Rosy Sgaravatti, 200 anni di storia: la manager creativa che ha portato il verde italiano nel mondo si racconta al Podcast Management Tips
Una famiglia che lavora la terra a Saonara, vicino Padova, già nel Settecento. Un’azienda iscritta alla Camera di Commercio nel 1820. Cataloghi che viaggiano in tutta Italia con copertine disegnate da artisti che firmavano anche le illustrazioni per Fiat e Campari. La storia della Sgaravatti, raccontata da Rosy Sgaravatti, quarta erede di un’attività che attraversa duecento anni di storia italiana, comincia da qui: da un vivaio di trecento are dove si producevano piante da frutto, ornamentali e da fiore, in un’epoca in cui l’Italia non era ancora un Paese unito.
La ricerca è sempre stata parte del metodo di lavoro della famiglia. Già nei primi anni del Novecento esisteva un laboratorio dedicato allo studio delle malattie delle piante, una scelta che anticipava di decenni l’approccio scientifico oggi diffuso nel settore vivaistico. È un dettaglio che racconta molto: la Sgaravatti non si è mai limitata alla coltivazione tradizionale, ma ha costruito nel tempo un metodo che unisce competenza botanica, progettazione paesaggistica e capacità imprenditoriale.
L’arrivo in Sardegna risale alla fine degli anni Cinquanta, in un momento in cui l’isola non era considerata una destinazione di rilievo. Le strade scarseggiavano, l’aeroporto non esisteva ancora, e si raggiungeva Cagliari per nave. In queste condizioni la Sgaravatti ha realizzato l’opera verde della Costa Smeralda, occupandosi della quasi totalità dei giardini privati e delle principali strutture alberghiere della zona. Un lavoro descritto da Rosy Sgaravatti come pionieristico, condotto in un territorio che pochi altri operatori avrebbero scelto in quegli anni.
Negli anni Settanta è cominciata la collaborazione per il parco di Villa Certosa, durata fino a oggi, per un totale di quasi cinquant’anni di lavoro condiviso con Silvio Berlusconi. Un parco arrivato a circa centocinquanta are di estensione, costruito progressivamente nel tempo. Rosy Sgaravatti descrive quella collaborazione come un’esperienza che le ha permesso di esprimersi su grande scala, lavorando con una persona esigente ma capace di dare valore al lavoro e alle persone coinvolte.
La proiezione internazionale dell’azienda si è costruita su progetti realizzati in contesti molto diversi tra loro: dalla Georgia all’Ucraina, da Antigua all’Azerbaijan, dove la Sgaravatti ha curato il giardino presidenziale a Baku. Oggi l’azienda è al lavoro su un nuovo progetto a Zanzibar, che richiama un intervento realizzato dalla stessa Rosy Sgaravatti quasi quarant’anni fa con un architetto milanese, in quello che lei stessa definisce un corso e ricorso della storia. Dietro a questi risultati c’è un team di progettisti, architetti, paesaggisti, ingegneri e agronomi qualificati, costruito nel tempo per affrontare la complessità tecnica di interventi su scala internazionale.
Sul piano personale, Rosy Sgaravatti guida l’azienda da quarant’anni e nel suo percorso ha ricevuto la nomina a Cavaliere del Lavoro, conferita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. È stata anche presidente di AIDDA, l’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, un impegno che descrive come un’esperienza significativa per il confronto con altre imprenditrici italiane. Sul tema delle donne nel mondo del lavoro, Rosy Sgaravatti sottolinea la necessità di costruire ambienti che permettano alle madri di continuare la propria attività professionale senza dover scegliere tra famiglia e carriera. Nella sede dell’azienda esiste oggi uno spazio dedicato ai bambini, pensato proprio per offrire questa possibilità ai collaboratori con figli piccoli.
Il metodo di lavoro che ha permesso alla Sgaravatti di mantenere relazioni con clienti per decenni si riassume in un concetto preciso: il ben fatto. Una pianta messa a dimora con cura, al posto giusto, è un investimento che si misura negli anni, non nei giorni. Rosy Sgaravatti racconta di clienti che, dopo vent’anni, le mandano fotografie di giardini realizzati nel tempo, cresciuti secondo il progetto originario. È questo tipo di continuità a costruire la fiducia che ha permesso all’azienda di lavorare per decenni con gli stessi clienti e di estendere la propria attività su scala internazionale.
L’azienda oggi conta circa centocinquanta collaboratori, molti dei quali figli di operai storici della Sgaravatti, cresciuti dentro l’attività di famiglia. Tra le persone con cui Rosy Sgaravatti collabora ci sono anche figure che lavorano con lei da quarant’anni, scelte per la loro capacità di portare il metodo dell’azienda anche nei contesti più complessi, dall’Ucraina ad altri progetti internazionali. Un tema che le sta particolarmente a cuore riguarda anche l’inserimento di persone più avanti con l’età, spesso sole o in difficoltà, che trovano nel contatto con il lavoro in giardino un’occasione di socialità e di benessere, oltre a un’attività concreta.
Sul fronte della formazione dei giovani, la Sgaravatti collabora con l’Università di Sassari e con l’Istituto Tecnico Agrario, nel tentativo di costruire un ricambio generazionale per un settore che fatica ad attrarre nuove leve, nonostante le opportunità che offre. Rosy Sgaravatti descrive il lavoro nel verde come un campo a metà tra scienza e creazione, dove la conoscenza botanica si combina con il senso estetico e progettuale.
Duecento anni di storia, attraversati da cambiamenti profondi nella società italiana, raccontano oggi una continuità che si fonda su un principio semplice: fare bene le cose, con cura, indipendentemente dalla scala del progetto. È lo stesso principio che ha portato la Sgaravatti dai vivai di Padova alla Costa Smeralda, da Villa Certosa a Zanzibar, mantenendo intatta nel tempo l’identità costruita da generazioni di una stessa famiglia.
