Dalla liquirizia alla blue economy: il Fondo Spoke4Fin accende l’innovazione in Sardegna
L’innovazione, quando funziona, non si limita a generare nuove imprese. Cambia il modo in cui un territorio prova a stare dentro le grandi transizioni economiche, ambientali e tecnologiche del proprio tempo. È il quadro che emerge dai risultati del Fondo Spoke4Fin, presentati a Cagliari, dove l’elemento più interessante non è soltanto la varietà dei progetti sostenuti, ma la direzione che questi progetti indicano: una Sardegna che sperimenta soluzioni nei settori della salute, del turismo, dell’agroalimentare, dell’energia, della mobilità sostenibile e della trasformazione digitale, mettendo in relazione ricerca, impresa e finanza.
Il Fondo Spoke4Fin nasce nell’ambito del progetto e.INS – Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia, promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca all’interno del Pnrr. A istituirlo è stato il Banco di Sardegna, con il coordinamento di Paola Del Fabro, responsabile del Servizio Crediti speciali ed Enti, con l’obiettivo di sostenere start-up, spin-off, new-co e imprese già esistenti che operano in comparti strategici per il futuro dell’isola. Già in questa impostazione si coglie una scelta precisa: non limitarsi a sostenere singole idee d’impresa, ma costruire uno strumento finanziario capace di accompagnare iniziative ad alto contenuto innovativo in settori che possono incidere sulla qualità dello sviluppo regionale.
Il dato che il Banco di Sardegna sottolinea con maggiore nettezza riguarda i tempi. Secondo quanto dichiarato dal direttore generale Mauro Maschio, i round di investimento sostenuti dal Fondo si sono chiusi in tempi più che dimezzati rispetto agli standard del settore, mantenendo allo stesso tempo una valutazione rigorosa della sostenibilità dei progetti e della gestione del rischio. È un passaggio che merita attenzione, perché tocca uno dei nodi più sensibili dell’ecosistema dell’innovazione: la velocità. Nei processi di investimento, soprattutto quando riguardano realtà giovani o fortemente innovative, la capacità di muoversi rapidamente senza sacrificare la qualità dell’analisi rappresenta spesso la differenza tra un’opportunità colta e una lasciata scadere. Il punto, in questo caso, non è solo procedurale. È anche culturale: dimostra che strumenti finanziari progettati in modo coerente possono agire con efficacia e responsabilità nello stesso momento.
A rendere visibile il senso di questo lavoro sono soprattutto i progetti sostenuti. Il primo, e forse il più immediatamente riconoscibile per impatto simbolico, arriva da Sassari. Alkelux, start-up innovativa nata in città, ha sviluppato un nanopolimero antimicrobico derivato dagli scarti di lavorazione della liquirizia. Il risultato è una pellicola alimentare in grado di prolungare la durata di conservazione dei cibi, con un duplice effetto: ridurre lo spreco e migliorare la sostenibilità delle filiere agroalimentari. La forza di questa iniziativa sta nella sua capacità di tenere insieme economia circolare, ricerca applicata e risposta a un problema concreto. Il punto di partenza non è una materia prima nuova, ma uno scarto. Il punto di arrivo è un materiale ad alto valore aggiunto, con una funzione chiara dentro una delle sfide più rilevanti della filiera alimentare contemporanea: conservare meglio, sprecare meno, produrre in modo più intelligente.
Accanto ad Alkelux si muove un’altra esperienza che lavora sul rapporto tra tecnologia e prodotti deperibili, ma da un’angolazione diversa. Active Label, spin-off dell’Università di Cagliari, ha sviluppato una tecnologia proprietaria fondata su etichette intelligenti a memoria ottica, capaci di monitorare in modo continuo tempo e temperatura lungo l’intera catena del freddo. Si tratta di una soluzione che agisce in un punto decisivo per la qualità e la sicurezza dei prodotti: la possibilità di controllare con maggiore precisione le condizioni di conservazione e trasporto. In termini industriali, significa migliorare l’efficienza dei processi produttivi e logistici. In termini di sistema, significa dimostrare che la ricerca universitaria può tradursi in strumenti concreti per rafforzare la competitività delle filiere.
