Costanza Musso, Cavaliere del Lavoro e AD di Grendi Holding: una promessa fatta a 14 anni e quasi 200 anni di storia da portare avanti
A quattordici anni, durante la festa per i 150 anni dell’azienda di famiglia, Costanza Musso ha fatto un conto. Per i 200 anni avrebbe avuto 64 anni. Abbastanza per esserci. «Questa è la festa dei 150, io la porto ai 200», si è detta. Lo ha raccontato durante la sua ospitata al podcast Management Tips di Andrea Podda e Giada Melis. Mancano due anni a quella scadenza. Il traguardo sembra raggiungibile.
Grendi Holding ha radici che affondano nel 1828, quando la famiglia ha avviato la propria attività a Genova. La storia del gruppo è quella di un’impresa che ha attraversato quasi due secoli di trasformazioni economiche, tecnologiche e politiche, cambiando sede, struttura e scala senza perdere l’identità. Costanza Musso è entrata in azienda il 26 novembre 1996, chiamata dal fratello più piccolo con una comunicazione che non lasciava spazio all’interpretazione: l’azienda stava perdendo dieci milioni di lire al giorno e il tempo a disposizione per intervenire si stava esaurendo.
I primi anni sono stati quelli che lei descrive come anni con una fitta allo stomaco ogni sera. Ha impiegato sette anni per portare i bilanci in pareggio. Nel frattempo, il padre aveva consegnato le chiavi e si era fatto da parte, lasciando che i figli sbagliassero e imparassero. «Ogni generazione deve ricomprarsi l’azienda», ha citato Alberto Falk, fondatore dell’associazione Azienda di Famiglia. È esattamente quello che i fratelli Musso hanno fatto.
Costanza si è occupata della parte terrestre, della logistica, delle persone, delle relazioni. Il fratello Antonio ha gestito la parte marittima, con una capacità di visione che lei descrive con ammirazione: è stato lui a voler prendere il terminal internazionale di transhipment quando altri non vedevano ancora l’opportunità. Quel terminal oggi movimenta 150.000 TEU ed è classificato tra i migliori in Europa per livello di servizio. Il modello è quello di una logistica integrata che segue la merce dall’uscita del magazzino del mittente fino al destinatario finale, usando navi, terminal portuali, magazzini e camion propri. La Sardegna rappresenta il 54% del business del gruppo.
I numeri attuali di Grendi Holding raccontano la traiettoria percorsa. Nel 2015 il fatturato era di 40 milioni di euro. Al 31 dicembre 2024 il consolidato si è chiuso a 118 milioni. I dipendenti diretti sono 250, destinati a diventare 350 entro fine anno. L’obiettivo dichiarato da Musso durante il podcast è di arrivare a 200 milioni per i 200 anni del gruppo. «Quando la dico mi guardano tutti», ha detto. «E allora è quella giusta».
Nel 2021 Grendi è diventata società benefit. La scelta di formalizzare in statuto la felicità delle proprie persone come obiettivo aziendale è definita dalla stessa Musso «un atto di presunzione notevolissimo», ma la logica che ci sta dietro è pragmatica: il capitale umano è la variabile che determina i risultati. Ogni anno l’azienda pubblica la propria relazione di impatto, che include anche gli obiettivi non raggiunti. Una comunicazione sana, ha spiegato Musso, racconta anche i fallimenti. Altrimenti è marketing, non trasparenza.
Gli strumenti concreti di coinvolgimento sono numerosi e spesso inusuali. Una volta all’anno, i 130 collaboratori di Cagliari si riuniscono per uno spuntino sardo organizzato da loro stessi. Nessun catering esterno. Un container tagliato e trasformato in girarrosto con motori elettrici è diventato il simbolo di questa tradizione, esportata poi anche nelle sedi del continente. Grendi ha prodotto anche una web serie in 70 episodi in cui ogni collaboratore si è raccontato, dal punto di vista lavorativo e personale. Storie vere, non preparate, che hanno restituito all’azienda un patrimonio di umanità difficile da costruire altrimenti. Le posizioni apicali del gruppo sono ricoperte per il 42% da donne, in un settore dove la presenza femminile media nelle navi è al 2% e nei porti all’8%.
Il settore della logistica marittima è tradizionalmente maschile. Musso lo ha scoperto tardi, perché nei primi anni era troppo concentrata su altri problemi per accorgersene. Il momento di rivelazione è arrivato durante una trattativa con un armatore ottantenne, raccontata al podcast con ironia tagliente. L’armatore aveva accolto la sua presenza con scetticismo esplicito: non aveva mai trattato di navi con una donna. Musso ha risposto con una frase rimasta nella sua storia personale: «Lei mi fa un grande onore. Lo metterò nel mio curriculum: la prima donna che ha trattato di navi». L’armatore ha firmato.
Cavaliere del Lavoro dal 2021, Musso è oggi presidente di WISTA Italia, l’associazione internazionale delle donne che lavorano nella Blue Economy. Ogni anno, da ottobre a gennaio, raccoglie curriculum di donne che ritiene papabili per la nomina a Cavaliere del Lavoro e le propone alle federazioni regionali. Le donne che hanno ricevuto il riconoscimento dall’istituzione del 1901 a oggi rappresentano il 3% del totale. La prima nomina femminile è del 1964.
Al termine della puntata, Musso ha lasciato il consiglio che porta con sé dall’episodio più difficile della storia recente di Grendi: quando nel 2011 il gruppo è stato costretto ad abbandonare il porto di Genova in un weekend, caricando tutto sulla nave e ripartendo altrove. Quello che sembrava la fine di tutto è diventato l’inizio della vera crescita. «Ogni problema può diventare un’enorme opportunità», ha detto. E poi ha aggiunto la seconda parte: «Non si vince o si perde. Si vince o si impara». Due anni ai 200 anni. La promessa fatta a 14 anni è ancora in piedi.
