L’America’s Cup a Cagliari: il Golfo degli Angeli al centro del mondo per quattro giorni di vela, storia e spettacolo
Gli hotel sono esauriti. I bed and breakfast occupati. Nei marina, accanto alle barche locali, cominciano ad apparire imbarcazioni da un’altra categoria. Il mondo della vela che conta sta arrivando a Cagliari, e con lui l’intero ecosistema di sponsor, team manager, velisti olimpici e dirigenti che orbita intorno alla competizione più antica e prestigiosa del settore. Dal 21 maggio il Golfo degli Angeli ospita la Regata preliminare della 38esima America’s Cup, con cinque squadre internazionali pronte a scendere in acqua su uno dei campi di regata più spettacolari al mondo.
Portare l’America’s Cup in Sardegna è il risultato di un lavoro istituzionale e sportivo che ha richiesto tempo, relazioni e una visione chiara del potenziale del territorio. L’assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu lo ha dichiarato nella conferenza stampa del 15 maggio, a fianco del sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Per la vela d’alto livello, Cagliari è già un porto di riferimento. Luna Rossa, il team italiano, ha qui la propria base di allenamento da tempo. Andrea Romani, team manager della squadra tricolore, ha usato parole precise: «il posto più bello al mondo per gareggiare». È una definizione che dice molto di quello che l’isola rappresenta per chi vive il mare ad alto livello.
In acqua, dal 22 al 24 maggio, si daranno battaglia cinque squadre di primo piano. Emirates Team New Zealand, detentori del titolo, la squadra britannica GB1, gli svizzeri di Tudor Alinghi, i francesi de La Roche Posay e Luna Rossa. Tre regate al giorno con partenza alle 15, su un campo la cui direzione sarà adattabile in funzione del vento. Nell’ultima giornata, la formula “One to One” definirà il vincitore della Regata preliminare. Le immagini del Golfo degli Angeli raggiungeranno televisioni e piattaforme di tutto il mondo.
La giornata inaugurale, il 21 maggio, è pensata come un atto di riconoscimento tra la città e l’evento che la ospita. Alle 17.30 la cerimonia prende avvio nella terrazza del Bastione di Saint Remy, alla presenza del ministro dello Sport Andrea Abodi e delle autorità regionali. Tra i presenti anche i rappresentanti di Napoli, sede delle regate dell’America’s Cup nel 2027, a ribadire il ruolo dell’Italia nell’architettura globale della competizione. Il programma musicale porta in scena l’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico di Cagliari, con il tenore Francesco Demuro. Più tardi, nel palco allestito nell’area portuale, Demuro tornerà per eseguire canti a chitarra del repertorio logudorese, accompagnato da Nino Manca e Gianuario Sannia. Dopo il concerto al Bastione, un corteo aperto dai Tamburini e trombettieri di Oristano raggiungerà il Race Village nel porto. Lo compongono i rappresentanti delle tradizioni popolari delle otto province sarde. L’arrivo segna il taglio del nastro e la presentazione ufficiale degli equipaggi.
L’America’s Cup porta con sé un universo parallelo che raramente emerge nella copertura mediatica di questi eventi. I CEO degli sponsor internazionali sono attesi a Cagliari, insieme a velisti che hanno conquistato ori olimpici e figure di primo piano dell’industria nautica mondiale. Il Christina O, uno degli yacht più lussuosi al mondo, già appartenuto all’armatore greco Aristotele Onassis, è la piattaforma galleggiante da cui il gotha della competizione osserverà le regate. È una dimensione dell’evento che parla direttamente all’economia dell’isola: presenze di alto profilo, capacità di spesa elevata, visibilità su media internazionali.
La portata economica di un appuntamento simile si misura in più modi. C’è l’impatto immediato dei sold-out delle strutture ricettive, la spesa dei team e dei loro ospiti, la visibilità generata dai contenuti che il Golfo degli Angeli produrrà per anni. C’è anche qualcosa di meno quantificabile ma altrettanto rilevante: la prova che il territorio è in grado di attrarre e gestire appuntamenti di questo livello. Ogni edizione dell’America’s Cup lascia traccia nelle città che l’ha ospitata. Cagliari, in questi giorni, sta costruendo la propria.
Per chi resta a terra, l’evento offre una rete di punti di osservazione costruita per rendere le regate accessibili a tutti. Dal Lazzaretto a Sant’Elia, dai punti alti della città ai maxi schermi dislocati nelle aree a ridosso della fan zone, il Golfo degli Angeli diventa uno schermo naturale a cielo aperto. Un servizio dedicato garantisce il trasporto e l’accesso alle persone a ridotta mobilità. Ogni sera il programma musicale alterna artisti del calibro di Piero Marras e Gavino Murgia, Moses Concas, la Royal Circus Light Orchestra, la Famiglia Tamuritta e Fantasia de Ballos. Aree food, shopping per il merchandising e spazi informativi sulla competizione completano la struttura dell’evento.
Dietro la macchina dell’America’s Cup, come hanno spiegato Mirko Babini, direttore in loco degli eventi, e Leslie Ryan, direttore generale, c’è uno sforzo organizzativo di proporzioni eccezionali. Coordinare cinque squadre internazionali, gestire le infrastrutture del Race Village, garantire la sicurezza in mare e l’accessibilità a terra: ogni aspetto è un progetto a sé. Allestire il programma culturale e ospitare autorità di Stato aggiunge livelli di complessità che richiedono mesi di preparazione. Il risultato dipende da un sistema di relazioni tra pubblico e privato che funzioni in modo preciso.
Quello che succederà a Cagliari nei prossimi giorni è qualcosa di più di una regata. È la dimostrazione che la Sardegna può ospitare eventi di scala mondiale, tenere il ritmo dei grandi appuntamenti internazionali dello sport e della cultura, e farlo con le risorse del proprio territorio: il mare, le tradizioni, la musica, i paesaggi. Andrea Romani e Luna Rossa hanno scelto di allenarsi qui per una ragione precisa. La stessa che ha portato la 38esima America’s Cup a scegliere il Golfo degli Angeli. La Sardegna, vista dal mare, è già altro.