Un altro asse su cui il Fondo ha scelto di intervenire è quello del turismo, settore cardine dell’economia sarda ma ancora segnato, in molte sue componenti, da una forte manualità dei processi e da una frammentazione gestionale che rallenta l’efficienza. In questo ambito si colloca 181 Travel, società con sede a Cagliari che ha sviluppato una piattaforma gestionale pensata per la digitalizzazione e l’integrazione della filiera delle esperienze turistiche. L’obiettivo è ridurre la manualità, aumentare l’efficienza operativa e sostenere la crescita internazionale degli operatori. Anche qui il punto centrale non è solo tecnologico. Riguarda la modernizzazione di una filiera che, per qualità dell’offerta e rilevanza economica, ha un peso strategico per l’isola, ma che ha bisogno di strumenti in grado di rendere più fluido il rapporto tra organizzazione interna e mercato globale.
Il quarto progetto presentato amplia ancora il perimetro, spostando lo sguardo verso il mare e verso uno dei terreni più promettenti per l’innovazione sarda: la blue economy. Samitalia, con base operativa a Cagliari, sta sviluppando una piattaforma di ocean intelligence che integra robotica marina, sensori digitali e intelligenza artificiale per il monitoraggio ambientale e delle infrastrutture marittime. Le applicazioni toccano ambiti cruciali: la tutela degli ecosistemi, il controllo dell’impatto ambientale delle attività in mare, il presidio delle infrastrutture. In questa esperienza si legge bene una direzione strategica: far dialogare competenze avanzate e vocazioni territoriali, trasformando il mare non solo in risorsa naturale e turistica, ma anche in campo di sperimentazione tecnologica e industriale.
Se si osservano insieme questi quattro esempi, emerge un tratto comune. Il Fondo Spoke4Fin non finanzia semplicemente innovazione in senso astratto. Sostiene progetti che si collocano all’incrocio tra problemi reali e capacità di risposta tecnologica. Il nanopolimero da scarti di liquirizia affronta il tema dello spreco alimentare e della sostenibilità. Le etichette intelligenti di Active Label lavorano sulla sicurezza e sulla qualità della catena del freddo. La piattaforma di 181 Travel interviene sull’efficienza della filiera turistica. Samitalia costruisce strumenti per il monitoraggio ambientale e per la gestione delle infrastrutture marittime. In ciascun caso, la tecnologia non è fine a sé stessa. Serve a ridurre inefficienze, ad aprire nuovi mercati, a rafforzare filiere, a rendere più sostenibile l’uso delle risorse.
È probabilmente questo il risultato più interessante del Fondo: aver mostrato che in Sardegna esiste un patrimonio di iniziative in grado di combinare ricerca, specializzazione e visione industriale. Non si tratta di un dettaglio secondario in una regione che, troppo spesso, viene osservata solo attraverso i grandi comparti tradizionali o le fragilità strutturali del proprio sistema economico. I progetti presentati raccontano invece una Sardegna capace di stare in settori molto diversi tra loro, ma accomunati da un alto tasso di conoscenza e da una forte connessione con le traiettorie europee dell’innovazione.
Naturalmente, la sfida vera comincia adesso. Ogni ecosistema dell’innovazione si misura non solo sulla qualità delle idee che riesce a far emergere, ma sulla capacità di accompagnarle oltre la fase iniziale, dentro mercati complessi, percorsi di crescita, strutture organizzative adeguate. Ma proprio per questo il ruolo di uno strumento come Spoke4Fin appare rilevante. Perché agisce su un punto spesso trascurato: il collegamento tra intuizione imprenditoriale e capacità finanziaria di trasformarla in impresa solida.
L’immagine finale che restituisce questa esperienza è quella di un’isola che non si limita a inseguire l’innovazione come formula astratta, ma prova a declinarla dentro le proprie vocazioni e i propri bisogni. Dalla liquirizia alla conservazione alimentare, dal turismo alla robotica marina, il lavoro del Fondo mostra che l’innovazione territoriale ha senso quando sa produrre ricadute concrete, costruire competenze e tenere insieme ambizione e radicamento. In questo equilibrio si gioca una parte importante del futuro produttivo della Sardegna.
Una pellicola alimentare ricavata dagli scarti della liquirizia, etichette intelligenti per la catena del freddo, piattaforme digitali per il turismo e tecnologie di ocean intelligence.
I risultati del Fondo Spoke4Fin raccontano una Sardegna che innova in modo concreto, mettendo in relazione finanza, ricerca e impresa.
Il punto più interessante non è solo la qualità dei progetti sostenuti.
È la direzione che indicano: innovazione legata ai bisogni reali, alle filiere e alle vocazioni dell’isola.
È da qui che può prendere forma un nuovo sviluppo produttivo.
