Connessioni Future 2026 si chiude a Sassari: 1.400 visitatori, 30 startup, 16 investitori e un ecosistema dell’innovazione che guarda alla Sardegna con occhi nuovi
Otto startup sul palco del Padiglione Tavolara di Sassari, sedici investitori in sala, ventiquattro pitch per raccontare tecnologie che non esistevano tre anni fa. Il Demo Day del terzo batch di Frontech ha chiuso la quarta edizione di Connessioni Future l’8 ottobre, completando tre giornate che hanno messo insieme 1.400 visitatori, sei masterclass sull’intelligenza artificiale, oltre 200 studenti di otto scuole e il TEDx Sassari, ospitato per la prima volta all’interno degli spazi dell’iniziativa.
Connessioni Future è promossa dalla Fondazione di Sardegna e attuata da INNOIS. Il Presidente Giacomo Spissu ha tracciato il bilancio dell’edizione con una formula che dice qualcosa sulla missione del progetto: «Abbiamo voluto mostrare che la Sardegna può stare dentro il futuro, valorizzare energie e competenze innovative e far crescere attività nuove, senza perdere il legame con le persone e con le comunità. La Fondazione non può risolvere da sola i problemi del territorio, ma può svolgere un ruolo di aggregatore e connettore, mettendo insieme intelligenze, imprese, attività culturali e sociali».
La terza giornata ha iniziato con sei masterclass sull’intelligenza artificiale rivolte a imprese e professionisti. I temi coperti hanno attraversato l’intero spettro applicativo: impatto dell’AI sul lavoro, AI Act e aspetti normativi, evoluzione dei sistemi agentici, prototipazione con AI generativa, sicurezza di modelli e chatbot, rapporto tra persone, tecnologia e processi. A condurle: Benedetta Mariani di The Net Value, Enrica Priolo, Francesco Cabras di Radix, Antonio Solinas di Abinsula, Mauro Medda e Mauro Dore di HikmaAI, Rossella Racugno di Apply. Sei voci diverse, un unico obiettivo: portare nella stessa sala imprenditori e professionisti che usano questi strumenti tutti i giorni, e aiutarli a capire cosa sta cambiando e cosa cambierà.
Il confronto principale della giornata ha messo di fronte Carlo Mannoni, Direttore Generale della Fondazione di Sardegna, e Mauro Maschio, Direttore Generale del Banco di Sardegna. Due istituzioni centrali nel sistema finanziario regionale, due letture convergenti su cosa serva alla Sardegna per costruire un ecosistema dell’innovazione che duri.
Mannoni ha citato Frontech come prova che intercettare i cambiamenti tecnologici prima che diventino centrali produce risultati: «Frontech ci ha permesso di entrare nel momento giusto dentro alcuni dei grandi cambiamenti tecnologici che oggi stanno diventando centrali. Ora dobbiamo continuare a guardare avanti, individuando nuovi ambiti su cui lavorare e rafforzando le collaborazioni con soggetti altamente qualificati. L’innovazione in Sardegna non dipende da un singolo progetto, ma dalla capacità di costruire un ecosistema nel quale competenze, capitale e ricerca possano incontrarsi».
Maschio ha allargato la prospettiva al sistema economico regionale nel suo complesso: «Se vogliamo guardare al futuro dobbiamo avere la capacità di aiutare realtà che ancora non esistono a nascere e poi a svilupparsi. La nostra economia ha settori con una storia importante, ma da soli non bastano più. Occorre allargare lo spettro, cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e individuare progetti che abbiano un mercato, rispondano a bisogni reali e producano valore anche in termini di qualità della vita, ambiente e impatto sociale».
Uno dei momenti più densi della serata è stato dedicato all’Einstein Telescope. Domenico D’Urso, Coordinatore scientifico di ET Italia, ha illustrato le caratteristiche del progetto e le ragioni scientifiche della candidatura sarda, concentrandosi poi sulle ricadute territoriali. «La Sardegna ha caratteristiche scientifiche e tecniche che la rendono un sito particolarmente adatto, ma la candidatura non riguarda soltanto la ricerca. Un progetto di questa dimensione può diventare un fattore di attrazione per competenze, idee e tecnologie in ambiti che vanno dalla meccanica di precisione all’ottica, dall’intelligenza artificiale all’ingegneria. L’impatto locale dipenderà dalla capacità del territorio di cogliere queste opportunità, investendo fin da ora nella formazione, nei servizi, nelle infrastrutture e nel coinvolgimento delle imprese».
Marco Noseda, Chief Impact Officer di Factory Plus, ha portato in sala una distinzione utile: «Ci sono un’innovazione di frontiera, che sposta sempre più avanti i confini della tecnologia, e un’innovazione che nasce dai bisogni. Non sono due percorsi contrapposti, ma devono lavorare insieme. Per noi innovazione responsabile significa partire dall’ascolto dei territori, mettere intorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese, startup e comunità e costruire progetti capaci di produrre effetti misurabili. Prima ancora della soluzione bisogna capire quale beneficio può generare per le persone».
Stefano Molino, Senior Partner e responsabile del Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital SGR, ha quantificato il percorso di Frontech: in tre anni l’acceleratore ha accompagnato 24 startup e investito 3 milioni di euro, contribuendo ad attrarre ulteriori capitali esterni. «Il capitale è fondamentale, ma da solo non basta. Servono ecosistemi, connessioni e infrastrutture capaci di accompagnare le startup dal momento in cui nasce un’idea fino all’ingresso sul mercato e alle successive fasi di crescita».
Il panel internazionale che ha chiuso la giornata ha portato in sala tre voci del venture capital europeo. Stephan Rauscher di Earlybird ha indicato la ricerca come punto di forza europeo da valorizzare meglio. Sergio Borasino di Gentech Fund ha detto cosa cerca in un progetto: «Imprese che partano da un problema reale, abbiano una proposta chiara e una strategia credibile per arrivare al mercato». Gianluca Vitale di PeakBridge ha ricordato che per una startup una relazione industriale conta quanto il capitale: apre mercati, costruisce credibilità, porta competenze.
Tre giorni, quattro edizioni. Connessioni Future sta costruendo a Sassari qualcosa che raramente si trova fuori dalle grandi città italiane: un luogo dove startup, investitori, ricercatori, istituzioni e imprese parlano la stessa lingua e si siedono intorno allo stesso tavolo. Il prossimo appuntamento è già atteso.
