Xference.ai, l’AI privata nata a Cagliari che ribalta il paradigma del cloud: 700mila euro di pre-seed e il primo data center europeo con Aruba
Quando un medico interroga una cartella clinica tramite un assistente AI, dove finiscono quei dati? Quando un avvocato carica un contratto riservato su una piattaforma cloud, chi altro potrebbe leggerlo? Sono domande che, fino a pochi anni fa, sembravano appartenere al dibattito accademico sulla privacy digitale. Oggi sono al centro di una scelta strategica che sempre più aziende si trovano a fare, con implicazioni normative, competitive e reputazionali difficili da ignorare. È esattamente da questa domanda che nasce Xference.ai. La startup, fondata nel 2025 a Cagliari, ha un’idea precisa: portare l’intelligenza artificiale dentro le organizzazioni, invece di portare i dati all’esterno.
Il timing è rilevante. Secondo il report State of AI in the Enterprise 2026 di Deloitte, condotto su oltre tremila dirigenti in ventiquattro Paesi, l’ottantadue per cento delle aziende italiane prevede di aumentare gli investimenti in AI nel prossimo anno. Il novantadue per cento si aspetta un aumento di produttività. Ancora più significativo, il settantasette per cento delle aziende tiene in considerazione il Paese di origine nella scelta dei fornitori di AI. Quasi tre su cinque si affidano principalmente a fornitori locali. La sovranità digitale è diventata una priorità strategica. Il mercato europeo enterprise – proiettato a triplicare entro il 2027 – lo sta già traducendo in scelte concrete di acquisto.
A guidare Xference.ai è Andrea Pili, imprenditore seriale con sette startup all’attivo e una exit di rilievo: Sardegna.com, primo sito di booking online in Italia, acquisito da Alpitour nel 2016, a cui ha fatto seguito un percorso tra Silicon Valley, data center e GPU. Con lui Michele Fadda, già IT director in Tiscali per oltre un decennio, e Francesca Audino, con una carriera internazionale tra Milano, Londra e New York in ruoli di strategia e M&A con fondi come Carlyle e Invest Industrial. È un mix di competenze tecniche, infrastrutturali e finanziarie inusuale per una startup deep tech in fase early. Tra gli angel investor figurano Bastiano Sanna e Niccolò Perra, co-fondatori di Pleo, la scaleup europea del fintech attiva in oltre venti Paesi.
Il problema che Xference.ai vuole risolvere ha una struttura precisa. Quando un’azienda usa un servizio AI in cloud, i dati viaggiano verso server di terzi, spesso extraeuropei. Per settori come la sanità, la finanza o la manifattura, questo è un rischio che si accumula su più dimensioni: normativa, competitiva, reputazionale. La risposta della startup è una piattaforma no-code per l’inferenza AI privata: le aziende eseguono i propri modelli direttamente sui propri server, con ottimizzazione automatica, scalabilità e monitoraggio integrati. La logica è rovesciata rispetto al modello cloud: l’intelligenza artificiale viene portata dove i dati già si trovano, invece del contrario.
Le applicazioni concrete dicono molto della portata del problema. In ambito sanitario, i modelli vengono installati su infrastrutture dedicate all’interno della struttura: referti, immagini diagnostiche e cartelle cliniche restano dove sono, senza uscire dall’organizzazione. Per i liberi professionisti la piattaforma diventa un assistente costruito sul proprio archivio documentale, senza dipendenza da provider esterni. Per le PMI, documentazione tecnica, sistemi gestionali e dati di produzione confluiscono in un’unica interfaccia conversazionale, proteggendo il know-how aziendale. In ciascuno di questi casi, il valore va oltre la prestazione tecnologica: riguarda controllo, sicurezza e proprietà del patrimonio informativo.
Per costruire l’infrastruttura, Xference.ai ha scelto Aruba come partner tecnologico per la colocation e per l’approvvigionamento dei server in modalità Hardware-as-a-Service. Il data center IT3 di Ponte San Pietro, a Bergamo, è diventato il primo nodo europeo. L’AI privata basata su modelli LLM open source richiede livelli di densità energetica superiori alla media del settore. I fabbisogni superano i venti kilowatt per rack, con necessità di crescita lineare per sostenere l’espansione futura. Aruba ha fornito una soluzione capace di supportare questa traiettoria, occupandosi di server, networking e sicurezza. Xference.ai è oggi il primo inference provider europeo supportato da Aruba.
A un anno dalla fondazione, la startup ha chiuso un pre-seed da settecentomila euro e ha aperto il round seed a investitori istituzionali. La fase beta, avviata il 28 aprile 2026 su invito, coinvolge i primi cento early adopter selezionati, che testeranno e ottimizzeranno il servizio in scenari reali di utilizzo. Al termine di questa fase, il piano prevede un lancio progressivo e controllato, con l’obiettivo di sviluppare un’architettura edge distribuita capace di avvicinare i nodi di calcolo agli utenti finali. La chiusura del round seed è prevista entro la fine del 2026.
C’è una dimensione del problema che nei mesi scorsi ha guadagnato visibilità crescente: l’impatto energetico dell’AI. I grandi hyperscaler americani ottimizzano le proprie infrastrutture per la scalabilità globale, non per l’efficienza del singolo cliente. Ogni interrogazione viaggia attraverso data center lontani, genera trasferimenti di dati continui e si somma a carichi computazionali condivisi su scala planetaria. Il risultato è un footprint energetico diffuso e difficile da misurare per chi lo genera. Un’infrastruttura dedicata, dimensionata sulle reali esigenze dell’organizzazione, rompe questa logica. Consuma meno energia a parità di lavoro computazionale e rende il consumo visibile e controllabile. Per le aziende soggette a obblighi di rendicontazione ESG, questa visibilità è diventata un requisito concreto.
«L’inferenza diventerà la principale modalità di interazione tra persone e tecnologia – dice Andrea Pili –. Vogliamo costruire l’infrastruttura che renderà questa transizione possibile, in totale trasparenza, senza compromessi su privacy, performance e controllo». Le aziende europee cercano alternative credibili, sicure e conformi alle normative del continente. Dall’AI Act alle direttive sulla sostenibilità, la capacità di dimostrare conformità è diventata un criterio d’acquisto. La finestra è ancora aperta. Che l’infrastruttura di risposta a questa domanda parta da Cagliari dice qualcosa sulla capacità dell’Italia di esprimere tecnologia profonda quando le condizioni lo permettono. La partita è ancora agli inizi.
