Andrea Condello, da bambino timido con la bicicletta aggiustata a costruttore di OSM: la storia di chi ha trasformato le mancanze in metodo al Podcast Management Tips
A nove anni, Andrea Condello voleva una bicicletta nuova. I genitori, artigiani calzolai, non avevano i soldi per comprarla. In cantina c’era una Graziella, vecchia e inutilizzabile per un bambino che non voleva essere preso in giro dagli amici. Anziché rinunciare, Condello ha pensato a come risolverlo: ha imparato ad aggiustare le biciclette dei compagni, si è fatto pagare, e con quei soldi ha comprato la sua prima bici nuova. La foto di quel bambino con la bicicletta è ancora incorniciata. Non come nostalgia, ma come promemoria di un meccanismo che ha funzionato per tutta la vita.
«La mia più grande fortuna è essere nato povero», ha detto Condello durante la sua ospitata al podcast Management Tips, condotto da Andrea Podda e Giada Melis. Lo ha detto con la stessa lucidità di chi ha costruito, insieme a Paolo Ruggeri, Open Source Management: una rete di oltre cento filiali in franchising solo in Italia, proiettata verso gli ottanta milioni di fatturato. Non c’è traccia di retorica in quella frase. È l’osservazione di un uomo che, guardandosi indietro dopo decenni di lavoro, ha capito che le mancanze erano il carburante. Quando non hai qualcosa e la vuoi davvero, trovi una strada inusuale per ottenerla. L’officina improvvisata di biciclette a nove anni era già un’azienda, anche se allora non lo sapeva.
Condello è cresciuto timido e con forti sensi di inferiorità. Era stato bullizzato per la bassa statura. Dentro di lui, però, maturava un pensiero: un giorno cambierò, un giorno riuscirò a essere me stesso, un giorno farò qualcosa di grande. La timidezza non era uno stato definitivo, era un problema da risolvere. E affrontarla è diventato il primo progetto imprenditoriale della sua vita, prima ancora di qualsiasi azienda.
Il meccanismo che descrive è preciso: quando dentro di te matura l’idea che vuoi davvero qualcosa, trovi un modo per averla. Le idee buone non arrivano prima della motivazione. Arrivano dopo, come conseguenza. «Noi tutti andiamo verso quello che ci manca. Se non ci manca nulla, andremo verso il nulla». È da questa frase, nata scrivendo il suo libro sulla libertà, che si capisce molto di come Condello pensa all’impresa, alla crescita e anche alla famiglia. Ha due figli ai quali ha detto esplicitamente che non lascerà un patrimonio fisico. Lascerà un modo di pensare: come affrontare i problemi, come costruire qualcosa di proprio, come non dipendere da ciò che altri hanno preparato prima.
La scelta di fare un passo indietro da OSM circa sei anni fa, cedendo i ruoli operativi e iniziando a trasferire le quote societarie a chi porterà avanti il progetto, è la stessa logica applicata in scala più grande. «L’azienda che ho contribuito a costruire deve andare avanti anche senza di me. Questo mi ha dato la vera libertà». Libertà che, nella sua definizione, è molto più articolata del semplice smettere di lavorare. Comprende il non dover dipendere dal giudizio degli altri, la libertà finanziaria costruita nel tempo, e la possibilità di fare quello che si desidera quando lo si desidera.
La storia di OSM ha attraversato momenti di crisi e momenti di espansione. Una grande difficoltà, anni fa, aveva origine in una delega mal gestita e in una fiducia mal riposta. Condello ne ha parlato a Management Tips come di una lezione necessaria: «L’errore deve sempre avere una parte formativa, altrimenti ha solo un costo». Da quella caduta è nata la disciplina di scrivere le policy, i valori, i manuali di come si fanno le cose. Non per cristallizzare il passato, ma per avere regole che tengano dritta l’azienda anche quando chi l’ha fondata non sarà più nell’organigramma operativo.
Il franchising è stato il sistema scelto per espandere OSM quando tutti gli esperti dicevano che nel mondo della consulenza non avrebbe funzionato. «Siamo usciti dall’incontro con il massimo esperto italiano abbacchiati, e poi ci siamo guardati e abbiamo detto: lo facciamo uguale». Il modello ha funzionato. Cento filiali lo dimostrano. La ragione profonda del suo successo, secondo Condello, non è tecnica: è che il franchising dà a chi lo gestisce la responsabilità piena di un imprenditore. E quella responsabilità genera un livello di energia e di impegno che l’espansione diretta raramente produce.
C’è un libro recente che occupa un posto diverso dagli altri nella produzione di Condello. Si intitola L’Acrobata dell’Impossibile ed è dedicato a Riccardo Iovino, suo amico fraterno dai tempi in cui avevano entrambi diciotto anni. Riccardo Iovino ha costruito Acrobatica, azienda quotata in borsa con oltre tremila dipendenti, partita da un garage. È morto a cinquantotto anni, travolto da un’onda in mare. Tutto il ricavato del libro va all’associazione SEA, fondata da Iovino e dalla sua compagna Anna Marras per portare supereroi in corda sulle facciate degli ospedali, a donare sorrisi ai bambini dei reparti oncologici infantili.
La grande lezione che Condello trae da quella storia non riguarda i risultati raggiunti da Iovino, che erano straordinari. Riguarda quello che non è riuscito a fare: darsi un termine, uscire dal progetto in tempo per vivere le cose che continuava a rimandare. Il giro del mondo in barca restava sempre «un giorno lo farò». «Noi costruiamo qualcosa e poi rischiamo di diventarne prigionieri», ha detto Condello durante la puntata. La chiama la malattia del sognatore: chi ha la capacità di proiettarsi verso ciò che non esiste ancora deve anche sapere quando fermarsi, quando cedere la creatura a chi la porterà avanti, quando dichiarare finito quel capitolo.
Nel chiudere la conversazione con Podda e Melis, Condello ha lasciato una riflessione su cui vale la pena tornare: «Il declino inizia nel momento in cui un’azienda e le sue persone smettono di avere un’attenzione maniacale per i propri clienti». È l’osservazione di chi ha visto molte volte aziende che smettono di chiedersi se il cliente ha davvero ottenuto quello che cercava. Quella distrazione è il primo sintomo del declino, molto prima che i numeri comincino a dirlo.
Un bambino con una bicicletta nuova comprata con i propri soldi, a nove anni. È da lì che comincia tutto. E la foto è ancora lì, incorniciata.
