Imprese di montagna, il presidio silenzioso che tiene in vita l’economia dell’interno Sardegna
Ci sono territori in cui fare impresa significa prima di tutto scegliere di restare. Nelle aree montane della Sardegna questa scelta prende forma ogni giorno attraverso migliaia di attività che operano lontano dai grandi centri, dentro un contesto complesso fatto di distanze, infrastrutture limitate e dinamiche demografiche in contrazione. Eppure, in questi luoghi, esiste una rete produttiva che continua a generare valore, lavoro e presenza.
Il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna restituisce un quadro preciso: 3.600 piccole e medie imprese attive nei 34 comuni montani dell’isola, oltre 7.500 addetti e un fatturato complessivo che si avvicina ai 680 milioni di euro. Numeri che, letti nel loro insieme, descrivono un sistema economico spesso poco visibile, ma fondamentale per l’equilibrio territoriale. Non si tratta soltanto di attività produttive, ma di presidi che contribuiscono a mantenere vive comunità, relazioni e servizi.
La fotografia che emerge è quella di un’economia che resiste dentro una doppia pressione. Da un lato il progressivo calo della popolazione, dall’altro le difficoltà legate all’accessibilità e alle infrastrutture. Una combinazione che incide direttamente sulla capacità di crescita delle imprese e sulla loro competitività. Giuseppe Pireddu, presidente di Confartigianato Nuoro-Ogliastra, parla di una sfida che riguarda l’esistenza stessa di questi territori. La contrazione demografica e le barriere infrastrutturali, osserva, rischiano di portare a una desertificazione economica del cuore dell’isola.
In questo scenario, il ruolo delle imprese assume un valore che va oltre il dato economico. Le attività produttive diventano un elemento di stabilità, una presenza continua che contrasta il declino e mantiene attivo il tessuto sociale. È un lavoro quotidiano, spesso silenzioso, che si traduce in servizi, occupazione e continuità operativa anche in contesti difficili.
Entrando nel dettaglio, le Pmi non agricole di montagna rappresentano il 3% del totale regionale, una quota inferiore rispetto alla media nazionale che si attesta all’11,5%. Gli addetti sono 7.527, pari al 2,5% degli occupati non agricoli della Sardegna. Una componente rilevante è quella artigiana, con 1.564 imprese e 2.705 addetti, distribuite soprattutto nel Nuorese, dove si concentrano 2.480 attività, seguite dal Sassarese-Gallurese con 915 e dal Sud Sardegna con 224.
Il fatturato complessivo raggiunge i 679 milioni di euro, mentre il valore aggiunto si ferma a 203 milioni, pari all’1,6% del totale regionale. Si tratta di numeri che raccontano una dimensione economica significativa, pur all’interno di un contesto che presenta limiti strutturali evidenti. La distribuzione settoriale evidenzia una presenza diffusa: il 6,6% delle imprese manifatturiere sarde opera in montagna, il 10,7% nell’edilizia e il 26,6% nei servizi, mentre la restante parte si articola in altre attività.
Uno degli elementi che più incidono sulla quotidianità delle imprese riguarda l’accessibilità. I tempi di percorrenza per raggiungere infrastrutture fondamentali risultano sensibilmente più elevati rispetto ai territori non montani. Servono in media 44 minuti per arrivare a una infrastruttura di trasporto primaria, contro i 19 minuti degli altri comuni. Per raggiungere un porto si impiegano 66 minuti, per un aeroporto 78, per una stazione ferroviaria 51 e per una superstrada 32. Dati che rendono evidente la distanza non solo geografica, ma anche operativa rispetto ai principali nodi logistici.
Queste condizioni incidono sulla capacità delle imprese di essere competitive e di integrarsi in modo efficiente nelle filiere produttive. Allo stesso tempo, rappresentano un limite nell’attrazione di nuovi investimenti e nella possibilità di sviluppare economie di scala. Il tema infrastrutturale diventa quindi centrale in qualsiasi riflessione sul futuro delle aree interne.
Anche il valore aggiunto per addetto evidenzia un divario significativo. In Sardegna, nelle aree montane, si attesta a 27.306 euro, con una differenza negativa del 23,7% rispetto agli occupati non montani. Il confronto con altre realtà italiane accentua ulteriormente il gap: il Trentino supera i 63 mila euro per addetto, mentre la media nazionale si colloca intorno ai 49.131 euro. Una distanza che riflette sia le condizioni operative sia la struttura dei settori presenti.
Il turismo, spesso indicato come leva di sviluppo, mostra una dinamica analoga. Il tasso di turisticità nelle aree montane sarde è dell’1,1%, contro una media nazionale del 17%. Un dato che evidenzia una capacità ancora limitata di attrarre flussi e di trasformare il potenziale del territorio in valore economico diffuso.
A queste criticità si aggiunge il tema del rischio idrogeologico. Il 61% delle imprese montane si trova in aree esposte a rischio frane, una percentuale che nel Nuorese raggiunge il 76,7%, ben al di sopra della media nazionale del 26,4%. Più contenuto il rischio alluvione, che si attesta all’1,3% rispetto al 5,1% nazionale. Anche questo elemento incide sulla pianificazione e sulla sostenibilità delle attività nel lungo periodo.
Nonostante il quadro complesso, il sistema imprenditoriale delle aree montane continua a esprimere una capacità di adattamento significativa. Molte realtà scelgono di investire, di mantenere attive le proprie attività e di costruire prospettive di sviluppo all’interno del territorio. Pietro Mazzette, segretario di Confartigianato Nuoro-Ogliastra, sottolinea come questi dati dimostrino la possibilità concreta di fare impresa anche in condizioni sfavorevoli.
Il tema centrale diventa quindi quello delle politiche di sviluppo. Secondo Confartigianato Imprese Sardegna, è necessario costruire una strategia mirata per le aree interne, capace di mettere le imprese al centro. Un percorso che dovrebbe prevedere investimenti infrastrutturali, attenzione alle specificità locali e una programmazione di lungo periodo.
La prospettiva riguarda il rafforzamento di un sistema che già oggi rappresenta un elemento fondamentale per l’equilibrio dell’isola. Le imprese di montagna svolgono una funzione che va oltre la produzione di reddito: mantengono vivi i territori, creano occupazione, alimentano relazioni e garantiscono una presenza costante in contesti che rischiano di svuotarsi.
Guardare a questi numeri significa riconoscere il valore di un tessuto imprenditoriale che opera lontano dai riflettori, ma che contribuisce in modo concreto alla tenuta economica e sociale della Sardegna. Il futuro delle aree interne passa anche da qui, dalla capacità di sostenere e valorizzare chi ha scelto di costruire il proprio lavoro dove restare è una decisione che richiede consapevolezza e visione.
