MYT – Master Your Talent: dieci startup under 25 e centomila euro di finanziamenti già ottenuti
Dieci progetti imprenditoriali presentati, due già finanziati per un valore complessivo di centomila euro. Sono i numeri che emergono dalla riunione con i partner di MYT — Master Your Talent — convocata per fare il punto sull’annata 2025-2026 del programma e per dare spazio, per la prima volta davanti a una platea strutturata, alle startup nate all’interno del percorso Myt Startup. Numeri che, nel contesto dell’imprenditoria giovanile italiana, meritano attenzione.
MYT è un programma dedicato allo sviluppo di competenze imprenditoriali tra gli under 25. Il percorso Myt Startup ne rappresenta la componente più concreta: un percorso di sviluppo di progetti reali, accompagnato da mentorship, strumenti operativi e una rete di partner che seguono l’evoluzione delle idee fino alla loro trasformazione in impresa. La riunione con i partner ha segnato un momento di bilancio e, insieme, di apertura verso la fase successiva.
La panoramica sull’annata 2025-2026 ha offerto ai presenti una lettura complessiva dell’andamento del progetto. In nove mesi di attività, il programma ha raggiunto oltre 1000 under 25, coinvolto 40 istituti superiori e stabilito collaborazioni con entrambi gli atenei sardi — l’Università di Cagliari e l’Università di Sassari. Sono cifre che raccontano un radicamento territoriale significativo: non un’iniziativa circoscritta a un singolo contesto urbano, ma un programma che ha scelto di lavorare in profondità sull’intero sistema educativo regionale, dalla scuola secondaria fino all’università. Un momento necessario in ogni programma che voglia costruire credibilità nel tempo, perché la rendicontazione verso i partner non è solo un obbligo formale — è il modo in cui un’iniziativa dimostra di essere gestita con rigore e trasparenza.
La parte centrale dell’incontro è stata la presentazione delle dieci startup. Ciascun gruppo ha portato davanti ai partner il proprio progetto, il modello di business sviluppato durante il percorso, le prospettive di sviluppo. È il momento più delicato di ogni programma di questo tipo: quello in cui le idee smettono di essere potenziale e cominciano a essere valutate per ciò che sono concretamente in grado di produrre. Per i ragazzi coinvolti — tutti under 25, molti probabilmente alla loro prima esperienza di pitching strutturato — si è trattato di un passaggio formativo che vale quanto le ore di formazione che lo hanno preceduto.
Due di queste startup hanno già ottenuto finanziamenti. Il dato — centomila euro complessivi — va letto con il giusto peso. In un ecosistema in cui la maggior parte dei progetti under 25 fatica a trovare risorse prima di aver costruito una trazione di mercato dimostrabile, raggiungere un risultato concreto ancora all’interno del percorso formativo è un segnale che merita di essere sottolineato. Significa che almeno una parte dei progetti ha convinto investitori o enti finanziatori della loro solidità, non soltanto della loro originalità.
Il modello che MYT sta costruendo intorno al percorso Myt Startup risponde a un problema strutturale dell’imprenditoria giovanile italiana. Il paese forma ogni anno migliaia di giovani con competenze tecniche e creative di valore, ma fatica a trasformare questa formazione in impresa. Le ragioni sono note: scarso accesso al capitale nelle fasi iniziali, reti di relazioni limitate, mancanza di esperienze pratiche di gestione d’impresa durante il percorso educativo. I programmi che riescono a lavorare su tutti e tre questi fattori contemporaneamente — accompagnando i giovani dalla fase di ideazione fino al primo contatto con potenziali finanziatori — sono ancora pochi, e i risultati si vedono.
La presenza dei partner alla riunione di bilancio non è un dettaglio organizzativo. In un programma come MYT, la rete dei partner svolge una funzione che va ben oltre il sostegno finanziario: porta competenze settoriali, apre porte, offre un punto di vista esterno sulla qualità dei progetti che i mentori interni non possono garantire da soli. Il fatto che questi soggetti siano stati convocati per ascoltare direttamente le presentazioni delle startup significa che il programma li tratta come interlocutori attivi del processo, non come sponsor da aggiornare a risultati raggiunti.
Guardare al dato delle dieci startup nate in un solo anno di percorso aiuta a dimensionare correttamente l’impatto di iniziative come questa. Non si tratta di volumi che modificano le statistiche nazionali sull’imprenditorialità giovanile — quelle si misurano su scale diverse. Si tratta, piuttosto, di dimostrare che esistono percorsi capaci di accompagnare i giovani dal progetto all’impresa con una percentuale di successo significativa. Se due startup su dieci hanno già ottenuto finanziamenti prima ancora di concludere formalmente il percorso, il tasso di conversione è un indicatore che difficilmente passa inosservato a chi, in questo settore, valuta la qualità dei programmi di accelerazione e incubazione.
L’annata 2025-2026 di MYT si chiude quindi con un bilancio che offre elementi concreti su cui costruire. I finanziamenti ottenuti dalle prime due startup sono un risultato, ma anche un punto di partenza: le risorse acquisite serviranno a sviluppare ulteriormente i progetti, ad assumere, a testare il mercato, a costruire la trazione che nelle fasi successive sarà necessaria per attrarre capitali più consistenti. Il percorso imprenditoriale comincia, non finisce, con il primo finanziamento.
Per i ragazzi che hanno attraversato Myt Startup in questo anno, la riunione con i partner ha rappresentato qualcosa di più di una presentazione pubblica. È stato il momento in cui un progetto nato in un contesto formativo si è misurato con la realtà di chi valuta le imprese per professione. Questa discontinuità — tra l’ambiente protetto del percorso e la valutazione esterna — è spesso il passaggio più difficile, e anche il più formativo. Averlo attraversato con risultati tangibili dice qualcosa sulla qualità di chi ha accompagnato il percorso e sulla serietà con cui i giovani imprenditori lo hanno affrontato. Mille ragazzi incontrati, quaranta scuole attraversate, due università coinvolte: la scala del lavoro svolto in nove mesi restituisce la misura di un programma che ha scelto di radicarsi nel territorio prima di chiedere al territorio di restituire risultati.
