha scelto di non limitarsi ad assistervi.
Il dato con cui Todde ha aperto è concreto: gli occupati nell’isola hanno raggiunto 619.500 nel secondo trimestre del 2026, circa 34mila in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Un risultato che la Giunta legge come punto di partenza, non come traguardo. Perché crescere nell’occupazione senza crescere nella qualità dei contratti e nella solidità delle competenze produce una stabilità fragile. E la fragilità, di fronte a una trasformazione tecnologica della portata di quella in corso, si paga.
Il segnale più concreto arrivato dalla conferenza è lo stanziamento immediato di 4 milioni di euro per la nascita degli Hub formativi regionali dedicati all’intelligenza artificiale, all’audiovisivo e alla comunicazione digitale. Una cifra che materializza una direzione: formare le persone prima che la trasformazione le raggiunga impreparate, costruire competenze locali invece di importarle.
Manca ha introdotto i lavori con una frase che vale la pena riportare per intero: «Il cambiamento non ci chiede il permesso: arriva ed entra senza preavviso nelle nostre imprese, nelle famiglie, nelle scuole e nei territori. Di fronte alla trasformazione profonda che l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno portando in ogni settore, il compito della politica non è inseguire o subire il cambiamento, ma anticiparlo e guidarlo». Il punto che segue è altrettanto diretto: «Nessuna macchina potrà mai sostituire ciò che rende il lavoro profondamente umano: l’intelligenza, la creatività, la responsabilità e la capacità di scegliere».
Questo secondo passaggio non è retorica consolatoria. Indica una postura precisa rispetto al dibattito pubblico sull’automazione: l’AI sostituisce compiti, non persone intere. Sostituisce le parti del lavoro che possono essere standardizzate, mentre amplifica le parti che richiedono giudizio, contesto, relazione. Chi forma le persone a stare nella seconda categoria costruisce valore. Chi le lascia nella prima le espone al rischio.
La priorità dichiarata è dunque la formazione continua. Non come risposta emergenziale, ma come infrastruttura permanente del mercato del lavoro. «La vera sfida non è soltanto creare posti di lavoro, ma creare nuove competenze», ha detto Manca. «Vogliamo che i nostri giovani non siano semplici consumatori passivi di tecnologia, ma coloro che la progettano e la utilizzano». È una distinzione che cambia radicalmente le implicazioni di politica economica: consumatori di tecnologia dipendono da chi la produce, progettatori e utilizzatori consapevoli la portano dentro il tessuto produttivo locale.
Todde ha ampliato il quadro con alcuni riferimenti che disegnano una strategia più larga. Il calo dei NEET, i giovani che si rimettono in gioco, segnala un’inversione di tendenza su uno degli indicatori più critici del mercato del lavoro meridionale. Il Patto di Buggerru, firmato con i sindacati per la sicurezza del lavoro, porta la questione dal piano dell’occupazione a quello della dignità delle condizioni. L’Einstein Telescope, progetto per cui la Sardegna è candidata come sede, è stato citato come esempio di «filiera tecnologica nuova»: un’infrastruttura scientifica che non produce solo ricerca, ma un ecosistema di competenze e imprese attorno ad essa.
Il nesso tra tutti questi elementi è una visione del territorio che non separa la politica del lavoro dalla politica industriale, dalla politica formativa e da quella scientifica. Sono pezzi dello stesso progetto, o dovrebbero esserlo.
La chiusura di Manca ha sintetizzato la postura della Giunta con una formula che vale come dichiarazione di intenti: «La Sardegna possiede una forza che nessuna statistica può misurare: la forza delle sue persone. Davanti al lavoro del futuro non dobbiamo chiederci se saremo capaci di affrontarlo, ma quanto lontano vogliamo arrivare. Il compito delle istituzioni è rimuovere gli ostacoli e fare in modo che il futuro trovi un’isola pronta, unita e protagonista».
Un teatro esaurito a Sassari, 4 milioni stanziati, una conferenza alla sua terza tappa dopo Nuoro e Oristano. La Sardegna sta costruendo qualcosa attorno al tema del lavoro e dell’intelligenza artificiale. Se la costruzione reggerà dipenderà dalla coerenza tra le parole pronunciate al Teatro Civico e le scelte che seguiranno nei mesi successivi.
