Le fragole resistono nove giorni: Alkelux, la startup sassarese che raccoglie 970mila euro con un additivo antimicrobico ricavato dagli scarti della liquirizia
Una fragola in una confezione tradizionale, dopo tre giorni, mostra già le prime muffe. La stessa fragola, conservata in una plastica trattata con la polvere sviluppata da Alkelux, arriva intatta al nono giorno. Sei giorni in più. Un margine che ha convinto investitori da Sassari a Cuneo, passando per CDP Venture Capital. La posta in gioco: quasi un milione di euro su quattro ricercatori sardi e un’idea nata dagli scarti della liquirizia.
Il nucleo tecnologico di Alkelux è tanto semplice da raccontare quanto complesso da replicare. La startup, fondata nel 2024 a Sassari, ha sviluppato un additivo antimicrobico naturale ottenuto dalla peluria delle radici di liquirizia. Si tratta di quei filamenti sottilissimi che normalmente finiscono negli scarti della lavorazione. Al centro della tecnologia ci sono i nano-polymer dots, nanoparticelle a base carboniosa con proprietà antimicrobiche. Il risultato è una polvere finissima, invisibile e inodore, che applicata alle plastiche alimentari rallenta il deterioramento dei cibi conservati. Un grammo di questa polvere è sufficiente per trattare un chilo di plastica.
A guidare Alkelux è Matteo Poddighe, chimico e dottore di ricerca dell’Università di Sassari, affiancato da Davide Sanna, Emina Bilanovic e Carlo Usai. È un team costruito attorno alla competenza scientifica, con radici accademiche precise e una visione industriale che si è formata nel corso della ricerca universitaria. La traiettoria è quella tipica delle deep tech nate in ambito accademico: anni di laboratorio, un’idea che si trasforma in tecnologia brevettabile, poi il salto verso il mercato.
Il round seed da 970mila euro si articola in circa 800mila euro di nuova liquidità e 170mila euro di conversione di precedenti strumenti SAFE. All’operazione ha partecipato il Foodtech accelerator, veicolo costituito da CDP Venture Capital SGR e Eatable Adventures. Il contributo è un follow-on da 350mila euro nell’ambito del secondo batch di FoodSeed, portando il loro investimento complessivo a 520mila euro. Banco di Sardegna è entrato direttamente in equity attraverso il proprio Fondo spoke4Fin. La Gemma Venture, acceleratore e fondo di investimento di Cuneo, ha completato il quadro degli investitori.
Con il capitale in cassa, la priorità immediata è costruire il primo impianto produttivo. La sede individuata è Sassari, nell’area industriale di Predda Niedda, con l’obiettivo di essere operativi entro ottobre. Il salto produttivo è significativo: dagli attuali dieci chili annui a una capacità di 4,5 tonnellate. Entro la fine dell’anno, Alkelux punta alla commercializzazione del prodotto e all’allargamento del team, con un’attenzione esplicita al rientro di chi ha studiato in Sardegna.
La dimensione commerciale del prodotto è ancora tutta da costruire, ma il potenziale di mercato ha contorni chiari. Le industrie alimentari e del packaging cercano da anni alternative naturali agli additivi antimicrobici di sintesi. Alkelux risponde con una soluzione che nasce dagli scarti, ha una filiera identificabile e produce effetti misurabili. La commercializzazione prevista entro la fine del 2025 sarà il primo banco di prova per capire se la tecnologia tiene anche alla scala industriale.
Il piano di espansione ha già un secondo capitolo. Una volta consolidato il sito di Sassari, l’obiettivo è aprire un impianto in Calabria, dove si concentra il cuore della filiera della liquirizia italiana. È una scelta logistica e di filiera: essere presenti dove la materia prima viene lavorata riduce i costi di trasporto degli scarti e permette di costruire un rapporto diretto con i produttori. L’orizzonte per raggiungere una produzione su scala globale è fissato all’inizio del 2028.
A poco più di un anno dalla fondazione, Poddighe descrive il percorso con la concretezza di chi non si aspettava di bruciare le tappe così in fretta: «Non mi aspettavo di arrivare a questo punto in neanche 24 mesi». Sul prossimo capitolo, la visione è formulata con precisione: «La nostra ambizione è costruire un’infrastruttura che inizi in Sardegna, valorizzi gli scarti della Calabria e generi posti di lavoro qualificati per chi ha studiato in queste regioni e oggi molto spesso è costretto ad andarsene». È un obiettivo che carica il progetto di una dimensione ulteriore. Alkelux punta a fare della propria crescita industriale un argomento concreto per chi, dopo la laurea, deve scegliere se restare.
Una startup nata nel 2024, con una materia prima considerata scarto, che raccoglie quasi un milione di euro in meno di due anni. Il primo impianto industriale verrà costruito nella stessa città in cui è nata. È un percorso che dice qualcosa di preciso sullo stato dell’innovazione nel Sud Italia. La polvere di liquirizia finissima e invisibile che rallenta il deterioramento delle fragole potrebbe rivelarsi una delle scommesse industriali più interessanti del foodtech italiano. Il tempo di verifica è già cominciato.
