Deledda, Domus de Janas e intelligenza artificiale in lingua sarda: la Sardegna conquista il Salone del Libro di Torino
Sulle prime note delle launeddas, domenica mattina, lo Spazio Sardegna si è riempito di silenzio. Dante Tangianu ha portato lo strumento al centro della scena, raccontando come quelle canne riproducano qualcosa di più vicino al respiro umano che alla semplice musica, come strumento e vita si fondano in una tradizione ancora capace di parlare al presente. Era un’apertura che anticipava il tono dell’intera giornata: ore di programma al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 capaci di intrecciare archeologia millenaria, letteratura di inizio Novecento, memoria intellettuale, lingua sarda contemporanea e riflessioni sull’era quantistica.
La giornata di domenica 17 maggio – quarta e penultima del programma sardo a Torino – si è chiusa come un’unica narrazione, coerente e densa. Si è svolta all’interno di un’edizione del Salone che ha scelto come orizzonte simbolico Il mondo salvato dai ragazzini: un invito a riconoscere nelle nuove generazioni un luogo di immaginazione, responsabilità e possibilità. Lo Spazio Sardegna nasce dalla collaborazione tra la Regione Sardegna e l’Associazione Editori Sardi, guidata da Simonetta Castia. Per tutta la settimana ha ospitato un flusso costante di lettori, studenti, operatori culturali e visitatori, attratti da una proposta editoriale costruita intorno a due fuochi principali: il centenario del Nobel a Grazia Deledda e il riconoscimento Unesco delle Domus de Janas come Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Deledda è, per definizione, già nota. Ciò che ha colpito il pubblico dello Spazio Sardegna è stata la Deledda inedita, quella della formazione, che Giancarlo Porcu ha portato in primo piano con Mauro Cossu: racconti giovanili, versi, tradizioni popolari e recensioni scritte per la rivista torinese Silvio Pellico, un corpo di testi che rivela una giovane donna ancora in costruzione ma già dotata di intuizioni luminose. Dal ritratto della scrittrice in formazione il dialogo si è allargato a un confronto corale. Annamaria Baldussi, Simonetta Castia e Vanna Fois hanno intrecciato letture critiche e prospettive storiche, interrogando il modo in cui oggi si continua a leggere e interpretare la sua opera. Il filo conduttore ha tenuto insieme un’opera monumentale e una figura umana ancora capace di generare sorpresa.
Prima di arrivare al pomeriggio, la giornata aveva già ospitato il ricordo di Nereide Rudas: Gavino Maieli ed Enrico Fanni ne hanno evocato il profilo umano e intellettuale, riportando alla luce il segno lasciato dalla studiosa nella cultura sarda. Un momento di intensa partecipazione, che ha restituito al pubblico la misura di come la memoria intellettuale si intrecci con l’identità collettiva.
Nel pomeriggio lo sguardo si è spostato sulla lunga durata. Simonetta Castia, Lavinia Foddai e Alberto Moravetti hanno intrecciato archeologia e immaginario popolare attorno alle Domus de Janas, restituendo a quei luoghi preistorici il valore di soglia tra storia e mito. Fu uno dei momenti di maggiore densità dell’intera giornata. Poco dopo, Tommaso Gamboni e Alberto Mureddu hanno raccontato Guglielmo Marconi e le prime esperienze di telegrafia senza fili nell’arcipelago di La Maddalena. Era il 1901, e la Sardegna ospitava già una delle prime stazioni radiotelegrafiche al mondo. È un racconto che mostra come l’isola sia stata, già più di un secolo fa, un punto d’avanguardia nella costruzione del mondo interconnesso.
Tra i momenti che hanno raccolto il pubblico più numeroso c’è stato l’incontro su S’intelligèntzia de Elias, il thriller politico in lingua sarda di Giuseppe Corongiu, discusso con Teresa Geninatti e William Cisilino. Un futuro distopico segnato da corruzione e intelligenza artificiale, scritto in una lingua che porta in sé millenni di storia. È un cortocircuito culturale che dice molto della vitalità del progetto editoriale sardo. Sulla stessa frequenza si è mosso il dialogo tra Gabriele Pao Pei Andreoli e Alberto Contu sul potere tecnologico e le regole sovranazionali nell’era quantistica, aprendo un dibattito su pace, diritti e infrastrutture digitali che ha collocato la proposta sarda dentro le grandi questioni del tempo.
Tra un incontro e l’altro, la giornata ha trovato il tempo per il ricordo di Manlio Brigaglia attraverso le sue Memorie sassaresi, con Mauro Cossu e Simonetta Castia che hanno restituito la ricchezza civile di un racconto urbano ancora capace di parlare al presente. La chiusura è arrivata con Cesare Carta e La verità dell’anima, un giallo ambientato tra le strade di Sassari, accompagnato da Irene Rais e Francesco Scalfari. Era il modo in cui lo Spazio Sardegna ha scelto di congedarsi da quella domenica: con una storia ambientata nella quotidianità di una città sarda, capace di tenere insieme genere letterario, identità locale e lettori nazionali.
Le giornate del venerdì e del sabato avevano già dato il segno dell’ampiezza della presenza sarda. Due film dedicati a Grazia Deledda – Grazia di Paola Columba e L’amore e la Gloria. La giovane Deledda di Maria Grazia Perria – erano stati proiettati con la partecipazione della direttrice della Società Umanitaria di Alghero, Alessandra Sento. Il pubblico ha riconosciuto in entrambi la capacità di restituire una Deledda viva: una bambina e una giovane donna che seppe scegliere di essere diversa, costruendo con piena consapevolezza il percorso che avrebbe portato all’unico Nobel letterario conquistato da una donna italiana.
Quello che emerge da questa settimana torinese è difficile da riassumere in una sola categoria. Lo Spazio Sardegna ha funzionato come un sistema editoriale in esibizione, capace di produrre contenuti di qualità su scale temporali vastissime: dall’età del rame delle Domus de Janas all’intelligenza artificiale, dall’identità linguistica sarda al futuro quantistico. L’Associazione Editori Sardi, presente anche con il proprio spazio dedicato grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna, ha portato a Torino una comunità editoriale che va oltre la sola produzione di libri e costruisce un discorso pubblico sull’Isola. La presenza al Salone supera la dimensione di un appuntamento culturale annuale. È un progetto di posizionamento, attraverso cui la Sardegna continua a definirsi davanti a lettori, editori e operatori culturali di tutta Italia e d’Europa.
